Terza ed ultima parte della nostra lunga recensione sul biopic più atteso dell’anno: Michael
L’assenza di incoerenza tra ciò che voluto inizialmente e tra ciò che è stato sviluppato e mostrato successivamente non vuol dire che, in questo film, non ci siano difetti. La verità l’abbiamo già rivelata in precedenza, senza troppi giri di parole: troppa carne a cuocere, troppo materiale e forse, come spesso succede in questi casi, gli autori non sapevano neanche da quale momento partire. Chiaramente si tratta di una nostra supposizione, di una nostra ipotesi e, sicuramente, è più facile che sia infondata. Il punto però è che il biopic, non tradendo le attese sulla ricostruzione del pessimo rapporto che lo stesso Michael aveva con suo padre, non basta a nascondere ciò che non è un vero e proprio errore, ma un difetto di base.
Nonostante tutto, il film scivola via pulito, con un montaggio veloce e non pesante. Una struttura narrativa che ci riporta in quegli anni, dalla seconda metà degli anni ’60 in poi, in modo diretto, leggero e fin da subito contraddistinto, anche se basterebbe la parola accompagnato, dalle canzoni. Le stesse canzoni di Mj, le quali, in alcuni momenti, si possono udire anche riarranggiate per l’occasione.
Dei protagonisti presenti, potremmo dire, che forse qualcuno è stato tagliato fuori per motivi legali. Per ovvie ragioni, non possiamo svelare chi è presente e chi no; possiamo solamente sostenere che, comunque, la stessa sceneggiatura non presenta nessun vuoto, nessuno dei dettagli riportati è stato mostrato alla rinfusa o senza un ordine ben preciso. Anzi, al contrario. I punti salienti sono stati ricostruiti fruendo, quasi sicuramente, gli eventi più rilevanti.
Altro punto fondamentale è quello della solitudine del leggendario Re del Pop. Con estrema delicatezza e senza creare chiari momenti pesanti, è stata mostrata, anche in maniera nuda e cruda, la terribile realtà che il ragazzo Michael viveva in quegli anni. Due facce della stessa medaglia, le quali da un lato c’era comunque spensieratezza, felicità e contentezza per i risultati sul piano musicale; dall’altro, il dramma dell’infanzia, prima, e dell’adolescenza, poi, negata.
Con lo stesso assoluto protagonista che non è mai riuscito a stringere amicizia con i suoi coetanei. Riteniamo simbolico un momento del film in cui, il giovane protagonista, ammette che tutti i ragazzi della sua età vogliono stare con lui per farsi solo delle foto.
Perdonateci lo spoiler, ma era doveroso sottolinearlo questo momento visto che quella scena, insieme a tante altre in modo particolare, hanno contribuito, in maniera indiretta, ha chiarire quali fosse, nella sua essenza, i punti oscuri, seppur innocenti, della personalità di Michael Jackson. È anche chiaro che si tratta di dettagli che hanno sì, poi, portato ad uno scandalo, ma la maggior parte dei suoi fans non hanno mai creduto, in tutto e per tutto, a quelle accuse.
Ciò è stato anche mostrato, quasi fin da subito, è che lo stesso Re del Pop, per suo padre, era solo una macchina di soldi; una sorta di cavallo da corsa, al quale non gli era mai stato consentito fermarsi o quantomeno rifiatare, neanche quando avvenne il famoso incidente durante la realizzazione dello spot della bevanda Pepsi. Passaggi, questi, che non riteniamo essere scollegati dall’evoluzione, nonostante sarebbe giusto dire anche non evoluzione, della personalità di Michael Jackson.
Altre considerazioni, dalle quali non possiamo in alcun modo esulare, è riguardano anche i dialoghi. Comunque, mai banali, apparentemente frettolosi, soprattutto per la velocità del montaggio, ripetiamo non stanca; dialoghi, i quali, in alcuni momenti, soprattutto in quelli fondamentali, che diventano ancor più chiarificatori di una situazione o che ci permette di scoprire meglio un passaggio della vita della leggenda della musica, che avrebbero dovuto esser meglio gestiti, con tempi più lunghi e, soprattutto, donare alla stessa storia, nonché trama, momenti più calmi, per non dire prettamente riflessivi.
Ecco, cosa realmente è mancato a ‘Michael’. Nulla di più e nulla di meno. Neanche si può dire, proprio per la mole di spettacolo che lo stesso Jackson ci ha regalato durante la sua irripetibile carriera, dei troppi momenti di musica; tranquilli, non vi stiamo spoilerando nulla. Solo che non vogliamo dare l’impressione che sia John Logan che Anthony Fuqua abbiamo inscenato uno ‘spettacolo’ musicale spacciato per film. Non è assolutamente così.
Possiamo anche registrare e con molto piacere anche la presenza, nelle sale cinematografiche, di molti giovanissimi che non ha mai avuto il piacere, per questioni prettamente anagrafiche vivere quell’epopea musicale. Ciò significa un’ulteriore cosa e non tanto scontata: che quelle voci, che quelle maledette accuse, proprio dalla maggior parte delle persone, non solo non sono state credute; ma non sono state neanche digerite nella loro essenza.
Come se si fosse intuito il livello grave di ingiustizia che fu perpetrato ai danni del Re del Pop; ciò, però, non sgombra il campo da possibili dubbi sui suoi modi di essere, sulle su stranezze che, da parte nostra, non intendono, minimamente, incrociare quelle orrende dicerie sul suo conto.
Da segnalare, come giusto che sia, anche l’ottima prova dell’attrice Nia Long, nei panni di Katherine Jackson, madre della star musicale. Convincente in momenti che dovrebbe essere di particolare partecipazione emotiva. Ciò che comunque lascia un po’ l’amaro in bocca, forse è anche frutto di una spasmodica attesa anche da parte nostra, che il discorso medesimo sia incompleto.
Nel senso che ci sono alcuni punti non mostrati, per non dire ampiamente sorvolati. Ma come detto, il motivo di questa, seppur apparente incompletezza, lo si deve proprio alla gran mole di materiale che gli stessi autori si sono ritrovati a maneggiare e, per di più, a ricostruire in un modo che non risultasse pesante, ridondante e neanche poco credibile.
In ultima analisi non è stato, comunque, risparmiato la questione del cambio di pelle al quale, lo stesso Re del Pop, durante la metà degli anni ’80, andò ufficialmente incontro; un problema cutaneo, chiamato vitiligine e sgombra, ulteriormente il campo di altre dicerie, altrettanto gravi, nei confronti di Michael Jackson. Forse qualcuno ha pensato bene di raccontare in modo edulcorato Mj, ma, appunto, il sequel non si esclude e neanche vogliamo escluderlo, visto la storia dello storia cantante offre sempre spunti diversi per riprenderla.