La prospettiva creativa artistica che noi scegliamo di definire di ‘Linearismo Sintetico’ può essere considerata un indirizzo figurativo che si sviluppa trasversalmente nel corso del secolo del ‘900, caratterizzandosi come una ‘sensibilità stilistica’, piuttosto che come una vera e propria ‘coscienza stilistica’.
Ciò vuol dire che noi possiamo parlare di ‘Linearismo Sintetico’, ogni volta che osserviamo la pratica di una pittura di asciutta profilatura disegnativa, che utilizza la linea come definizione non tanto di un ‘contorno’ delle cose, quanto, piuttosto, di una ‘iscrizione’ distinta e puntuale delle cose nello spazio.
Ciò determina che la linea definisce in modo essenziale la consistenza ‘cosale’ degli oggetti o delle figure, rinunciando alla raffigurazione insistita delle consistenze volumetriche ed andando, invece a suggerire la profilatura dell’immagine come ‘sintesi’ di una sua visione ‘riduttiva’ e tendente alla mera essenzialità descrittiva.
Dicevamo che possiamo trovare esemplificazione di tale sensibilità creativa leggendo trasversalmente la storia dell’arte del ‘900, osservandone il dispiegamento produttivo in molti artisti che vengono abitualmente iscritti nel novero ‘espressionistico’, o della ‘Nuova Oggettività’, o del ‘Realismo Magico’ o anche del ‘Precisionismo’ e, in qualche caso, anche del ‘Realismo Esistenziale’, non tralasciando di osservare che anche alcuni artisti di vocazione ‘secessionistica’, possono essere accreditati di pratica creativa di Linearismo Sintetico’.

V. La Bella, Ritratto di Maria
Possiamo osservare una sequenza di artisti che, dai primi del ‘900, fino, più o meno agli anni ’70, rispondono ai nomi di Vincenzo La Bella, Georg Schrimpf, Elisabeth Bishop, Alberto Rea, Nino Petti, la cui ricerca si configura variamente iscrivibile nel novero delle segmentazioni di una ricerca di un asciutto profilo realistico scevro di cedimenti al lenocinio formale o a slittamenti estetizzanti di compiaciuto affondo indistintamente e dettagliatamente realistico.

Elissabeth Bishop, Figura

A. Rea, Figura
Il ‘Linearismo Sintetico’ quindi, pur accostandosi alle modalità esecutive che caratterizzano la temperie ‘simbolistica’, se ne distingue con decisa differenziazione, accostandosi, piuttosto, ai modi ‘secessionistici’, come potevano essere quelli che troviamo esemplari nella sintesi figurativamente vitale di autori come Edgardo Curcio o come Eduardo Pansini, oltreché di artisti come Vincenzo La Bella, Cesare Ferro o Julien Le Blant, che operano nei primi decenni del ‘900.
Più tardi, spostandoci dall’Europa all’America, troviamo figure come quelle della già richiamata Elisabeth Bishop o come quella di Rockwell, avendo anche conto di alcuni aspetti della pratica di Hopper e di Sheeler, mentre, sul versante sovietico occorre segnalare la leggibilità ‘linearistico-sintetica’ di molti aspetti della pittura di Alexandr Deineka.
Più prossima alla svolta di metà secolo troviamo la pratica creativa del fin qui inedito Alberto Rea, quella, poi, di sensibilità ‘magico-realista’ di Georg Schrimpf e, nel pieno del secondo cinquantennio del ‘900, di artisti come Marcella Ceravolo, Pia Galise o Carmine Petti.

Lucien Le Blant, Scena dalla Prima guerra mondiale

Monografia su Carmine Petti di Rosario Pinto

Marcella Ceravolo, Figura
La possibilità di vedere affermare la consistenza di un indirizzo creativo di cui riconosciamo la pregnanza di ‘sensibilità’ piuttosto che di osservanza ‘stilistica’, può valere a restituirci uno strumento di accertamento e di valutazione critica che aiuta a perimetrare con maggiore consapevolezza lo sviluppo della pratica creativa di più efficace tempra innovativa nell’ambito delle prammatiche ‘realiste’.