Esperienze artistiche e confronto di idee in una realtà culturale e sociale che inaugura una nuova visione del mondo
Abbiamo già affrontato il tema dei ‘Nazareni’ in queste pagine, ma ritorniamo volentieri sul tema per metterne in evidenza altri dettagli e, soprattutto per continuare a ragionare sul rapporto tra Italia e Germania, che, dal punto di vista artistico, è sempre stato molto fecondo nel corso dei secoli e soprattutto in età otto-novecentesca, fino ai più recenti sviluppi che sono imperniati su figure di grande rilievo, come Beuys o i Neoespressionisti tedeschi. Ma su tali temi ci riserviamo di ritornare in seguito, essendo nostro intendimento, in questa sede, introdurre la pittura dei Nazareni come contributo di carattere ‘purista’ sottolineandone gli spunti che essa offre di opportunità relazionali con l’ambiente ‘purista’ italiano e con le esperienze creative di ordine ‘romantico’.
C’è un dipinto, del 1828, opera di Friedrich Overbeck, che raffigura due giovani donne colte in un momento di amichevole scambio, probabilmente, di confidenze, quasi simile ad un dettaglio di ‘Sacra rappresentazione’.

F. Overbeck, Italia e Germanaia
È un dipinto manifestamente allegorico ed anche l’ambientazione paesaggistica alle spalle delle due donne contribuisce a sottolineare l’intendimento contenutistico del dipinto che mira a rappresentare i sentimenti di vicinanza culturale tra due paesi, Italia e Germania idealmente pensati come una relazione amichevole e fruttuosa.
Overbeck è un artista tedesco che fa parte di un importantissimo Movimento artistico, quello dei ‘Nazareni’, una comunità che sembra essere quasi monacale, per i rapporti molto particolari e profondamente identitari che legano, tra loro, i membri del sodalizio. Oltre Overbeck, ricorderemo almeno i nomi di Julius Schnorr von Carolsfield, Joseph A. Koch, Philip Veit, e, poi, Franz Pforr e Peter von Cornelius nonché altri più o meno vicini alle ‘regole’ morali ed artistiche della collettività.
Dal punto di vista creativo, la loro pittura risentiva delle sensibilità romantiche, ma con un indirizzo di fondo di stampo classicistico; ed essi, non a caso, possono considerarsi seguaci dell’orientamento estetico di Schlegel ed interpretano una linea creativa definibile, sinteticamente, di spiccato ‘purismo’, una linea che si rivolge idealmente all’età medievale di cui i Nazareni interpretano un intendimento fuori della realtà storica oggettiva e profondamente idealizzato.

G. Mancinelli, Mosé salvato dalle acque
A loro noi vorremmo suggerire che bisogna guardare come fondatori della pittura nostra contemporanea, giacché essi seppero condurre un’esperienza di astrazione concettuale – o fors’ancor meglio eidetica – che anticipa molte istanze della nostra contemporaneità: in primis, quella di privilegiare sì l’aspetto formale, ma anche di considerare l’impegno creativo profondamente finalizzato alla pregnanza del messaggio, che per loro era intensamente legato ad una sensibilità ‘mistica’.
Non furono oggetto di apprezzamento né dello stile di vita (vestivano lunghi sai, avevano capelli lunghi sulle spalle, vivevano tutti insieme nell’antico convento di Sant’Isidoro a Roma), né dello stile artistico, che fu deriso da parte di personalità come Goethe, Hegel o Camuccini; ma essi furono, di contro, apprezzati da alcuni artisti italiani di ispirazione ‘purista’, come Pietro Tenerani, Tommaso Minardi, Luigi Mussini, Giuseppe Mancinelli, Vincenzo Morani e lo stesso Domenico Morelli prima della sua svolta de Gli Iconoclasti.
Il capitolo ‘purista’ italiano, che dai pochi nomi indicati si rivela espressione di una sensibilità creativa che pervade tutta la Penisola, da Nord a Sud, è particolarmente suggestivo, giacché si affianca ad un diverso modo di interpretare l’indirizzo ‘romantico’, al quale potevano fornire abbrivio, ad esempio – qui ci muoviamo per semplificazioni – la prospettiva lombarda (Hayez) o la pratica ‘posillipista’ napoletana (G. Gigante).

V. Morani, Gloria di S.Romualdo, 1857, Cava de’ Tirreni Abbazia
Il dipinto di Overbeck da cui abbiamo preso le mosse è, quindi, qualcosa di più importante e significativo di una ‘semplice’ creazione allegorica: esso è una testimonianza tangibile di una sensibilità culturale che lega Italia e Germania, sul cui spessore può essere utile approfondire l’analisi, osservando come questa relazione culturale e morale trovi riscontro anche, ad esempio, in una sensibilità filosofica di marca idealistica che va a permeare la concezione italiana, discendendo da Hegel e giungendo fino a Croce ed ai suoi stanchi epigoni.
Ma occorre aggiungere anche dell’altro: che, come abbiamo già detto, la consistenza ‘purista’ può essere considerata il caposaldo di fondazione della prospettiva d’avvio dell’arte contemporanea, proprio per il suo essere una visione sintetica di ansiti ‘classicistici’ (e, quindi di approccio ‘dispositivo’ alla creatività) e di sensibilità ‘espressiva’ (e, quindi, di un indirizzo potenzialmente ‘eslege’, di esuberanza psicologica e morale).
Il capodopera dei Nazareni è senz’altro il complesso decorativo del Casino Giustiniani a Roma (1817-1829) con Rappresentazioni allegoriche di grandi poemi di Dante, Tasso ed Ariosto: e qui si distinguono la nettezza delle profilature disegnative, la complessità compositiva, l’ordine programmatico e la lucidità di visione.

Casino Giustiniani, Sala di Dante
Un capolavoro progettuale, un lavoro d’intesa intersoggettiva reso possibile da una condivisione di intendimenti e di prospettive tra membri della comunità, ma anche uno straordinario punto di avvio per esperienze più avanzate: quelle stesse di cui si sarebbe reso protagonista Domenico Morelli, inaugurando una concezione moderna ed aggiornata di una sensibilità ‘storicistica’, di cui possono cogliersi le prime premonizioni già in Costanzo Angelini e non meno, in Camillo Guerra.

F.L.Catel, Il Vesuvio da Napoli
A questo punto, giova introdurre, in limine, la personalità di un altro grande artista tedesco, Franz Ludwig Catel, che può essere considerato il punto di contatto tra varie istanze creative che animano gli anni del primo ‘800, tra cui la pittura del cosiddetto ‘Grand Tour’ e le sensibilità paesaggistiche di ordine romantico. Non a caso la sua pittura, che si accostò anche al ‘purismo’ nazareno, e che ebbe modo di esaltarsi nella raffigurazione del paesaggio napoletano e meridionale, oltre che romano, può essere valutata come un ponte ideale tra una concezione neoclassica tedesca e il fervore del primo romanticismo italiano fortemente caratterizzato dalla luminosità solare del Sud, come seppero intendere i ‘Posillipisti’.