Il 4 Aprile del 1986 il telefilm cult anni ’80 terminava apparentemente senza un vero finale
In tempi non sospetti ne avevamo già parlato. Era il 26 settembre del 2022. Giusto quattro anni fa. No, per l’occasione non realizzammo uno speciale in tre parti e neanche un reportage di cinque appuntamenti. Ma quasi un anonimo articolo per celebrare, quasi un quadriennio fa, i quaranta anni dal primo episodio di questa serie televisiva. Un pilot, come veniva definito un tempo. Oggi, invece ci stiamo avvicinando ai quaranta quattro anni da quell’esordio ma il numero 40 ricompare ancora per un’altra occasione, più malinconica ma sempre rilevante.
Prima di svelare il vero motivo dello sviluppo di questo speciale interamente dedicato allo show televisivo, torniamo nuovamente al quintultimo giorno del settembre 2022 per ricordarvi come esordimmo quel giorno: Chissà quanti di voi negli anni ’80 sognavano d’indossare una giacca di pelle e girare per le strade della vostra città, per non dire in qualche strada deserta, a bordo di un Trans Am Pontiac 2000 Firebird completamente nera? Crediamo che tutti voi rispondereste in maniera positiva. Perché questa semplice domanda? Il 26 settembre di quaranta anni fa, quindi del 1982, sul canale Nbc andava in onda un telefilm con due protagonisti particolari. Si, due. No, non era una coppia alla ‘Starsky e Hutch’ o i fratelli ‘Simon e Simon’, uscito l’anno precedente, nel 1981, o ancora come HardCastle and McCormick, uscito l’anno successivo, nel 1983.
I due protagonisti, nella loro essenza, formavano una coppia davvero particolare; una coppia costituita da un uomo ed una macchina. A differenza, però, di quanto si potrebbe immaginare, in un primo momento, il veicolo, soprattutto, era la vera attrazione dello show televisivo; tant’è che quando la serie televisiva giunse in Italia, si optò di modificare il titolo originale con un più attrattivo ‘Supercar’, rispetto alla natura solitaria del protagonista umano: Knight Rider.
Semmai ci volessimo soffermare sulla traduzione, anche troppo letterale del titolo scopriremmo che non avrebbe alcun senso logico, visto che le due parole, nella nostra lingua ed in contesti diversi, hanno lo stesso significato: cavaliere. In maniera più precisa, il vocabolo ‘rider’ indica qualcuno che viaggia. Dunque, ‘Knight Rider’, sta per ‘Cavaliere che viaggia’ o ‘Cavaliere viaggiante’ contro il crimine.
Per una miglior comprensione si è poi optato, sempre in ambito traduttivo, nel più semplice ‘Cavaliere della strada’. Il cavaliere della strada, in quel telefilm degli anni ’80, era rappresentato da Micheal Knight, interpretato dall’attore David Hasselhoff; l’eroe solitario lavorava per conto della Fondazione Knight, un’organizzazione avente lo scopo difendere i diritti civili e garantire il rispetto della legge. Il suo compito, dunque, era quello d’intervenire quando le stesse forze dell’ordine non riuscivano a garantire la sicurezza o l’applicazione della legge in favore e in difesa di vittime innocenti di reati.
Per contrastare il crimine e per garantire che il suo agente molto particolare raggiungesse lo scopo prefissato, la stessa organizzazione per il rispetto della legge, quindi dei diritti civili, realizzò il Knight Indutries Two Thousand, una sigla internazionale con la quale s’indicava un computer sofisticato posizionato al posto di un normale cruscotto della fuoriserie.
Lo stesso computer conferiva capacità alla vettura di compiere impensabili acrobazie, come salti spettacolari, rimanere sospesa su due ruote o ancora guidare senza la presenza del conducente al posto di guida. Senza dimenticare la capacità di avere una voce ed elaborare pensieri ed esternali per comunicare con il pilota. La sigla internazionale, a sua volta, aveva anche un acronimo che divenne, per tutti i telespettatori che seguivano lo show televisivo, un nome vero e proprio: K.I.T.T.
La Pontiac, però, inizialmente apparteneva ad un tenente della polizia il quale, durante un’azione di pedinamento, viene quasi ucciso, colpito al volto da un proiettile e lasciato moribondo in mezzo al deserto. Micheal Long, questo il nome del poliziotto, viene salvato proprio dalla Fondazione, esattamente dal suo fondatore in persona: Wilton Knight.
Sfigurato in volto, Micheal Long si trova costretto a cambiare la propria identità per continuare a combattere chi gli ha quasi fatto la pelle, che sarebbe lo stesso nemico della Fondazione. Non solo cambierà nome, ma anche volto. Sono questi in sostanza gli elementi fondanti della trama del pilot di questa serie televisiva. Come ormai ben sappiamo e come vi abbiamo ricordato più volte, all’epoca quando veniva inaugurata una qualsiasi serie televisiva, era quasi usanza realizzare un film per la televisione che introduceva la storia e i personaggi principali, il pilot, appunto.
Dopo quel film andato in onda il 26 settembre di 44 anni fa, ormai, vennero prodotti altri 89 episodi per un totale di 90 appuntamenti settimanali. Non mancarono i cosiddetti episodi speciali, quelli realizzati nella stessa lunghezza di un pilot in cui, alcune volte, emergevano altri particolari della storia principale non emersi durante il primo episodio.
Prima di andare oltre con ulteriori dettagli della serie, arrivati a questo punto ci sembra giusto giustificare anche il titolo del nostro speciale, riprendendo quanto abbiamo già affermato in precedenza. Ovvero che il numero 40 torna anche in questa occasione, ma non più come celebrazione di inizio, non più come data di inaugurazione dello stesso telefilm, ma, purtroppo, come commiato da parte dei due protagonisti nei confronti del pubblico, prima americano, e poi quello mondiale.
Un commiato non proprio voluto, non nel modo in cui avvenne, improvviso e che lasciò l’amaro in bocca a tutti coloro che erano rimasti folgorati non solo dalle avventure ideate dai vari sceneggiatori, ma soprattutto, ripetiamo, dalla vera attrazione dello show televisivo: la macchina, la Trans Am Pontiac 2000 Firebird nera fiammante.
Il 4 Aprile del 1986, sempre sulla Nbc, andò in onda l’episodio dal titolo originale ‘Vodoo Knight’, ma da noi con la traduzione ‘La spedizione maledetta’. Al di là della trama, che nella sua essenza, non possedeva nulla di particolare, l’episodio finì in modo anonimo, senza lasciar presagire, all’interno della storia, che avrebbe rappresentato il finale della serie in generale.
Eppure, secondo molti, la chiusura del telefilm, al di là del fatto che fosse stata annunciata, nella trama era già avvenuta. Il punto, però, che nessuno si accorse dell’inversione, voluta, di alcuni episodi, in cui l’ultimo non doveva essere quello finale e l’episodio numero 12 doveva rappresentare l’ipotetica conclusione…