Tra sorrisi riflessioni il film di Carlo Verdone, uscito il 20 febbraio del 1981, ancora oggi rappresenta una delle pietre miliari della commedia all’italiana
Forse, andando a ritroso con la memoria, per un film italiano non avevamo mai e poi mai dedicato un appuntamento così ricco di spunti per le nostre analisi e riflessioni. Semmai, una sola grande e lunga analisi che, allo stesso tempo, è anche un’unica e lunga riflessione suddivisa in più parti. Per ovvie ragioni non possiamo svelarvi, fin da subito, quante saranno, ma se ormai ci conoscete un bel po’, sapete come ragioniamo e come stiamo agendo da un anno e mezzo con gli speciali e reportage. Quello che è uno schema ormai consolidato da un bel po’ di tempo, è valido anche per questo capolavoro della commedia italiana.
Di sicuro questo multiplo appuntamento renderà felici non solo i nostalgici di un certo cinema italiano, ma anche quelli che, aprioristicamente, sono nostalgici del decennio più magico di sempre: ovvero gli anni ’80. Un film storico, leggendario, epocale e per molti versi ancora attuale.
D’altronde questa sorta di refrain lo conosciamo benissimo: molte opere del passato, nel rivederle anche oggi, anche senza l’assillo di una considerazione da sviluppare o quantomeno da proporre, in maniera del tutto avulsa da eventuali impegni legati al mondo dell’informazione, è che le stesse sono non attuali; semmai fin troppo attuali. Ed ecco che, a seguire, ci sovviene alla mente anche un ulteriore detto o comunque un ulteriore pensiero sempre comune a tutti: corsi e ricorsi storici.
È anche vero che alcuni comportamenti, alcuni modi di essere e di pensare, soprattutto, sono sempre insiti, volendo o non volendo, in un popolo. Di noi italiani, per esempio, si è sempre detto che abbiamo vizi e virtù. Chissà se, nel guardarci allo specchio ancora oggi, ci riconosciamo più nel primo o nel secondo elemento?
Magari lo riusciamo a comprendere meglio anche grazie a questo capolavoro cinematografico della commedia all’italiana, il cui approdo al cinema risale, esattamente, il 20 febbraio del 1981. A conquistare tutto e tutti, in quei primi giorni del secondo arco temporale degli anni ’80, fu un giovane autore e attore che in quel periodo si era fatto già notare in diverse trasmissioni televisive, di impronta comica o quantomeno contenessero, nella scaletta, momenti in cui la sana risata era prevista e ritenuta sacrosanta.
Tra i tanti appuntamenti relativi al tubo catodico in cui colui che fosse, all’epoca, ritenuto un giovane talento o comunque un talento emergente, nato a Roma, si era fatto ampiamente notare era il contenitore televisivo, tra i tanti di quel periodo, conosciuto con il titolo di ‘Non Stop’. Stiamo parlando di colui oggi è, di fatto, la leggenda vivente del cinema italiano.
Attore, dunque, autore dei suoi stessi sketches, prima, e delle sue stesse opere cinematografiche, poi; scoperto e cresciuto, professionalmente parlando, sotto l’ala ‘protettrice’ del regista più leggendario che il cinema italiano, prima, e mondiale, poi, abbia mai avuto, che portava il nome di Sergio Leone, stiamo parlando di Carlo Verdone.
Per l’attore e regista romano, in quel secondo mese del 1981, si trattava della sua seconda opera cinematografica dal titolo evocativo per due ordini di ragioni: il primo, richiamava la nostra bandiera, il secondo faceva mero riferimento al cognome medesimo dello stesso Carlo: dunque, ‘Bianco, rosso e… Verdone’.
Un film entrato nell’immaginario collettivo per tanti motivi: dalle battute, dai personaggi, da alcune trovate esilaranti e leggendari e da alcuni momenti che sembrerebbero fare a cazzotti con quello che dovrebbe rappresentare il mero genere, nonché marchio di fabbrica, commedia all’italiana. Ma di quest’ultimo particolare, come spesso succede in questi casi, ne parleremo più avanti.
Ci sarebbe, però, sul soffermarci su ciò che accadde, per Carlo Verdone, un anno prima: ovvero il giorno 19 gennaio del 1980. Giorno, mese ed anno che rappresentava in tutto e per tutto il suo vero esordio sul grande schermo con il film: Un sacco Bello.
Un’opera cinematografica che allo stesso regista romano gli valse diversi attestati di stima: il responso positivo al botteghino, i giudizi favorevoli della critica e, ovviamente, i primi riconoscimenti a quella che, a detta di tutti, non sarebbe stata una carriera intesa e racchiusa nella negativa espressione ‘fuoco di paglia’.
Anzi, al contrario: i riflettori si erano appena spostati su di lui, ritenuto la nuova stella del cinema italiano ed era normale che tutte le attenzioni di ogni categoria che ruotava intorno al grande schermo fosse, ormai, incuriosito dall’esplosione di quello che ormai rappresentava uno dei nuovi talenti del cinema italiano e, allo stesso tempo, il nuovo talento della commedia all’italiana.
Eppure, per quello che sarebbe stato il secondo approdo sul grande schermo, per Carlo Verdone una cosa era molto chiara: il suo secondo film non doveva essere, in alcun modo, una sorta di ripetizione o quantomeno essere sulla falsariga di quello già proposto in precedenza.
Infatti, quando lo stesso regista decise di realizzare una seconda opera cinematografica per confermare quanto di buono aveva fatto fino a quel momento, con l’idea iniziale di sviluppare tre storie, comiche, durante una delle tante giornate elettorali che coinvolgeva il nostro paese, la scartò a priori.
Verdone temeva, un po’ per i personaggi, riproposti non solo nel film precedente, ma anche in sketch passati, di ripetersi e di non apparire, più, agli occhi del pubblico originale. Dopo un’attenta riflessione, nella propria casa di campagna, lo stesso autore romano si convinse rompendo ogni forma di indugi che lo avrebbero potuto nuovamente bloccare.
Dietro di lui, come per la prima volta ed anche in questa occasione in veste di produttore nonostante non venne accreditato come tale, ci sarebbe sempre stato il leggendario Sergio Leone il quale persino lui aveva qualche remora, ma non tanto per il progetto in sé. Ma anche di questo ve ne parleremo a tempo debito.
Per il momento e non tanto per concludere la prima parte di questo reportage, dobbiamo precisarvi che stiamo per realizzare una sorta di operazione mai effettuata nella sua essenza: ovvero una sorta di analisi divisa in tre parti non in maniera ufficiale; d’altronde non è lo stesso film ad esser composto e sviluppato da ben tre trame apparentemente slegate fra di loro?