Questo reportage è il primo di una serie infinità di appuntamenti speciali interamente dedicati al ‘Principe della Risata’
Ieri ci eravamo soffermati sulla parola e verbo ‘improvvisare’. Per un attore, indipendentemente se si tratta di un comico o solo ed esclusivamente di parti serie o comunque drammatiche, l’azione dell’improvvisare è come il pane. Riguarda l’istinto e la capacità, non che dono naturale, di saper leggere, comunque la scena, per non dire di inserire un gesto, una parola e anche un’espressione nel giusto momento, nonostante chi ha scritto il copione non lo preveda in nessun caso.
È naturale che in tale contesto tale termine, anche per antonomasia, è sempre collegato al momento comico, al momento della risata e quindi, perché no, anche spensierato. In fondo, però, sappiamo che nella storia del cinema esempi di mera improvvisazione ce ne sono stati e anche tanti; non solo nel tipico genere comico o commedia.
Semmai volessimo fare una sorta di parallelismo con ciò che accadeva con ‘Il Principe della Risata’, nel 1984, il celebre film ‘Non ci resta che piangere’, con Massimo Troisi e Roberto Benigni, le cronache dell’epoca riportano che durante la fase di sviluppo la sceneggiatura non venne mai e poi mai sviluppata. Neanche una riga.
Ciò che i due attori comici, all’epoca, riuscirono a scrivere nel lungo periodo di tempo che si erano presi per capire su cosa volevano lavorare era questo: si ritorna indietro nel tempo e ci si perde nel Medioevo. Ciò cosa significa? Che non sempre l’improvvisazione è altamente legata ad un solo attimo o gesto o battuta, ma anche ad una vera e propria idea, anche rudimentale, sviluppata, poi, nel corso del tempo. Quindi si potrebbe dire anche che titoli ‘Totò e Peppino e la Dolce Vita’ oppure ‘La Banda degli Onesti’, all’inizio, erano opere cinematografiche che si presentavano sprovviste di copioni?
Per il momento non sveliamo nulla, semmai iniziamo a scoprire con calma le trame di queste due pellicole. Partiamo il film di cui lo scorso 23 marzo si sono festeggiati i 75 anni dall’uscita al cinema, ovvero ‘Totò e Peppino e la dolce vita’. Già dal titolo è facile evidenziare un chiaro riferimento ad un altro e monumentale film approdato nella sale cinematografiche giusto un anno prima, La Dolce Vita, di Federico Fellini.
Diretto da Sergio Corbucci, il film narra, in chiave molto comica s’intende, la vicenda di due fratelli contadini, interpretati da Totò e Peppino, provenienti dal un paesino del profondo sud, giungono a Roma con l’intento di rimettere il nipote, studente, sulla retta via. Alla fine, entrambi, si lasceranno affascinare dalle lusinghe della dolce vita, rischiando di venire meno alla propria missione.
Per quanto concerne il secondo titolo? Come già sostenuto nelle due parti precedenti di questo reportage, La Banda degli Onesti, proprio in questi giorni, ha festeggiato i 70 anni dall’uscita nelle sale. Diretto da Camillo Mastrocinque, il film narra la storia di un uomo, interpretato da Totò, venuto per puro caso in possesso di un cliché per la stampa di banconote, rubato ad un portiere, pensa che si una buona idea iniziare a fabbricare banconote false con due amici. Il punto però che un finanziere è sulle sue tracce, il quale è suo figlio.
Soffermandoci su questo lungometraggio, possiamo tranquillamente constatare che, come già sottolineato in precedenza, fu apprezzato molto dal pubblico e per nulla dalla critica. Fu solo il gradimento della gente che, nel corso degli anni, lo ha consacrato come un classico o, come si dice al giorno d’oggi, come must imprescindibile da vedere e scoprire per tutti coloro che sono amanti della settima arte di e dello stesso Totò.
Non solo, ‘La banda degli onesti’, anni più tardi, non solo è riapparso in un altro film, italiano, ma è stato persino fonte di ispirazione per altre opere cinematografiche. Dunque, andando con ordine e anche cronologico, è possibile ricordare che uno dei luoghi per girare ‘La Banda degli Onesti’ riapparve venticinque anni dopo nel film, con Adriano Celentano ed Ornella Muti, ‘Innamorato Pazzo’ diretto dall’indimenticata coppia Castellano e Pipolo del 1981.
Invece, per quanto riguarda i più attenti, ‘La Banda degli onesti’ è stato anche fonte di ispirazione per due pellicole nostrane risalenti al 2014 e del 2018. Nel primo caso stiamo facendo riferimento a ‘Smetto quando voglio’, mentre nel secondo caso il personaggio principale, Antonio Bonocore, è un chiaro omaggio proprio al personaggio interpretato da Totò anni prima. Il titolo del film del 2018? Il tuttofare, diretto da Valerio Attanasio.
La lavorazione de ‘La Banda degli Onesti’ avvenne, quasi per intera, in esterni nel gennaio del 1956. Furono solamente poche le scene girate in ambienti ricostruiti nei teatri di posa. L’incasso, a riprova di quanto abbiamo già sostenuto, fu di 388.846.000 milioni delle vecchie lire, per un’affluenza di spettatori pari a 2.603.938.
Per quanto concerne il film del 1961? ‘Totò e Peppino e la dolce vita’? partiamo prima da una semplice considerazione. In prima battuta avevamo riportato, come regista, il nome di Camillo Mastrocinque. Purtroppo, durante le prima fasi di registrazione delle scene, quest’ultimo ebbe più di qualche disappunto con la produzione e venne sostituito da Sergio Corbucci.
Allo stesso tempo, però, l’analisi di questo film ci permette di confermare quanto avevamo già sostenuto ad inizio di questa terza parte: la sceneggiatura, soprattutto dopo il cambio di regia, venne sviluppata man mano che venivano decise le scene da girare, per non dire anche le battute che venivano ideate sul momento.
Persino in questo caso la critica non fu di larghe vedute, stroncando il film e criticando persino il regista subentrato al collega, dopo aver girato la prima scena: quella realizzata in Via Veneto. Soprattutto, nel film, Totò, quando gira la scena in qualità di Presidente del Sindacato Posteggiatori Abusivi, aizzando la folla con un discorso riesce a parodiare ben tre personaggi storici: Karl Marx, l’abate Sieves e persino Benito Mussolini.
Vero, vi dovremmo anche citare le battute, indicando il momento preciso. Ma non sarebbe meglio e allo stesso tempo ascoltare e rivedere quella esilarante scena? Che sicuramente, anche questa non era in alcun caso scritta da qualche sceneggiatore; semmai il frutto della leggendaria ed irresistibile genialità di Totò…