Quella di Franz Ludwig Catel (Berlino 1778 Roma 1856) è stata una personalità di artista di grande levatura, indiscutibilmente di grande successo ai suoi tempi, ma è stata anche una figura cui viene rimproverato di non aver saputo compiere una scelta definitiva e dirimente tra ‘neoclassicismo’ e ‘romanticismo’ rimanendo egli, in qualche modo, in una posizione di sospensione di giudizio.
Catel, peraltro, anche dal punto di vista esistenziale, vive, in qualche modo in bilico tra due mondi: quello tedesco, cui appartiene per nascita e quello italiano, che diventa il suo riferimento per l’età matura e, poi, anche per gli anni della vecchiaia.
Egli è un artista, ma anche ciò che noi definiremmo un ‘animatore culturale’; è una personalità che sa interpretare con buon gusto e sensibilità le istanze compassate di un ‘Neoclassicismo’ vissuto in chiave teutonica, unitamente con le finezze umane del mondo mediterraneo.

F.L.Catel Autoritratto, 1818
Era destino, quindi, che egli incontrasse Napoli ed il Mezzogiorno d’Italia, oltre che la città di Roma, di cui sa interpretare il clima della quotidianità curiale, al cui mondo fatto di richiami costanti ad una aristocraticità di stato sociale conservatore, egli ispira il suo stesso modo di vivere.
Da Roma, ove, ormai, egli si trasferisce nel 1811, italianizzandosi anche attraverso la conversione dal Calvinismo al Cattolicesimo, da Roma, dicevamo, prende a guardare con interesse al Sud, al regno napoletano, e su tale orizzonte, che prima d’essere geografico, è psicologico e morale, egli incrocerà alcune personalità di grande rilievo: Johan Christian Dahl e Giacinto Gigante. Sono le personalità giuste, proviamo a dire, che possono ben definire le coordinate di perimetrazione della sua personalità in bilico tra Neoclassicismo e Romanticismo.


F.L. Catel, Tomba di Virgilio, 1818; F.L. Catel, Cratere del Vesuvio, 1812
Forse, in punto di considerazione critica, non è stato messo in luce con particolare evidenza un dato: che il suo modo di dipingere che crea quasi una scenografia da boccascena lasciando in ombra e in primo piano degli elementi strutturali laterali, andando così ad esaltare il luminismo della parte centrale del dipinto, non è un espediente di vitalità ‘romantica’, ma una sorta di rielaborazione di un ‘sentiment’ settecentesco di marca ‘pre-neoclassica’ che configura, quindi, un indirizzo ‘pre-romantico’ rivolto alla esaltazione degli aspetti morali e psicologici che una temperie decisamente paesaggistica può suscitare.
Il consenso critico di Goethe nei confronti di Catel è stato, insomma, un giudizio valutativo che sapeva guardare lontano, scorgendo tempestivamente nel Nostro qualcosa di più complesso ed anche sofferto, rispetto alla valutazione che ne ha condizionato e limitato il giudizio critico di irrisolta personalità a metà del guado tra ‘Neoclassicismo’ e ‘Romanticismo’.
A ben guardare, insomma, tra queste due vie, neoclassica e romantica, Catel non si colloca con incertezza di prospettiva; e, piuttosto, si volge a renderne una ‘mediazione’, rifiutando il ‘compromesso’, con una prospettiva di superamento della dialettica che oppone le istanze classicistiche di fine ‘700 al nuovo ‘romantico’ dell’800 che cerca di affermare le sue ragioni.

F.L. Catel Veduta del Teatro di Taormina, 1818
Egli incontra anche, a Roma, la comunità dei Nazareni: non vi aderisce, ma collabora con loro e tutto ciò non sarà casuale, contribuendo a creare quell’ideale di una pittura tedesca veramente moderna, che troverà, poi, il momento di massima esaltazione, praticamente un secolo dopo e con tutti gli aggiornamenti e modificazioni ben comprensibili, nelle atmosfere novecentesche della ‘Neue Sachlichkeit’ e del ‘Magischer Realismus’, di cui Catel preconizza gli effetti di una puntualità luministica specchiata e, diremmo, quasi smaltata, consapevole delle profilature ben disegnate e tornite nutrite di una cromia che, senza essere marcatamente ‘timbrica’ non cede neppure il passo a sensibilità ‘tonali’.
Ciò, in prospettiva, si proietta fin nella prima metà del ‘900, ma, più prossime, sembrerebbero stare lì ad attenderlo le manifestazioni creative tardottocentesche dell’ambiente ‘conservatore’ di Monaco e le atmosfere del realismo di Leibl, non a caso, considerato anch’egli, un precursore delle logiche ‘neusachlichketiane’.