Una particolare analisi sulla fruizione della serie tv nel tempo

I due elementi ai quali ieri, in maniera indiretta e misteriosa, abbiamo fatto riferimento per tutta la prima parte di questo speciale, attengono, proprio, al modo di fruire di quelli che un tempo venivano definiti o quantomeno riconosciuti come ‘show televisivi’. Dunque, i telefilm; a seguire serie tv e, oggi, basta solo la parola ‘serie’. Altra parola o aggettivo, ormai, non serve più. Il dado è tratto e, forse, per quanto riguarda con questo tipo di terminologia non si può più tornare indietro.

A rigor di logica, quindi, dovremmo attenerci esclusivamente anche noi, eppure, durante i nostri approfondimenti continueremo, sempre, ad usare più termini per identificare questo tipo di programmi un tempo esclusivamente relativi al tubo catodico.

Un ulteriore quesito da porre, semmai da proporre, per svelare quali siano questi due elementi è: ma esiste persino un modo nel vedere le serie tv? La risposta è sì e, al tempo stesso, la sapete tutti. Un tempo era quello tradizionale. Se il telefilm era una novità assoluta, allora giustamente, si attendeva il passaggio televisivo delle singole puntate settimanali.

Se, invece, con il tempo si stava trasformando in un punto di riferimento per quello stesso canale, autorizzato a rilanciarlo più volte nei vari passaggi televisivi, a quel punto, con le tante repliche giornaliere, si cercava di non perdere neanche una puntata o un episodio. Con l’avvento di nuovi canali, telematici ed a pagamento, saremmo di più al passo con il tempo se scrivessimo l’espressione inglese ‘on demand’, il vento iniziò cambiare in maniera repentina rispetto a ciò che, comunque, stava già accadendo intorno agli anni ’90.

Se da un lato sarebbe alquanto utile soffermarsi a ricordare tutti i telefilm, o show televisivi americani, che dalla metà degli anni ’70 fino agli novanta hanno positivamente invaso il nostro piccolo schermo; dall’altro lato, invece, abbiamo pensato di ricordarveli non tanto con la classica e pomposa lista di titoli che tanto male non sarebbe.

Eppure, come avevamo detto all’inizio di questo speciale, ci sembra il modo migliore per non appesantire troppo il discorso che, senza mezze misure, appare più accademico o didattico e forse poco attraente anche per una testata come la nostra. Sta di fatto che in quel periodo, al giorno d’oggi definito glorioso, quegli show televisivi possedevano un unico elemento in comune: la trama verticale, ciò che veniva raccontato ad inizio episodio non andava oltre con i titoli di coda.

In seguito, poi, qualcosa ha iniziato a mutare; non proprio in modo celere ma piccoli accorgimenti, in cui si intravedevano leggere ed eterogenee impostazioni non sono di organizzazione ma anche di sviluppo delle stesse trame. Quelle verticali, ricordiamo sempre le trame, stavano cedendo il posto a quelle orizzontali.

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Queste ultime erano condensate, nella maggior parte dei casi, per non dire anche concentrate, nel famoso film introduttivo, da un’ora e mezza, conosciuto come episodio pilota, in cui si raccontavano le origini di un protagonista o l’inizio della storia generale.

Con l’ampliamento di tale sistema, narrativo, gli stessi sceneggiatori, oggi si direbbe anche show runner, si accorsero che nello sviluppo della medesima trama generale, per non dire anche quella principale, potevano approfondire determinate dinamiche tra i personaggi e soffermarsi di più su altrettante dinamiche le quali, con il vecchio sistema, avrebbero visto l’evoluzione di un unico episodio.

Non solo, se un tempo la durata massima, complessiva, di un episodio di un qualsiasi telefilm era di 45/48 minuti, con le nuove modalità alcune partizioni di serie hanno mostrato un tempo più lungo; addirittura un’ora e mezza anche solo per un episodio cosiddetto normale. Ciò ha determinato, sì, un’evidente rivoluzione nel modo di proporre le serie ma al contempo ha creato, senza volerlo, un particolare problema di fruizione.

Prima di giungere all’atto finale di questo speciale e quindi di questa analisi, torniamo indietro per soffermarci su un’espressione, impropria, che abbiamo trascritto in questa seconda parte: ‘partizioni di serie’. Avete ragione cari lettori: è una definizione un po’ troppo elaborata e, sicuramente, anche troppo complicata lasciarla così senza una parvenza di spiegazione.

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Per questo motivo torniamo nuovamente indietro, precisamente il quel marzo del 2023, in cui, in quello che doveva già essere un nuovo approfondimento sull’argomento. Allora, senza perdere ulteriore tempo, andiamo a ricordare ciò che affermammo, ormai, un triennio fa.

L’elemento portante di una serie tv, non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo, è l’episodio. Una piccola partizione della ben più complessa e grande storia che si sviluppa nel corso delle puntate e quindi durante le settimane, è questa la definizione generale. In questo primo vero appuntamento con la rubrica ‘Serie Tv’, dal titolo ‘Episodi’, ci soffermiamo su come la medesima divisione dello show televisivo ha avuto la sua evoluzione nel corso dei decenni.

Evitando, per il momento, di andare ad indagare sulla terminologia del mondo delle serie tv, cerchiamo di concentrarci su diversi punti che differenziano la struttura dell’episodio di quelli che un tempo venivano identificati come telefilm e di quelli che oggi sono, propriamente detti, intesi come la partizione di una storia più grande.

Ebbene, tale frammento narrativo è da sempre contemplato come fondamentale nell’economia di una qualsiasi serie televisiva che si rispetti; indipendentemente da cosa si parli, chi è il protagonista e quali sono gli eventi. Ecco proprio da questo ulteriore punto si potrebbe addirittura partire questa non semplice analisi, ponendo l’accento sul presupposto che non si basa solo su concetti tipicamente oggettivi, semmai anche idee soggettive che tentano di spiegare e di definire questo elemento fondamentale.

L’episodio, in sé, deve essere considerato come un trait d’union tra un evento e l’altro, tra una parte e l’altra della trama più vasta e generale. È vero però che se si prendono in esame gli episodi realizzati a partire dagli anni ’60 in poi, per non dimenticare anche quelli delle serie televisive ormai considerate come dei veri e propri cult, la trama stessa, di quello stesso singolo episodio, aveva un inizio ed una fine.

Significa che tutto ciò che succedeva era racchiuso in quei 30, 40 o 45 minuti di show televisivo. Raramente succedeva che semmai la trama era troppo lunga occorreva ricorrere alla divisione dello stesso episodio, ulteriormente, in più parti, per poi proseguire con l’episodio successivo con un’altra trama totalmente differente dalla precedente…

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