Tra sorrisi riflessioni il film di Carlo Verdone, uscito il 20 febbraio del 1981, ancora oggi rappresenta una delle pietre miliari della commedia all’italiana
Una conclusione che ci pone una domanda neanche tanto scontata: tutti quanti vogliamo che il personaggio di Irina Sanpiter, doppiata tra l’altro per attribuirle il classico accento torinese dall’attrice Solvejg D’Assunta, che ad un certo punto molli di sana pianta il maniacale Furio Zoccano, che se lo merita pure tra le altre cose, eppure, quando accade, si avverte una sensazione agrodolce, di una gioia non proprio piena nonostante tutto quello che si è visto nello schermo. Anche per voi è così?
Di tutt’altro tenore è invece il finale dell’episodio del secondo personaggio che andiamo ad analizzare, ovvero quello del bonaccione ed ingenuo Mimmo, che nel film precedente era conosciuto con il nome di Leo. Anche questa figura, da parte dello stesso Carlo Verdone, venne mostrata la prima volta, al pubblico italiano, durante la leggendaria trasmissione televisiva della Rai ‘Non Stop’.
Se durante lo svolgimento dell’episodio di Furio Zoccano, il medesimo con la famiglia, si incontrano e si incrociano ben due personaggi, quello del latin lover e quello del camionista nella scena dell’incidente, con Mimmo lo stesso conducente dell’autoarticolato diventa più ricorrente rispetto al primo caso. Non solo, tale personaggio, conosciuto come Er Principe, aveva il volto dell’indimenticabile e leggendario caratterista Mario Brega, scomparso il 23 luglio del 1994.
E da questo momento in poi, cari lettori, questo reportage potrebbe essere piuma o addirittura ferro. Si, proprio come l’altrettanto leggendaria frase pronunciata dallo stesso attore romano durante la scena della siringa con l’altro volto della città di un tempo, quello di Elena Fabrizi, meglio conosciuta con il suo nome d’arte: Sora Lella, la sorella di Aldo Fabrizi.
E prima di proseguire il discorso, soffermiamoci per un momento proprio suo personaggio interpretato dalla grande attrice romana, scomparsa nel 1993. Infatti, accanto al personaggio di Mimmo, Carlo Verdone, ha inserito la figura della nonna e non tanto come spalla, quanto a completamento ed evoluzione dello stesso personaggio apparso più volte come già detto dal principio.
L’ingaggio dell’attrice romana non avvenne subito. Per Carlo Verdone, Elena Fabrizi, rappresentava il volto e l’interprete naturale della figura della nonna e non solo per una semplice questione anagrafica, ma soprattutto, appunto, per il suo modo di essere spigliata e spontanea durante gli ironici battibecchi con il nipote.
L’unico ad avere, nonostante tutto, qualche remora, forse anche logica, era il produttore Sergio Leone. Tra il grande regista e la grande attrice non c’era nessuna antipatia o quantomeno qualche screzio.
Sussisteva solo ed esclusivamente una preoccupazione legata al costo del film e quindi al costo dei tempi di ripresa che rischiavano di allungarsi se, la medesima, avesse presentato qualche problema di salute. Forse molti non sanno che la leggendaria Sora Lella soffriva da tempo di diabete e se fosse insorta complicazione proprio di salute i tempi di lavorazione della seconda opera cinematografica di Carlo Verdone si sarebbero allungati notevolmente.
Molto probabilmente fu lo stesso giovane autore, attore e regista romano non tanto ad impuntarsi con colui che lo aveva lanciato sul grande schermo, quanto, semmai, a garantire che durante le riprese non ci sarebbero stati o comunque non sarebbero sorti problematiche di quel tipo. Dunque, le scene tra lei e Verdone sono di una di spontaneità disarmante.
Loro due sembrano veramente nonna e nipote ed il modo di battibeccare, il modo anche quasi di non intendersi alle volte fa emergere tutto il lato fanciullesco ed immaturo di Mimmo, il quale è rimasto in un limbo tutto suo, e quello dell’anziana signora, la quale nonostante l’età un po’ si diverte e prendere in giro lo stesso nipote ed un po’ per non pensare anche qualche acciacco o strani malesseri che di tanto in tanto le lanciano dei segnali sinistri.
Segnali sinistri così silenziosi da non far presagire qualcosa di irreparabile, visto che il viaggio e, quindi, intero episodio scivola via tra una battuta, una scena anche hot con Milena Jukotic, e quell’incontro con il camionista, con Mario Brega dunque, con il quale abbiamo inaugurato questa parte di analisi del reportage.
Nel farlo siamo stati alquanto sacrileghi nell’usare impropriamente la sua leggendaria espressione pronunciata durante la scena dell’iniezione. Una frase, però, che per certi versi rappresenta anche il senso della vita medesima, che non emerge solo ed esclusivamente solo quando si attraversano momenti spensierati o anche come i momenti malinconici, come la scena del cimitero, sempre tra la Sora Lella e Carlo Verdone e in questo caso faremmo riferimento alla cosiddetta ‘piuma’; leggera, comunque in ogni caso.
Il ferro? Semplice, nel riscrivere la battuta precisiamo che lo stesso Brega o quantomeno il suo stesso personaggio, faceva espressamente riferimento alla sua mano ‘che poteva esse’ piuma che poteva esse’ fero; si, lo ammettiamo, ci siamo lasciati andare nella citazione.
Dunque, l’ultima parte di questa sua particolare massima è riconducibile, senza alcuna ombra di dubbio, a quello che accade a Mimmo. Precisamente a quello che accade alla nonna di Mimmo. Il personaggio della Sora Lella diventa protagonista di un colpo di scena drammatico, tragico, che ci toglie il sorriso, ci toglie tutta la spensieratezza e ci riempie di lacrime vere, spontanee legata all’amarezza e alla durezza della vita che finisce non tanto all’improvviso anche se purtroppo il momento tanto inevitabile arriva ineluttabile.
Il ferro, dicevamo. Un elemento in questo caso che deve essere considerato come quella parte che ci fa male e che ci lascia ferite indelebili, anche difficili da superare. No, ‘Bianco, rosso e… Verdone’ non è la solita commedia superficiale. no, è qualcosa di più e su cui ci stiamo anticipando, lasciando molto spazio ad ogni singolo momento, lasciando spazio ad ogni singola immagine, un po’ come abbiamo fatto durante la seconda parte di questo reportage.
La tragedia di Mimmo, d’altronde, vedrà anche un ulteriore elemento e nonostante le immagini parleranno fin troppo chiaro, ci lascia pensare, non tanto credere, ma pensare di come, alle volte, l’Italia stessa non sappia mettere il freno quando, purtroppo, accadono delle disgrazie come quella che chiude il secondo episodio e sul quale l’importante, purtroppo, è fare sempre polemica senza mai trovare la vera soluzione…