Il 5 marzo del 1981 uscì nelle sale italiane il primo film di Massimo Troisi
La trama di Ricomincio da 3, nella sua essenza, è molto semplice, quasi irrilevante se poi non si nota il modo in cui è stato sviluppato successivamente. Il protagonista principale si chiama Gaetano il quale, stanco dalla vita di tutti i giorni o comunque della vita di provincia che lo circonda decide, ad un certo punto della sua vita, di viaggiare. Attenzione, ripetiamo la parola: viaggiare.
Nel suo intento ci sarebbe anche il desiderio, non tanto nascosto, di cambiar vita, nonostante all’apparenza appare molto pigro e quasi svogliato. Così, lascia il lavoro come venditore ambulante che svolge sui treni e amici per andare a Firenze, dove ci sono alcuni parenti che lo ospitano.
Il suo viaggio, fin dall’inizio, si trasforma in una sorta di pseudo avventura in cui gli accadono diverse situazioni tra il drammatico ed il comico, come quando chiede il passaggio in autostrada ad un conducente con tendenze suicide. Per poi ritrovarsi in un ospedale, reparto psichiatrico, dopo aver convinto da colui che gli ottenuto il passaggio in auto, di non uccidersi.
Esattamente, nell’attesa, si ritrova in una stanza con un altro personaggio bizzarro, buffo e con evidenti problemi mentali che pronuncia una battuta che con il tempo diventerà un vero e proprio tormentone. Ed è comunque in quel momento ben preciso del film che incontra un’infermiera con il quale avrà una relazione. Ma per il momento ci fermiamo qui e come sempre andiamo con ordine.
Raccontato in questo modo è chiaro che non stiamo rendendo giustizia alla prima opera cinematografica di Massimo Troisi, soprattutto e come sempre ci stiamo facendo aiutare con i video condivisi da Youtube rendere ancor di più il senso delle nostre parole e, allo stesso, tempo introducendo anche la parte in cui andiamo a celebrare la composizione del cast del suo primo film.
Infatti, i tre momenti che abbiamo ricordato durante il riassunto della trama appartengono a tre scene differenti in cui fanno il loro ingresso tre nomi di un certo spessore del cinema italiano, nonostante che per due di loro si parla di una sorta di comparsata: stiamo parlando, in ordine di apparizione, di Michele Mirabelli, Marco Messeri e Fiorenza Marchegiani.
Quest’ultima ricopre il ruolo più rilevante rispetto ai suoi due colleghi, visto che presta il volto al personaggio femminile che farà battere il cuore di Gaetano, nome del personaggio di Massimo Troisi. Marta, il nome del personaggio della Marchegiani, catapulterà lo stesso Gaetano in un amore tutto diverso, più maturo, meno chiuso e più aperto a determinate scelte di vita.
Tornando ai primi due nomi menzionati, Michele Mirabelli, il quale ha ricoperto il ruolo dell’aspirante suicida, nel corso della sua lunghissima carriera, oltre ad essere un noto conduttore televisivo, conosciuto anche con il famoso appellativo di ‘Professor Mirabelli’, è stato persino sia un regista che un attore.
Per quanto riguarda Marco Messeri, il volto del simpatico malato mentale in una delle scene condivise precedentemente nel corso di questa seconda parte del reportage, ha sempre svolto ruoli secondari o comunque da caratterista e prendendo parte, in più occasioni, in altri progetti cinematografici con Massimo Troisi.
Si ricordano: Le vie del Signore sono Finite, del 1987 e Pensavo fosse amore invece era un calesse, del 1991 e di cui fra qualche mese celebreremo anche i trentacinque anni dall’uscita di quello che risultò essere il penultimo film dell’attore di San Giorgio a Cremano.
Ma le particolari partecipazioni di volti più o meno noti in questo film non finiscono mica qui; no, c’è ancora tanto da dire, da scoprire e da analizzare e lo facciamo riprendendo, almeno in parte, il riassunto della trama sviluppata in maniera semplice e lineare dallo stesso Troisi ed Anna Pavignano.
Dopo quella duplice disavventura e l’incontro che in seguito gli cambierà la vita, Gaetano si stabilisce, solo per un po’ di tempo, dalla Zia che vive con una sorta di predicatore americano il quale, dopo qualche tentennamento, lo convince a seguirlo in uno dei suoi giri porta a porta nel portare la parola di Gesù. Ed è in quest’altro momento preciso del film che il suo ingresso un altro attore che rimarrà per sempre nell’immaginario collettivo non solo per la sua interpretazione in questa scena, ma anche per la reazione dello stesso personaggio di Massimo Troisi.
Si, l’abbiamo condivisa, non potevamo fare altro. Raccontarvela non le avrebbe reso giustizia ma, soprattutto e in maniera diretta, ci permette anche, nel proseguo di questo reportage, di analizzare determinati punti che sembrano quasi scollegati l’uno dall’altro; punti che sono, a loro volta, trattati ed affrontati in un modo più unico che raro, in un modo del tutto originale in cui, lo stesso attore e regista, riesce, con molta semplicità a strappare più di una risata nello spettatore; ma anche su questo dettaglio ci ritorneremo presto.
Nella scena appena condivisa, Gaetano cerca di aiutare il povero Robertino plagiato da una madre ultra conservatrice, personaggio che aveva il volto di un altro grande nome del cinema italiano e che ci ha lasciato qualche anno fa, Renato Scarpa. Lo stesso Scarpa, tredici anni più tardi prenderà parte all’ultimo e struggente lavoro di Massimo Troisi, Il Postino del 1994. Ma questa è tutt’altra storia di cinema.
Rimanendo nell’anno 1981 e, quindi, focalizzando la nostra attenzione sull’esordio cinematografico dello sfortunato talento natio di San Giorgio a Cremano, ci sono ancora tanti dettagli che non abbiamo ancora analizzato o quantomeno affrontato. D’altronde, fino adesso, ci siamo soffermati su un paio di scene, apparentemente non tanto rilevanti, ma che nell’economia del film, non solo in quanto a momenti comici o ironici, ma soprattutto per quei messaggi tanto fondamentali, tanto diretti e indiretti, che formano e rappresentano un unico discorso che lo stesso attore e regista voleva rivolgere al pubblico italiano.
Non abbiamo analizzato, ancora, o quantomeno precisato il budget che ammontava per le riprese e, soprattutto, quanto tempo sono durate le riprese. Senza dimenticare che in questo cast molto bene assortito, di caratteristi e interpreti navigati, lo stesso Troisi, in quella sua prima avventura cinematografica, venne affiancato da uno dei due componenti de ‘La Smorfia’ e non solo…