Un interessante excursus storico che ci permette di scoprire l’evoluzione sia della pittura che della fotografia

Nel secolo dell’Ottocento la pittura raggiunge il suo più alto grado di perfezione formale, pervenendo ad una capacità di restituzione dell’immagine della realtà che raggiungerà i suoi vertici più alti soprattutto nella seconda metà del secolo.

Ma, tutto ciò non basta a tenere al riparo la pittura dalla sua crisi incombente, che trova la sua causa profonda nella introduzione di uno strumento innovativo per la produzione di immagini della realtà fenomenica: la fotografia.

Cosa ha la fotografia di particolare che la distingue e la mette in condizione di proporsi, con successo, come ineluttabile antagonista della pittura? Giovano, a vantaggio della fotografia, tre importanti dirimenti, che sono semplicemente riassumibili nelle tre parole di tempo, risparmio, fedeltà.

Se esaminiamo ciascuna di queste parole, osserveremo subito che la fotografia ha tempi di realizzazione incomparabilmente più brevi rispetto a quelli della pittura. In conseguenza di ciò, anche i costi si abbattono, con grande vantaggio del pubblico, che scopre l’opportunità di un notevole risparmio economico, risparmio che non sconta una caduta di qualità sul piano della fedeltà riproduttiva della realtà, giacché, anzi, la restituzione d’immagine fotograficamente  realizzata si rivela particolarmente accurata e decisamente convincente.

Avviene qui, allora, che la pittura scopre che possiede, alla base del proprio darsi, non soltanto una peculiarità ‘raffigurativa’, ma anche una qualità ‘rappresentativa’.

E, se la prima vale a dare testimonianza di riconoscibilità del soggetto raffigurato, la seconda vale a conferire pregnanza psicologica alla immagine, dotandola di una ricchezza di afflato morale che travalica l’immediatezza della fedeltà riproduttiva.

Su tale dato farà leva, allora, il nuovo modo di concepire l’opera d’arte che scopre la possibilità di divaricare, nel contesto del manufatto artistico, la ‘raffigurazione’ dalla ‘rappresentazione’, andando a scoprire, con le cosiddette :Avanguardie Storiche’, che inaugurano il secolo del Novecento, che è possibile muovere ad una indagine del reale che non si fermi al dato superficiale della apparenza empirica e che si volga, invece, a scandagliare le ragioni profonde che costituiscono il motivo saliente dei ‘contenuti’ propri che ad ogni immagine s’appartengono.

Ciò apre le porte alla scoperta di una opportunità realizzativa di opere che abbiano carattere aniconico, alla cui realizzazione concorrono numerosi fattori compositivi ed ispirativi che, resi liberi dell’obbligo ‘raffigurativo’, possono indirizzarsi a produrre muove prospettive di orientamento creativo.

Si profilano, in particolare quattro linee di intervento, che potremo considerare come le grandi matrici dell’arte del secolo del ‘900 e, comunque, ancora oggi valide e permeanti: la scomposizione dell’immagine del reale; la analisi della fenomenologia del reale; la interpretazione eidetica del vissuto personale e delle cose; la carica espressiva del coinvolgimento soggettivo. 

Alla stregua di tali linee di intervento si configurano i quattro indirizzi fondamentali dell’arte contemporanea, che sono il Cubismo, l’Astrattismo, il Concettualismo, l’Espressionismo.

Non sfuggirà, evidentemente, che tale contesto sembra non tenere conto della consistenza empirica della restituzione ‘figurativa’ della realtà fenomenica.

Ed, infatti, tale istanza ‘figurativa’ andrà a collocarsi in secondo piano, scoprendosi essa tutt’altro che indispensabile per l’intelligenza di una fenomenologia creativa, che, ormai, libera dell’ obbligo di ‘raffigurare’ la consistenza del ‘significato’ del dato, può rivolgersi ad interpretare, di quello stesso dato, invece, il suo ‘senso’.

Ovviamente, si aprono nuove alternative che affiancano quelle di ‘raffigurazione’ e ‘rappresentazione’: e sono quelle che dirimono, ad esempio, tra ‘significato’ e ‘senso’, ma anche tra ‘aniconismo’ e ‘figurazione’, avendo conto, peraltro, dell’affacciarsi di ulteriori distinzioni che separano la cultura di impianto rigorosamente ‘contenutistico’ da quella di carattere ‘formale’. Tutti temi, questi, cui occorrerà destinare una più puntuale attenzione riflessiva.

 Nelle immagini (di fonte di pubblico prelievo WP) foto di Nadar e Man Ray

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