Il 4 aprile del 1976 usciva nella sale americane il film capolavoro con Robert Redford e Dustin Hoffman
Ritorniamo a quella notte. Ritorniamo al sesto piano del Watergate Hotel, per la precisione nella sede del comitato elettorale del Partito Democratico ed esattamente nel momento in cui quei cinque uomini vennero prima scoperti e poi arrestati. Bernard Barker, Virgilio Gonzales, Eugenio Martinez, James W. McCord jr e Frank Sturgis, questi i nomi dei cinque uomini che furono scoperti da una guardia interna al complesso Watergate.
Frank Wills, questo il nome della guardia giurata, s’insospettì che alcune persone erano penetrate furtivamente quando trovo del nastro adesivo su una porta situata tra il pozzo delle scale ed il parcheggio sotterraneo. Tale marchingegno avrebbe dovuto evitare, ai cinque, di non avere troppi problemi nell’uscire dopo aver commesso l’atto illecito nella sede del partito Democratico. Purtroppo, per loro, l’escamotage non andò a buon fine venendo scoperti in flagranza di reato.
Una volta identificati, gli inquirenti scoprirono un dettaglio che spiazzò i molti che, in un primo momento, si trovarono ad indagare: i cinque facevano parte per la rielezione del Presidente degli Stati Uniti. I sospetti vennero alimentati da alcune manovre e frasi compiute ed esternate quasi alla luce del sole e improvvide per coprire gli stessi cinque. Dunque, si stava svolgendo una manovra di insabbiamento e non solo per salvare quelli che sembravano dei normali malviventi o ladri da strapazzo, ma dei collaboratori dell’allora Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon.
Per comprendere al meglio la stima che gli americani avevano di Richard Nixon basta ricordare una battuta di un film, uscito quindici anni dopo a quella notte e tredici anni dopo le sue dimissioni, in cui si ricordava uno dei primi anni peggiori del conflitto in Vietnam. Saigon, 1964. Uno speaker radiofonico della marina militare viene messo sotto accusa dai superiori per una parodia troppo spinta dell’ex vicepresidente. Il più alto in grado risponderà in questo modo, quando verrà sottolineato che Nixon è un galantuomo ed una persona rispettabile: “non dire fesserie, con tutte le merdate che ha fatto ci si può fertilizzare anche il Sinai”.
In quella scena c’erano tre attori: Bruno Kirby, J. T. Walsh e Noble Willhingham. Quest’ultimo divenne anche famoso per essere l’amico di Ranger Cordel Walker, nella famosa serie televisiva: Walker Texas Ranger.
Il titolo del film? ‘Good Morning, Viet-Nam’. Lo speaker radiofonico, realmente esistito, era conosciuto con il nome di Adrien Cronauer ed era interpretato dall’indimenticato Robin Williams. È vero, direte voi cari lettori, è solo la battuta di un film, ma che rende perfettamente sia la sensazione e l’idea di come fosse amato e rispettato in patria dopo quelle dimissioni; quanto fosse amato e rispettato dopo quello lo scandalo che nessuno gli ha mai perdonato.
Ma il caso, in sostanza, come effettivamente scoppiò? Cosa determinò la scoperta del collegamento tra quei cinque uomini con l’uomo più potente della Terra? Cinquantadue anni dopo bisogna ringraziare, nel vero senso del termine, due cronisti molto in gamba che lavoravano per il Washington Post; e da qui iniziamo ad entrare anche nel merito cinematografico.
A distanza di tempo i loro nomi, ormai, sono paragonabili alla stessa stregua di quelli star che operano e lavorano sotto la collina di Hollywood e che lo stesso mondo in celluloide ha ispirato per ben due volte nella stessa storia del cinema. Ma anche in questo caso e come sempre andiamo con ordine.
I due cronisti sono conosciuti come Bob Woodward e Carl Bernstein. Entrambi, tra la fine del 1972 e fino al 1974, diedero vita ad una delle inchieste giornalistiche più interessanti della storia, non solo. Da quella che pareva un’interminabile serie di articoli venne realizzato un bestseller che ricevette, come logico che fu, il Premio Pulitzer. Il libro vide una prima pubblicazione il 15 giugno del 1974. Quindi due mesi prima delle storiche dimissioni. Le storiche dimissioni, appunto.
Quell’inchiesta, prima, e quel libro, poi, rappresentarono per lo stesso Nixon una vera e propria bomba mediatica dalla quale non riuscì in alcun modo a salvarsi. Due anni più tardi alla vicenda il mondo del cinema, una prima volta, ci mise lo zampino.
Infatti, il grande schermo fu letteralmente ispirato da ‘Tutti gli uomini del Presidente’, titolo del libro inchiesta, che decise di rendere la pellicola, interpretata da Dustin Hoffman e Robert Redford, nei panni dei due cronisti del quotidiano della capitale, omonima.
Diretto da Alan J. Pakula ed uscito il 4 aprile del 1976, il film ripercorre, fedelmente, le fasi dell’inchiesta ottenendo un incredibile successo di pubblico e di critica e non solo. Il film venne candidato a ben otto premi oscar, ottenendone solamente, si fa per dire, la metà, tra cui a Jason Roboards. Quest’ultimo già visto nel 1968 nel ruolo dell’amico di Charles Bronson nel leggendario ‘C’era una volta il west’.
Andiamo a vedere meglio non solo le candidature ma anche le statuette conquistate: Miglior attore non protagonista, Miglior sceneggiatura, Miglior scenografia, Miglior sonoro, miglior film, miglior regista, miglior attrice non protagonista e miglior montaggio.
Le quattro statuette conquistate riguardavano: come già detto a Jason Roboards, come attore non protagonista; a William Goldman, per la miglior sceneggiatura non originale; a George Jenkins e George Gaines per la miglior sceneggiatura e ad Arthur Piantadosi, Les Fresholtz, Dick Alexander e Jim Webb per il miglior montaggio sonoro.
Ci sarebbe molto da dire e da raccontare sulla lavorazione di questo film e nonostante tutto, soprattutto in questo caso, vale ancora l’espressione, anche in riferimento alle varie opere, sia letterarie che cinematografiche passate sotto la nostra lente d’ingrandimento, che la finzione è la finzione, la realtà è la realtà.
Non togliendo assolutamente nulla dell’esatta ricostruzione che l’opera cinematografica, di Alan J. Pakula, ha fatto della vicenda oggetto di questo reportage, ma questo pensiero deve essere esteso anche ad altri momenti storici non solo trattati ma soprattutto ricordati.
Dopo un breve digressione torniamo ad occuparci di quello che successe dopo quella notte del 17 giugno del 1972. Anzi, sarebbe meglio dire se fosse successo veramente qualcosa? Intendiamoci senza essere sibillini. Vogliamo dire, aggiungendo un dettaglio non proprio di poco conto, che gli Stati Uniti, proprio in quell’anno aveva visto la perdita improvvisa dello storico capo del Federal Bureau of Investigation, l’Fbi in poche parole…