Tra il 13 ed il 30 luglio del 1930 si disputò la prima edizione del mondiale di calcio in Uruguay

Argentina – Uruguay, Uruguay – Argentina; in qualsiasi modo la pronunciate questa partita, niente potrà mai cambiare il fatto che è stata la prima finale del mondiale di calcio e niente potrà mai mutare il vincitore che il destino stesso volle decretare il quel giorno di fine luglio, del penultimo giorno del settimo mese del 1930. Di certo, potremmo quasi dire, che per noi, ci sarebbe quasi una coincidenza storica. In fondo vi stiamo raccontando la storia dei mondiali quasi con la stessa nazionale che sfiorò il suo primo alloro per poi giungere, nei fatti, sempre con l’Argentina attuale campione in carica.

Ma il termine ‘quasi’, in questa occasione ci sta tutto e non possiamo esimerci dal rispettarlo. In fondo quella prima coppa del mondo di calcio, giocata in un paese sudamericano, era giusto che ad alzare il trofeo fosse proprio una rappresentativa di quel continente. Solo che gli argentini guidati non dal Commissario Tecnico ma dai due Commissari Tecnici: Francisco Olazar e Juan José Tramutola.

I due schierarono, quel giorno a Montevideo, questa formazione in campo: Juan Botasso; Josè Della Torre e Fernando Patermoster; Pedro Suarez, Luis Monti e Juan Evaristo; Mario Evaristo, Manuel Ferrerira, Guillermo Stabile, Francisco Varallo e Carlos Peucelle.

Per quanto riguarda, invece, la formazione di casa? Il Commissario Tecnico Alberto Suppicci scelse questi undici giocatori per entrare nella storia: Enrique Ballestrero; José Nasazzi ed Ernesto Mascheroni; Josè Andrade, Lorenzo Fernandez ed Alvaro Gestido; Pablo Dorado, Hector Scarone, Hector Castro, Pedro Cea e Santos Iriarte.

Dunque, dobbiamo soffermarci su un aspetto in particolare e non possiamo farne a meno. Partendo dal presupposto che questo speciale sarà anche letto da esperti di calcio, nonché anche storici dei mondiali, appare opportuno, comunque, fermarci un momento e andare con ordine in merito allo schieramento in campo delle due squadre.

Se avete notato con attenzione ad ogni due o tre nomi, alla fine, abbiamo inserito il punto e virgola, quasi a mostrarvi, in via del tutto indiretta il vero schieramento adottato dai tre commissari tecnici dell’epoca. Dunque, nessun 4-4-2, 4-3-3, 3-4-3 o persino il 3-5-2 o semmai si vuole essere ancor più coperti il ben più abbottonato neanche il 5-3-2 e, a questo perdonateci l’ironia, neanche il ben più fittizio e alquanto leggendario 5-5-5 dell’allenatore Oronzo Canà, interpretato da Lino Banfi nel film cult anni ’80 L’allenatore nel pallone.

Nulla di tutto questo, dunque. Di sicuro, sempre in quel periodo, iniziavano a prendere le mosse le prime tattiche calcistiche, i primi schemi e se, vogliamo, l’evoluzione di ogni singolo ruolo da ricoprire in mezzo al campo, che non era solo ed esclusivamente riconducibile, come oggi, solo al difensore, centrocampista e attaccanti in generale, senza dimenticare il portiere.

Le due squadre, quel giorno, come per tutto il resto del torneo e se vogliamo ciò valeva anche le altre partecipanti alla prima coppa del mondo di calcio, erano scese in campo, più o meno, in questo modo: 2-3-5. Si, avete letto bene: si trattava del 5-3-2 ma al contrario: ovvero 2 difensori, 3 centrocampisti e ben cinque attaccanti.

Oggi, lo sappiamo tutti, un’organizzazione di squadra proposta come in quel mondiale è totalmente impensabile, anzi verrebbe visto, persino, come mero fantacalcio o per non andare troppo lontano, anche in una partita alla playstation. D’altronde erano le regole dell’epoca, secondo il contesto dell’epoca e secondo il modo di vedere il calcio in quel preciso e determinato periodo storico, nulla di più e nulla di meno.

Focalizzandosi, però, sulla finale le cronache dell’epoca ci riportano che la gara non tradì le attese: le due squadre lottarono fino alla fine per cercare di superarsi ed entrare nella storia. in fondo, anche il risultato parla chiaro: un 4 a 2 che, per certi versi, richiama quasi il punteggio dell’ultima finale mondiale disputata in Qatar.

Vero, nei centoventi minuti la sfida tra l’Argentina e la Francia terminò in parità, 3 a 3, per poi risolversi dagli undici metri per 4 a 2 per la nazionale albiceleste. Ecco, un 4 a 2, entro i novanta minuti, che in quel 1930 non premiò gli argentini ma la Celeste, ovvero la nazionale uruguaiana.

Inoltre, si narra che gli stessi giocatori argentini si lamentarono del fatto che il pallone con il quale giocarono la finale non era per nulla buono. In verità, la divergenza nacque dal semplice fatto che all’epoca ogni gara non aveva il pallone ‘personalizzato’; anzi, erano le stesse squadre che, per quella prima trasferta storica, dovevano essere, fin dall’inizio, già munite del pallone nel caso sarebbe servito.

Anche per l’atto finale di Uruguay 1930 si presentò la stessa situazione in cui, però, entrambi i capitani delle rispettive nazionali volevano portare il proprio. a quel punto fu la Fifa ad intervenire sulla contesa, stabilendo che durante il match, entrambe le nazionali potevano usufruire del rispettivo pallone: per il primo tempo quello dell’Argentina e per il secondo quello dell’Uruguay.

Proprio in merito a questo tipo di decisione presa dal massimo organo del calcio mondiale i futuri connazionali di Diego Armando Maradona, il quale sarebbe nato trenta anni più tardi, si lamentarono della sfera portata dagli avversari, ritenuta un po’ troppo spessa e pesante, a causa dell’utilizzo di un tipo di cuoio totalmente differente.

In effetti, la prima frazione di gioco finì a favore degli argentini, i quali non solo pareggiarono il vantaggio degli avversari, firmato da Dorado, con Peucelle; ma trovarono persino il vantaggio con il solito Stabile. Non ci fu verso, dopo il vantaggio di Dorado, a portare il trofeo a Montevideo ci pensarono Pedro Cea, che chiuderà il torneo a 5 reti, e Iriarte e Castro.

A Guillermo Stabile gli rimase la consolazione di essere il primo storico capocannoniere della prima edizione con ben otto reti e chissà quante ancora ne poteva realizzare se fosse stato in campo anche nella prima gara? Sta di fatto che l’esperimento del primo mondiale fu un successo tale che venne rinnovato dopo quattro anni ma non più nella formula che abbiamo visto in queste tre parti; ma anche questa è un’altra storia dei mondiali di calcio e vi diamo appuntamento alla settimana prossima.

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