Il 10 aprile di 45 anni fa usciva nei cinema americani uno dei cult movie anni ’80 un pò dimenticato
Dunque, da Richard Pryor a Billy Dee Williams, in questo caso, che il passo non è poi così breve e per un semplice motivo. Entrambi attori afroamericani ma con differenze totalmente nette. Il primo era un comico, che si vedrà rubare lo scettro di re della risata da una giovane leva che, proprio in quei primi anni ’80 stava incominciando a farsi notare. Non solo, intorno alla prima metà del decennio conquistò tutto e tutti con Beverly Hills Cop, stiamo parlando di Eddie Murphy.
Per quanto riguarda il secondo, ovvero Billy Dee Wiliams invece, già forte di esser diventato una star, come abbiamo ricordato ieri, per aver preso parte ai due episodi della prima e leggendaria trilogia di ‘Guerre Stellari’, per il ruolo di Lando Calrissian, è chiaro a tutti che non sarebbero stati, per non dire comici, almeno ironici.
Infatti, Billy Dee Williams, senza nulla togliere al mai dimenticato Richard Pryor garantiva una maggior affidabilità in un contesto di trama non solo più vicino al genere action, grazie alla presenza di Sly, ma anche da una sorta di estremizzazione delle atmosfere e dei toni ancor più cupi rispetto al progetto originale.
No, non stiamo facendo solo riferimento a quello che doveva essere il terzo capitolo di ‘The French Connection’, ma soprattutto ai primi due, datati 1971 e 1975. Quindi, un cambio di passo notevole in cui si trattava di un tema, sì internazionale, che non si pensava che avesse avuto, nella realtà, un’evoluzione devastante venti anni più tardi e proprio nella città di New York. Non a caso, entrambi i capitoli con Gene Hackman sono sempre stati ambientati nella Grande Mela.
Alla fine il film trovò il suo regista: infatti venne diretto da Bruce Malmuth, un nome che fino ad allora si era fatto notare solo ed esclusivamente per due titoli: il film collettivo ‘Fore Play’ e la serie televisiva e la serie televisiva ‘Abc Afterschool special’. Nove anni più tardi, lo stesso regista, dirigerà Steven Seagal nell’action movie ‘Duro da uccidere’ del 1990.
‘I Falchi della Notte’, nella sua essenza, costò solo 5 milioni di dollari, una cifra molto esigua si potrebbe dire; ma la prova del botteghino non fu superata in pieno. Infatti la pellicola, come si diceva un tempo, incassò, nella sua totalità, solamente venti milioni di dollari. Una cifra che, all’epoca, non rappresentava né un successo e né tantomeno un flop al botteghino, a differenza di oggi dove c’è più programmazione dei singoli progetti rispetto a oltre quaranta anni fa.
Una via di mezzo che, nonostante ciò garantì, comunque, alla stessa opera cinematografica, ricavata da un progetto totalmente differente, di diventare nel corso degli anni e decenni a seguire, uno dei primi cult del decennio targato 1980.
Se a distanza di ormai quarantacinque anni il film lo si ricorda di più per il terribile antagonista, il terrorista internazionale senza scrupoli, Reinhardt Heymar soprannominato Wulfgar, interpretato dall’allora esordiente Rutger Hauer, la fase sia di sviluppo che di montaggio ebbero diverse problematiche. Specialmente quest’ultima.
A quanto pare, in base alle cronache dell’epoca, il tutto partì da Sylvester Stallone il quale, reduce dai successi dei primi due Rocky, era già molto influente sotto la collina di Hollywood e in quello stesso periodo era già al lavoro per il terzo capitolo dedicato alla sua ‘creatura’, il pugile di Philadelphia, e per poi lavorare e fare suo a quello che sarà il suo secondo personaggio iconico della sua già carriera: Rambo.
Non solo, essendo ormai un pezzo grosso, sempre secondo le cronache dell’epoca, si narra che la famosa scena della metropolitana di New York non fu girata, inizialmente, dal primo regista selezionato dalla produzione. E nemmeno da colui che venne scelto per sostituirlo, Malmuth. Durante quel lasso di tempo in cui la troupe era sprovvista del director l’inseguimento venne girato dallo stesso Sylvester Stallone.
Diciamo che dopo il primo ‘Rocky’, il quale fra pochi mesi si celebreranno i cinquanta anni dall’uscita, la leggenda italo-americana sapeva già il fatto suo sul come districarsi nel doppio ruolo di attore e di regista.
Non solo. Non si sa se il personaggio di Deke Da Silva sia stato creato così come lo abbiamo conosciuto durante le fasi di scrittura oppure c’è stato lo stesso zampino di Stallone nel realizzare la versione che tutti noi conosciamo da quasi cinque decenni. Sembra, seppur alla lontana, un chiaro omaggio al leggendario agente di polizia Frank Serpico, realmente esistito e interpretato nel 1973 da Al Pacino, nel biopic omonimo del 1873. Basta vedere anche l’aspetto di Stallone e il modo in cui lo stesso personaggio agisce.
A distanza di 45 anni il film si può definire a tratti profetico. Realizzata venti anni prima del terribile 11 settembre 2001, l’opera cinematografica, seppur di fantasia, era ispirata non tanto ad alcuni episodi di attacchi esterni che stesso l’America ed altri paesi avevano subito dai terroristi. Quanto dall’angoscia interna che la stessa nazione a stelle e strisce iniziava ad avvertire verso quella minaccia incontrollata ed incontrollabile. Una minaccia ancora adesso molto attuale e non solo per il popolo americano.
‘I Falchi della notte’ fin da subito si è guadagnato la fama di poliziesco ad alta tensione e violento e se non ci fosse stata una sorta di guerra tra i montatori del film e lo stesso ‘Sly’, forse, sarebbe stato ancor più cupo e violento di come lo avremmo visto all’epoca e di come lo vediamo ancora oggi, se alcune scelte fossero state portate avanti nella realizzazione del progetto.
Scene che vennero girate veramente e non inserite, la maggior parte di ciò che venne realizzato, nel montaggio. Soprattutto, sempre tra lo stesso Sly, gli stessi montatori e il regista ci fu, persino, una disputa sull’ultima scena. Quella in cui Da Silva riusciva ad uccidere il terrorista interpretato da Rutger Hauer. Anche in questo caso, quegli attimi finali avrebbero dovuto essere ancor più crudi di come poi li abbiamo visti sul grande schermo. Ciò non ha comunque vietato di trasformare questo film in un cult indimenticato.