Il 2 maggio del 1956 usciva in tutti i cinema italiani un piccolo e grande capolavoro del Principe della Risata

Prima di rispondere come un qualsiasi campione in carica di una qualsiasi puntata di ‘Lascia o Raddoppia?’ alla domanda posta dall’allora conduttore Mike Bongiorno e, oltretutto, dopo la breve e doverosa introduzione della prima parte di questo speciale, possiamo, finalmente, entrare nel merito della pellicola. Possiamo, finalmente, entrare, in tutto e per tutto, nell’universo di Totò, con la promessa che, durante l’analisi ed il racconto dell’iconico film uscito ormai 70 lunghi anni fa, l’esplicazione delle regole, applicate nelle puntate successive, del leggendario programma non saranno tralasciate.

Dunque, giunti a questo punto come si fa a parlare di un film di Totò? Di sicuro, da parte nostra, l’analisi che verrà sviluppata da questa seconda parte di speciale sarà, come logico che sia, meramente celebrativa. D’altronde, a distanza di ben sette decenni apparirebbe più che da mero pleonasmo, semmai da meri ipocriti e presuntuosi criticare un’opera cinematografica che ha fatto la storia del cinema italiano e per un semplice motivo che tra non molto scoprirete.

Diretto da Camillo Mastrocinque ed una sceneggiatura, scritta di sicuro al momento medesimo di girare le scene, da Vittorio Metz e Marcello Marchesi, i quali i due hanno persino curato lo sviluppo del soggetto, l’omonimo film potrebbe essere visto, semmai anche definito, come una sorta di fiaba non proprio diretta, ma volta, di sicuro, ad instillare più di una semplice speranza.

È inutile ricordare che il protagonista principale è lo stesso Principe della Risata, nonché anche il game show dell’epoca, che, in apertura di titoli di testa si legge questa scritta inequivocabile: Mike Bongiorno presenta Totò. Una scelta molto semplice ed audace, mettendo non in secondo piano neanche il popolare conduttore, ma elevandolo, quasi, sullo stesso piano di un co-protagonista.

Ma se lo stesso conduttore televisivo appare sul grande schermo, per ovvie ragioni, con il proprio nome, il leggendario Totò interpreta il ruolo di un nobile decaduto da tempo, conosciuto con il nome, per esteso, di Duca Gagliardo della Forcoletta dei Prati di Castel Rotondo.

Quest’ultimo, da tempo, vive in un albergo e cerca di sbarcare il lunario, diciamo così, frequentando l’ippodromo della città passando informazioni su presunti cavalli vincenti a scommettitori inesperti. Tra la sua cerchia di clienti c’è persino il notaio Baracca, il quale, proprio quest’ultimo gli rivela che il Duca, a sua insaputa, che è padre di una ragazza di nome Elsa.

La stessa Elsa lavora in un bar; locale che non naviga in buoni affari, tant’è che il legittimo proprietario ha persino deciso di venderlo. Il fidanzato di Elsa, Bruno e nonché dipendente dello stesso bar, una sera decide di tentare la fortuna proprio nel popolare programma di Mike Bongiorno. Purtroppo, però, quando lo stesso ragazzo sembra avercela fatta, cade sulla domanda da ben 640.000 mila lire tutto sembra essere perduto.

A quel punto chi entra in scena? Avete capito bene: proprio lui, proprio il Duca Gagliardo Della Forcoletta, il quale senza mai svelare la sua identità all’ignara figlia si presenta qualche settimana più tardi davanti alle telecamere di Lascia o Raddoppia, facendosi bombardare di domande da Mike Bongiorno, con lo scopo non di fare colpo su di lei; semmai di ottenere quella giusta vincita per salvare il bar ed il lavoro alla stessa figlia.

Chiaro che chi non ha mai visto questa pellicola è naturale si pone il classico quesito composto da queste parole, anzi semmai basta una sola parola: vincerà? La tentazione è quella di spoilerare, ma nonostante ‘Totò Lascia O Raddoppia?’ è comunque un classico del nostro cinema, non possiamo svelare tutto il resto del film, scena per scena e battuta per battuta. Possiamo solamente precisare che nei confronti dello stesso Duca gli si pareranno davanti degli ostacoli abbastanza particolari.

Oltre a Totò e a Mike Bongiorno, il cast comprendeva anche Dorian Gray, Valeria Moriconi, Gabriele Tinti e Rosanna Schiaffino, Edy Campagnoli, Luigi Pavese, Elio Pandolfi e tanti altri. Menzione speciale andrebbe fatta per un attore, ovviamente presente nel film, il quale interpretava il ruolo del maggiordomo dello stesso Duca; stiamo parlando di Carlo Croccolo che, qualche anno più tardi, quando ormai Totò andrà incontro a seri problemi di salute, quest’ultimo gli presterà la voce in fase di doppiaggio.

Appare persino superfluo ricordare che la storia scivola via senza intoppi e senza alcun buco di trama. Una trama, appunto, imbastita e condita con battute semplice, avulsa da ogni tipo di volgarità e con la capacità di tenere incollati chiunque per ben un’ora e mezza. il film godibile non solo per tutta la famiglia, un film aperto a tutti. In fondo era proprio questa l’essenza medesima del grande Principe della Risata.

Un’opera cinematografica e soprattutto un cinema italiano, seppur di genere commedia o comico, come meglio preferite, capace di intercettare e di rappresentare al meglio la società italiana; leggendola, nel vero senso del termine, oltre la superficie, andando in profondità per poi mostrarla e raccontarla nel modo giusto; nel modo più trasparente possibile.

Ciò era il cinema italiano e ciò era anche il cinema o quantomeno il modo intenderlo anche da parte del Principe della Risata. Non a caso, Totò ha sempre sostenuto che mediante la risata, mediante le battute si riesce sempre a far, non solo a divertire, ma anche a far riflettere. Quindi a questo punto dovremmo entrare in una fase più riflessiva? In un apparente momento di serietà. Oh Perbacco, direbbe lo stesso Totò: sarebbe quasi un sacrilegio.

In fondo quasi ci viene in mente lui la tristezza passa via in modo naturale, per non dire che scompare come per magia. Eppure, anche in questo film, ma come qualsiasi altra opera cinematografica che si rispetti, sussiste sempre una morale o quantomeno un punto in cui l’attore, il regista e magari anche lo stesso sceneggiatore hanno deciso di far riflettere lo spettatore.

La sensazione che abbiamo avuto noi, cari lettori, è che la riflessione non appare direttamente in una scena ben precisa, semmai possiede il suo momento di esplosione, ma nei fatti è tutta la storia, tra battute e risate, e, se vogliamo dirla, tutta da un momento molto preciso…

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