Il 5 marzo del 1981 uscì nelle sale italiane il primo film di Massimo Troisi

Si, era l’unico modo per introdurre almeno una delle due figure fondamentali nella carriera dello stesso Massimo Troisi. Per paradosso è proprio uno dei componenti del trio ‘La Smorfia’ ad aprire il film con quel ‘Gaetano’ urlato in maniera quasi ossessiva, ma simpatica, che lancia un chiaro e preciso biglietto da visita a chiunque stia vedendo il film. Stiamo parlando di Lello Arena, il quale, contrariamente ad Enzo De Caro, lavorerà con il suo amico ad altri titoli come: No grazie… il caffè mi rende nervoso, dell’anno successivo; Scusate il ritardo, uscito due anni dopo all’esordio cinematografico.

L’altra figura di fondamentale importanza nella carriera di Troisi, sia come amicizia, sia come tragico destino, sia dal punto di vista professionale era rappresentata dell’altrettanto mai dimenticato, suo grande amico, Pino Daniele, il quale gli firmò quasi tutte le colonne sonore dei suoi film. Partendo proprio da Ricomincio Da 3, il sodalizio proseguì con ‘Scusate il Ritardo’, ‘Le vie del Signore sono finite’ e l’ultimo grande capolavoro, sempre come soundtrack per il suo amico, quel singolo dal titolo ‘Quando’ mediante il quale permette di legarlo, nell’immediato, al film del 1991, Pensavo Fosse amore invece era un calesse.

Non sarebbe neanche opportuno, proprio in questa occasione, specificare una nostra espressione con la quale abbiamo fatto riferimento al tragico destino di questi due grandi artisti, talenti unici della recitazione, sia del teatro e sia del cinema, e della musica, un perfetto ibrido tra tradizione napoletana e quella americana.

Un destino che si è compiuto, per i due amici, nel giro di dieci anni l’uno dall’altro: Massimo Troisi il 4 giugno del 1994 e Pino Daniele il 4 gennaio del 2005. Entrambi ci hanno lasciato troppo presto per problemi cardiaci. Infatti, non era opportuno ricordare questo dettaglio; ma purtroppo non è tanto il dovere di cronaca, quanto sia inevitabile ricordarlo.

Al di là di ciò, le note della chitarra di Pino Daniele aprono e chiudono il film e nel mentre lo accompagnano anche in qualche altro momento particolare. Un film, quello di Troisi, che ebbe ben 400 milioni delle vecchie lire per quanto riguarda il budget e ben sei settimane di riprese per poi mostrarlo al pubblico italiano. Ecco, soffermiamoci su questo punto, ci sarebbero delle leggende metropolitane intorno a ‘Ricomincio da 3’, secondo cui ci riporterebbero una sorta di totale disinteresse per l’opera prima.

Infatti, si narra che fu lo stesso Fulvio Lucisano a portare, di persona, la ‘pizza’ che conteneva la pellicola del film in una sala cinematografica di Messina. Altra precisazione doverosa per tutti i cultori e no del gergo cinematografico. Ovviamente con il termine ‘pizza’ la mente ci riporta al plelibato piatto nato proprio nel Regno di Napoli, eppure in gergo tecnico, un tempo, con quella parola si indicava il contenitore, rotondo proprio come il famoso piatto, nel quale si conservavano le pellicole dei film. Non solo, ci sarebbe anche un ulteriore dettaglio in relazione all’uscita proprio di questo lungometraggio anni ’80: la data di rilascio.

La maggior parte dei siti interamente dedicati al cinema riportano, come abbiamo fatto anche noi, la data del 5 marzo del 1981; eppure, qualche altro blog indicherebbe comunque lo stesso mese e lo stesso anno con il giorno 12; dunque si tratterebbe solo di sette giorni in più. Forse l’aneddoto legato a Fulvio Lucisano è legato proprio alla data del 5 marzo? Mentre l’uscita vera e propria risalirebbe veramente ad una settimana più tardi?

Poco male. Anche se per una volta fossimo anticipati non cambierebbe per nulla sostanza, siamo comunque nel periodo giusto, nel mese giusto per celebrare finalmente Massimo Troisi e il suo cinema che nel tempo è diventato immortale. Appunto, questo aggettivo che non citiamo spesso. Siamo frequenti ad usare parole come ‘leggendario’ o addirittura di ‘mitico’. Ma come sapete tutti, il penultimo vocabolo è quello di cui fruiamo spesso nei nostri speciali e reportage.

Eppure, il termine leggendario, in questa occasione non lo abbiamo quasi mai trascritto. No, non è perché lo stesso Massimo non sia leggendario al pari di altre figure cinematografiche che in passato sono state celebrate dal giornale. No, al contrario; forse per lui c’è qualcosa di ancor più sacro, di un qualcosa o un elemento legato ad una sorta di parabola totalmente differente rispetto agli altri suoi illustri colleghi, passati anche loro a miglior vita troppo presto purtroppo.

Sarà per quella sfortuna che lo ha raggiunto nel momento più interessante della sua carriera? Nel senso che dopo anni di commedie o comunque di film apparentemente leggeri, di battute comiche, ma con profondi messaggi capaci di arrivare a chiunque, nonostante qualcuno lo considerasse incomprensibile per il suo modo di parlare la lingua napoletana, la figura dello stesso Troisi sembra esser cristallizzata in una sorta di aura mistica.

D’altronde fino a ‘Il postino’ il suo curriculum sia nel mondo dello spettacolo e sia nel mondo del cinema lo considerava, erroneamente, solo ed esclusivamente come un comico.

Partiva, sì, dalla comicità. Ma era una comicità più profonda di quello che si potesse immaginare. Su di lui potremmo realizzare più di un reportage con la consapevolezza di scoprire dettagli o elementi nuovi, non ancora passati sotto la nostra lente d’ingrandimento. La sua maschera, perché Massimo Troisi è una maschera napoletana, è sempre stata accostata a quella di Eduardo De Filippo. Figura, quest’ultima, ben più istituzionale ed ingombrante.

Nella stessa epoca del leggendario drammaturgo scomparso nel lontano 31 ottobre del 1984, c’era anche un’altra grande maschera: Totò. Nel corso della sua breve, ma intensa carriera, Massimo Troisi è riuscito, chissà quanto volontariamente, a caricarsi sulle spalle quelle due immense eredità compiendo la triplice missione di far ridere, di far riflettere, proprio con l’arma della risata e sia, anche, di commuovere. Ma di quest’ultimo passaggio, quanto capacità artistica, è doloroso per tutti.

Troisi ci lasciò il giorno dopo aver completato le riprese del suo ultimo film e fino adesso, lo sappiamo, sembra che stiamo uscendo ‘fuori traccia’, per non dire ‘fuori trama’; no, credeteci: non è così. Anche perché manca ancora un pezzo fondamentale per completare questo reportage…

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