Prima parte della nostra lunga recensione sul biopic più atteso dell’anno: Michael

Il countdown ormai è terminato da qualche ora e per la verità, da parte nostra, non lo abbiamo mai attivato in tutti questi mesi. Semmai, pubblicammo, per l’allora rubrica conosciuta con il nome di ‘Anteprime’ un piccolo articolo di anticipazione di quello che sarebbe arrivato, poi, sul grande schermo a partire dall’altro ieri, 22 aprile 2026. Per la verità non sapevamo nulla di quello che gli autori di questo super ambizioso biopic avevano intenzione di mettere in scena. Il risultato, dunque adesso, inizia ad essere sotto gli occhi di tutti.

L’attesa, ormai terminata, silenziosa, almeno da parte nostra, è stata anche molto sentita. D’altronde, mediante le nostre pubblicazioni, relative a determinate occasioni e celebrazioni, non abbiamo mai perso l’occasione di ricordare, celebrare, appunto, la figura leggendaria di Michael Jackson, indiscutibile Re del Pop. Lo abbiamo fatto, in tutti questi anni, con articoli, mini-speciali, speciali e reportage e anche oggi non può essere altrimenti.

Eppure, prima di addentrarci in quello che è stato l’attesissimo biopic diretto da Anthony Fuqua, appare logico e doveroso ripartire dal principio: riproporre, con qualche logico modifica, almeno per questa prima parte di speciale, quello che scrivemmo all’epoca, quando rimbalzò, in via del tutto definitiva la notizia, ufficiale, dalla lavorazione del film e, soprattutto, chi avrebbe avuto l’arduo compito, per non dire la rogna delle rogne d’interpretare il leggendario sovrano della musica pop mondiale.

Ma nella sostanza, quando anche noi pubblicammo quel minuto articolo, datato 12 febbraio del 2022, la notizia circolava già da quasi tre anni, esattamente di quello che è un tempo si trattava del decimo anniversario della sua scomparsa. Erano soprattutto voci incontrollate, magari fatte circolare da qualche suo fan sfegatato mosso, principalmente, dalla speranza che anche il suo idolo musicale avesse una trasposizione cinematografica sulla sua vita. Alla fine, è proprio ciò che è accaduto realmente.

Perché quelle voci non erano soltanto incontrollate, non era figlie di fan mai rassegnati alla scomparsa del mito e della leggenda della musica. Le voci provenivano direttamente sotto la collina di Hollywood: Micheal Jackson è tornato a rivivere sul grande schermo per un biopic in suo onore.

L’ufficialità della notizia era giunta proprio nella settimana che rilanciammo anche noi la news, mettendo tutto il mondo in fremente attesa quando ancora mancava una sceneggiatura, un regista e il cast; meglio dire l’attore che non dovrà far rimpiangere l’originale Re del Pop. Su una cosa si era già comunque completamente sicuri: sulla casa di produzione che si accollò questa grossa responsabilità.

Si è rivelata, poi, essere la Lionsgate a curare questo ambizioso progetto cinematografico, la stessa che qualche anno prima ha prodotto il fortunatissimo ‘Bohemian Rapsody’, sulla vita dell’indimenticabile Freddie Mercury. Come dire, l’appetito vien mangiando. Al di là di ciò, in precedenza avevamo affermato che non eravamo a conoscenza de nome dello sceneggiatore.

Invece, sempre da quella stessa settimana, iniziarono a circolare addirittura ben quattro nomi e tutti di alto spessore e garanzia: John Logan, Sam Mendes, John Branca a John McClain. Alla fine, a spuntarla, è stato il solo John Logan, scalzando tutti gli altri tre nomi riportati fino adesso.

Inoltre, precisammo che lo stesso John Logan, in passato, aveva persino collaborato con Martin Scorsese; mentre, sempre tra i nomi menzionati, Sam Mendes poteva rientrare anche per un ulteriore motivo, ovvero per essere autore della sceneggiatura dei film ‘Hugo’ e ‘Skyfall’. Titoli non proprio minori. Inoltre, sempre nella pubblicazione di ben quattro anni fa, sostenemmo che ad essere coinvolto nella lavorazione del film ci sarebbe stato anche un grande amico della famiglia del cantante scomparso nel 2009, il produttore Graham King, che avrebbe agito in rappresentanza dei familiari di Micheal Jackson. Cosa che poi effettivamente è avvenuta.

Quasi in conclusione di articolo concludemmo che, sempre in quei giorni, rimbalzarono alcune dichiarazioni in cui avrebbero affermato che il film sarebbe stato ‘un ritratto approfondito di un uomo complicato, con le sue esibizioni più iconiche; in cui emergerà anche una visione affidabile del processo artistico e della vita personale del personaggio’.

Chiudendo, ufficialmente, con un ‘non ci rimane, come diciamo spesso in questi casi, di attendere, seppur impazientemente, l’ufficialità della data di uscita del biopic. Di sicuro ne sapremo di più fra qualche mese e vi terremo aggiornati’. Ecco, in verità in tutto questo lungo quadriennio non vi abbiamo mai e poi mai ragguagliati sulle continue notizie che giungevano dall’America.

In verità, il movente, è anche da ricercare in qualcosa di ben più semplice: i continui cambi di programma, diciamo così, della stessa produzione sul come far approdare il progetto biografico sul grande schermo. Perché, nei fatti, è proprio da qui che parte la nostra lunga recensione. Prende il via da questo particolare e non solo: soprattutto dalle dichiarazioni riportate sopra.

Dunque, due direzioni ben delineate per la nostra analisi e che rappresentano due linee tracciate senza alcuna possibilità, al momento, di sconfinare persino da parte nostra. Nel senso di non andare oltre a questi sono i nostri due punti di riferimento, partendo però, da un’ulteriore dichiarazione rilasciata proprio dall’amico della famiglia Jackson: Graham King.

Infatti, lo stesso King, durante un’intervista rilasciata a Variety, nel periodo in cui il set del biopic, era stato ufficialmente aperto, disse: Ho intrapreso questo progetto con una mente aperta e ho trascorso anni a fare ricerche sulla vita e sul lavoro di Michael Jackson, dalla sua arte alle sue lotte pubbliche e private, fino ai suoi sforzi umanitari. La vita di Michael era complicata. Come regista, cerco di umanizzare ma non di sterilizzare e di presentare la storia più avvincente e imparziale che posso catturare in un singolo lungometraggio e lasciare che il pubblico decida cosa provare dopo averlo guardato. Michael rimane chiaramente un artista di impatto e culturalmente rilevante con una vita e un’eredità che vale la pena esplorare.

Lo sappiamo, queste dichiarazioni sanno di ridondanza, di ampliare un discorso di cui non ci sarebbe neanche bisogno. Il punto però è un altro: queste parole si riconnettono, senza alcuna retorica o incoerenza a quelle che riportammo nel febbraio del 2022, cariche di estrema attesa…

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