Questo reportage è il primo di una serie infinità di appuntamenti speciali interamente dedicati al ‘Principe della Risata’

Generalmente, quando si inizia a raccontare una storia, in qualsiasi modo avvenga, si parte sempre dall’inizio, dal principio. Eppure, in questa occasione, per mero dovere di cronaca, dobbiamo per forza tener conto della fine. Una fine che, al tempo stesso, funge soprattutto da apripista per tutto quello che è accaduto dopo quelle meste prime ore del giorno 15 aprile del 1967. Erano le ore 3 e 35 minuti e al civico numero 4 di via Monte Parioli ci lasciava per sempre il Principe della Risata. Totò abbandonava per sempre quel passaggio terreno durato per ben sessantanove anni per entrare, di diritto, in quello eterno: quello della leggenda e degli immortali.

Per paradosso, secondo le cronache dell’epoca, il Principe della Risata, qualche ora prima di lasciare questo mondo, espresse, con estrema decisione, la convinzione secondo cui, al momento della sua dipartita che sarebbe giunta di lì a poco, nessuno la avrebbe dimenticato; finendo nel dimenticatoio per l’eternità.

Ecco, chissà cosa avrebbe pensato e detto in merito a ciò che è successo dopo l’effettiva pubblicazione della notizia della sua stessa scomparsa. Non uno, ma ben due funerali. Uno a Roma, doveva viveva da anni, e l’altro a Napoli in cui vennero pronunciate in suo onore da parte di una delle due più grandi spalle che abbia mai avuto durante le sue avventure cinematografiche: Nino Taranto.

Parole che almeno per il momento non riportiamo e che neanche vi facciamo ascoltare, puntando anche in questa seconda parte del reportage, sulla qualità più naturale che aveva Totò: quella di riuscire a far ridere, quella di riuscire a strappare più di una risata senza l’ausilio di nessuna volgarità.

Più che una capacità, aggiustiamo il tiro noi, il suo era un vero e proprio dono che possedeva e per il quale, ancora oggi, è ritenuto non uno dei migliori ma il più grande comico esistito nella storia del cinema. Da notare, abbiamo detto storia del cinema e non storia della comicità. Quest’ultima è intesa anche come mero genere proposto sul grande schermo, ma è solo una parte dell’universo della settima arte.

Invece noi, ribadendo la medesima espressione, Totò, durante tutta la sua carriera, non è che ha fatto la storia del cinema è stato, è sarà per sempre la storia del cinema. Per un ulteriore paradosso, negli anni in cui realizzava le sue pellicole, la critica non lo considerava neanche. Ecco perché, qualche ora prima della scomparsa, il leggendario attore profetizzò erroneamente sul fatto che sarebbe stato dimenticato.

Invece, non fu così. Negli anni, per non dire in questi lunghi cinquantanove anni, non si perde mai occasione che sia le reti generaliste e locali, per non dire anche qualche piattaforma streaming e per non dimenticare neanche tutte le sue scene contenute su Youtube con milioni di visualizzazioni. La riprova, dunque, di quello che è effettivamente accaduto dopo la sua scomparsa: non è stato mai e poi mai dimenticato.

E la critica? Quella critica, di quel tempo, che iniziò a rivalutarlo? Giustamente si dovette ricredere davanti alla potenza e grandezza di un talento, in vita, mai riconosciuto come tale.

Ciò che stiamo cercando di dire, tornando anche con la nostra espressione ‘stori del cinema’, è il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò, nel suo percorso professionale ci ha lasciato un testamento pieno di battute e gags da vedere e rivedere, senza mai stancarsi e ridere come fossero state viste sempre per la prima volta, in cui, proprio nel momento della risata, quelle frasi ad effetto ironiche, diventate anche dei tormentoni popolari o comunque dei modi dire, ci portano, ancora oggi, a riflettere su determinate situazioni.

Nel senso che la sua non era affatto una comicità a sé stante. Non era fondata o costituita o addirittura supportata dal semplicistico concetto ‘basta che si fa ridere’. No, sotto la superficie di quelle battute c’era un’immensa filosofia di vita e di una descrizione, ironica sia ben chiaro, della realtà di quei tempi; realtà che per molti versi è ancora attuale in alcune situazioni del nostro tempo.

Dunque, Totò, nella sua essenza, senza neanche rendersene conto, proprio per la sua errata convinzione, aveva, già in vita, oltrepassato la barriera del tempo, trasformandosi, seppur nei decenni, in un evergreen ed un punto di riferimento anche e soprattutto per le generazioni successive.

Riprendendo il punto dal quale siamo partiti per questa seconda parte e andando a ritroso nel tempo, prima di quel triste 15 aprile del 1967, scopriamo cosa, in verità, il Principe della Risata, aveva avuto in serbo per il suo pubblico dal punto di vista cinematografico.

Si tratta di due titoli iconici di quel periodo, titoli come ‘Uccellacci Uccellini’ diretto da Pier Paolo Pasolini e l’altrettanto leggendario ‘Operazione San Gennaro’ diretto da Dino Risi, con Gigi Manfredi. Lo stesso attore romano, all’indomani della scomparsa di Totò, rilasciò questa dichiarazione: E’ morta l’ultima delle grandi maschere della commedia dell’arte.

La grande maschera che negli ultimi anni della sua vita aveva regalato tanti momenti al cinema italiano che da questo momento ben preciso di questo primo reportage interamente dedicato a lui inizieranno a venir ricordati ed analizzati. Come già specificato in precedenza dobbiamo tornare indietro nel tempo negli anni ’50. Certo, cari lettori, qualcuno di voi ci farà notare che dovremmo spingerci ancor di più a ritroso negli anni, per non dire nei decenni.

Fino ad arrivare ai suoi esordi, per non dire alle sue prime apparizioni cinematografiche, di cui la prima, almeno quella ufficiale, risale al 1937. Tempo al tempo e lo faremo, rimanendo ancorati, per adesso, a quelle opere cinematografiche non ancora celebrate da parte nostra e che, in questo inizio di anno, hanno raggiunto traguardi temporali rilevanti e sui ci soffermeremo non solo in via generale, come trama e cast, ma soprattutto su un dettaglio che, in tutto questo tempo, non è mai venuto meno; non è stato mai e poi mai dimenticato. Anche se appare bene, sempre, ricordarlo: nella maggior parte dei film che Totò ha girato, durante la realizzazione di varie scene, non seguiva il copione, ma improvvisava…

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