Questo reportage è il primo di una serie infinità di appuntamenti speciali interamente dedicati al ‘Principe della Risata’

E siamo giunti all’ultima parte di questo primo reportage interamente dedicato al Principe della Risata. Tranquilli, cari lettori, in questi quattro giorni ci siamo solamente scaldati e il meglio deve ancora venire, essendo solo il numero 1 di tanti altri appuntamenti, ci saranno, come detto a più riprese, tante altre occasioni, da qui fino al 2028 per poter celebrare la sua leggenda. È anche vero, però, una piccola considerazione, soprattutto da parte vostra cari lettori: ovvero che come reportage più che quattro parti, semmai sarebbero state meglio cinque. Come una sorta di mera completezza e anche per questo, ve lo assicuriamo, ci sarà occasione.

C’è di più, alla fine dell’ultima partizione di questo lungo articolo vi indicheremo anche in quale data torneremo nell’universo di Totò. Universo che, come abbiamo appurato fino adesso, non è mai scomparso; un universo, più che alimentato, semmai tramandato di generazione in generazione, mediante i genitori con i loro figli e nonni con i loro nipoti. Un’eredità, quella di Antonio De Curtis, rimasta intatta e che rimarrà eterna grazie proprio a quelle sue scene diventate anche, perché no, dei veri momenti cult.

La stessa eredità che lo portò, strano per uno come lui, ad avere persino dei rimpianti: la sua carriera, come vedremo in altri appuntamenti, ebbe il massimo splendore con quello che un tempo veniva definito non proprio cinema, semmai ‘cinematografo’. Per la precisione, con quest’ultimo termine si intenda lo strumento ideato, dai Fratelli Lumiere nel lontano 1895, mentre per ‘cinema’ si fa espressamente riferimento all’intera industria cinematografica. Dunque, tornando a Totò, qual è stato il suo più grande rimpianto? Quello di non aver potuto tornare a calcare un palcoscenico teatrale.

Era questo se non il più grande cruccio, almeno uno dei tanti che si portò dietro con sé. Eppure, questo dettaglio, ci permette persino di aprire una finestra con un altro grandissimo e sfortunato talento che in quel 1967, mentre Totò si spegneva, lui aveva solo 13 anni; per esser ancor più pignoli, quattro giorni più tardi avrebbe compiuto quattordici anni. Stiamo facendo riferimento al mai dimenticato Massimo Troisi.

Anche lo sfortunato attore napoletano se n’è andò, prematuramente, con il rimpianto di non poter più tornare a lavorare per il teatro. Certo, Troisi, semmai fosse sopravvissuto a quel maledetto 4 giugno del 1994, forse, sarebbe anche riuscito a quello che fu non solo il suo primo amore, ma anche da dove, per certi versi, era partito anche grazie agli due suoi compagni di avventure: Lello Arena ed Enzo De Caro. Ma ovviamente, la nostra, è solamente una delle tante ipotesi su ciò che avrebbe potuto realizzare Massimo se fosse arrivato ai giorni nostri.

Tornando al Principe della Risata, proprio in questo 15 aprile, per dovere di cronaca non si può evitare, seppur in minima parte, di raccontare quelli che furono, se non proprio gli ultimi attimi della sua vita. Fino a questo momento ci siamo soffermati, per ovvie ragioni, su due opere cinematografiche, ovvero ‘Totò, Peppino e la dolce vita’ e ‘La banda degli onesti’, constatando, sempre ieri, che nell’ultimo anno di vita Il Principe della Risata, nel 1966, non aveva preso parte a nuovi progetti cinematografici, nel senso che in alcuni titoli usciti in quegli ultimi dodici mesi venne persino accreditato ma, purtroppo, non è che si trattava di piccole parti, ma di significative interpretazioni per donare lustro alla pellicola medesima. Titoli già ricordati ieri e che saranno celebrati più avanti in questo 2026 e che sono: Uccellacci Uccellini ed Operazione San Gennaro. Eppure, in tutta questa storia, riguardante la sua parabola, c’è un dettaglio che ci sta sfuggendo, da non contemplarsi come irrilevante.

Se da un lato il pubblico lo amava e lo celebrava, senza mai e poi mai perdersi l’uscita di un suo film, mentre la critica, mai di ampie vedute, lo stroncava, una buona parte degli addetti ai lavori, quasi per paradosso, lo premiavano. Si, proprio così: Totò ricevette un Nastro d’Argento, nel 1952, come miglior attore protagonista per ‘Guardia e Ladri’.

Ancora: una Targa d’oro dell’Anica, acronimo di Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche nel 1959; Una Grolla d’Oro alla carriera mai ritirato nel 1961; una menzione speciale al Festival di Cannes e un Globo d’oro, nel 1966, per la sua interpretazione in ‘Uccellacci Uccellini’. Senza dimenticare la candidatura, sempre come miglior attore ma non protagonista in questo caso, per ‘La Mandragola’. E nel 1967? Proprio negli ultimi mesi della sua esistenza? Sempre un Nastro d’Argento come miglior attore protagonista per il film diretto da Pier Paolo Pasolini, sempre Uccellacci Uccellini.

Si potrebbe anche affermare che lo stesso Totò, forse, non si era accorto, anche se negli ultimi periodi della sua vita e carriera, tutti quanti stavano iniziando ad accorgersi di lui, parliamo ovviamente dei critici. Quello che forse pochi sanno e che nell’ultimo periodo, quando era sul set di qualsiasi film, non era quasi più capace di usare la sua voce. Ad aiutarlo a completare quelli che risulteranno essere i suoi ultimi lavori fu l’attore Carlo Croccolo. Quest’ultimo aveva quasi la voce identica al Principe della Risata.

Oltretutto, Totò, nei suoi 197 film di cui ha preso parte con quanti registi ha effettivamente lavorato? Le cronache dell’epoca ci riportano ben 42 registi e allora, senza perdere ulteriore tempo, andiamo a scoprirli, soffermandoci, però, solo ed esclusivamente a quelli più famosi; partendo con il nome con cui ha realizzato meno film.

Carlo Ludovico Bragaglia, 6 film; Mario Monicelli, 7 film; il già citato Sergio Corbucci, 7 film anche per lui; Camillo Mastrocinque, 11 progetti cinematografici realizzati; il poco ricordato Steno, con 14 titoli approdati sul grande schermo, per poi concludere questa particolare lista con il nome di Mario Mattoli, con ben 16 film. Lista che comprende ben 61 titoli dei 197 che lo stesso Principe della Risata è riuscito a realizzare, senza dimenticare anche tutti quei progetti mai e poi mai realizzati per diversi motivi.

Alla fine non siamo riusciti a parlare o a ricordare quel triste 15 aprile di ben cinquantanove anni fa, di certo purtroppo non mancherà occasione; ma per il momento vogliamo darvi appuntamento per il prossimo 2 maggio 2026.

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