Il 13 Febbraio del 1981 usciva il primo album da solista di Phil Collins
In fondo ve lo avevamo promesso che su di lui saremmo tornati a parlarvi; semmai saremmo tornati a raccontarvi la sua carriera. un percorso professionale nel mondo della musica inaugurato, ufficialmente, verso la fine del 1971 e che sul quale ci saremmo dovuti soffermare su un disco del 1976 il settimo che pubblicò con la sua band di appartenenza; lo stesso complesso musicale che, qualche anno prima, era privo di un batterista e appena sentito non ci pensò due volte ad arruolarlo prima come percussionista effettivo e, solo in seguito, a convincerlo a diventare il frontman del gruppo musicale di musica progressiva più famosa della storia delle sette note, i Genesis.
Si, Phil Collins era riluttante a cantare e, nello stesso tempo, a prendere il posto del collega ed amico Peter Gabriel, il quale lasciò i Genesis per mettersi in proprio. Phil aveva solo intenzione di suonare la batteria e nulla di più, non sapeva, però, che quando ottenne quello che si potrebbe definire un avanzamento di carriera forzato per ovvie ragioni, visto che nessun altro componente della band si sentiva all’altezza, il suo porsi davanti al pubblico, sia come batterista e sia come cantante, agli occhi della critica, lo fece apparire più completo di quanto potesse pensare lui stesso.
Ed è così che nacque, sia in modo indiretto e sia in modo diretto, ‘Face Value’, la sua prima raccolta di inediti da solista pubblicata, esattamente, il 13 febbraio del 1981. Eppure, pochi sanno che, tornando indietro di cinque anni esatti, il 13 febbraio del 1976, sempre Phil Collins, con i Genesis, pubblicò quel settimo album di cui in precedenza abbiamo fatto riferimento e dal titolo: A Trick of Tail e nei fatti, oltre al quarantacinquesimo anniversario di Face Value, ci saremmo dovuti occupare anche del cinquantesimo anniversario di quest’ultimo.
Per mescolare troppo le carte e nell’evitare di togliere uno speciale alla rubrica Forever 80s, abbiamo deciso di soffermarci, maggiormente, sul suo primo lavoro da solista con il quale, al primo tentativo, fece centro. d’altronde, visto anche il valore musicale del disco, senza nulla togliere agli dieci che aveva già realizzato con i Genesis, Phil Collins, qualche settimana prima del suo long play d’esordio aveva già compiuto il miracolo.
Anche se, bisogna dirlo, nel caso suo la parola ‘miracolo’ sa tanto di un qualcuno che ha realizzato qualcosa solo per fortuna, ma nel suo caso, la fortuna stessa o, comunque, gli stessi miracoli non sempre vanno a braccetto con il talento puro. Phil Collins rappresenta proprio uno di questi casi, in cui le stesse capacità emergono per il semplice fatto che ci sono sempre state.
Se n’erano accorti i Genesis al loro tempo, durante la ricerca del batterista e, come sempre gli stessi, si erano resi conto che era anche, non tanto un discreto cantante, ma un’ottima voce, pulita, cristallina, la quale rendeva ancor più magico il sound che accompagnava. Di questi particolari si rese tutti quanti conto il giorno 9 gennaio del 1981. Sostanzialmente quasi un mese esatto prima dall’uscita dell’album completo.
Un disco composto da ben dodici tracce di cui una proveniente dal long play pubblicato proprio con i Genesis l’anno precedente, proprio all’inizio del 1980, gennaio del 1980. Per quanto concerne le dodici canzoni i titoli erano questi: In the air tonight; This Must Be Love; Behind The Lines; The Roof is leaking; Droned; Hand in Hand; I Missed Again; You Know What I Mean; Thunder and Lightning; I’m not MOving; If Leaving Me Is Easy; Tomorrow never Knows.
Appare inutile spendere subito parole per la prima traccia perché, ve lo anticipiamo subito, sarà la canzone con la quale chiuderemo questo secondo speciale dedicato a Phil Collins e dunque la classica analisi è rinviata più avanti all’interno di questo triplice appuntamento. Proseguendo con l’ordine della scaletta, oltre a This Must Be Love, attira la nostra attenzione, direttamente, la terza traccia.
È doveroso effettuare un altro passaggio indietro nel tempo, non di molto comunque. Torniamo al marzo 1980, quando il decennio, per gli stessi Genesis, venne inaugurato dal disco intitolato semplicemente: Duke. Anche questo long play, come quello oggetto della nostra celebrazione del solo Phil Collins, è composto da ben dodici tracce.
Anche in questo caso andiamo subito a scoprirle, prima di svelarvi il vero motivo di questa strana digressione temporale; dunque, si parte con Duchess; Guida Vocal; Man of our times; Misunderstanding; Heathaze; Turn it on again; Alone Tonight; Cul de sac; Please don’t ask; Duke’s Travels; Duke’s End.
È vero, tra di voi ci sono quelli più attenti, quelli che, magari, sia i Genesis che Phil Collins li avete seguiti dall’inizio e in parallelo e quindi avrete notato che manca il titolo di una canzone in particolare: quella che apre il long play, quella è stata ripresa dallo stesso percussionista un anno dopo alla prima pubblicazione.
Stiamo parlando di Behind the lines che, tra un disco e l’altro, tra una versione l’altra non riesce proprio a mantenere la medesima essenza originale. Entrando nel merito dei generi toccati prima con la band e poi da solista la sostanza, nella sua essenza, non cambia.
Se prima, Phil Collins, suonava, nel 33 giri del marzo del 1980, sia il pop e l’art rock, impreziosito dal mero rock progressivo; un anno più tardi sia l’art e il pop rock sono ancora onnipresenti, ma con l’aggiunta di quello che dovrebbe essere una sorta di terzo incomodo: il rhythm and blues.
Rispetto alle classiche sonorità dei dischi con i Genesis, Face Value, permetteva allo stesso Phil di entrare in una nuova dimensione musicale, sempre sperimentale, sempre autoriale, ma più commerciale e per certi versi mainstream. Questo particolare, come già detto in precedenza, non ha scalfito la costruzione di quella che sarebbe stata la sua nuova immagine musicale.
Un percorso tutto nuovo che, per alcuni versi, lo portò quasi a far dimenticare e neanche a far rimpiangere i compagni di palcoscenico. Ecco, sta tutta qui la grandezza di Phil Collins: il batterista che non volle essere cantante e suonare solo il suo strumento musicale per il quale era nato…