L’8 febbraio di 50 anni fa usciva nei cinema l’immenso capolavoro di Martin Scorsese, interpretato da un monumentale Robert De Niro
Dicevamo, ieri, della presenza di altri tre attori ritenuti, oggi, delle istituzioni sotto la collina di Hollywood. nomi come Peter Boyle, Harvey Keitel e Jodie Foster, oltre alla già citata Cybill Sheperd. Tre attori, tre personaggi quasi marginali nella trama di Taxi Driver ma che al tempo stesso diventano talmente essenziali la cui entrata in scena avviene in maniera silenziosa per poi diventare pilastri, anche involontari, di questa particolare storia; una trama a metà strada tra la triste alienazione e la drammatica follia di una persona comunque dimenticata da tutti quelli che lo circondano.
Come sempre, anche in questa occasione, andiamo con ordine, partendo dal nome, forse ai molti, quasi sconosciuto. Eppure, Peter Boyle, nato il 18 ottobre del 1935 e scomparso il 12 dicembre del 2006, è un volto più che noto, anzi notissimo anche alle nuove generazioni. Soprattutto per il ruolo di Frank Barone nella serie televisiva di nuovo millennio: Tutti amano Raymond; ma negli anni ’70 e precisamente nel 1974, divenne famoso nel ruolo di Frankstein in Frankstein Junior, per non dimenticare anche Danko, con Schwarzenegger e Jim Belushi; senza dimenticare anche ‘Atmosfera Zero’ e ‘4 Pazzi in libertà’, con Michael Keaton e Christopher Lloyd. In Taxi Driver, lo stesso Boyle interpreta un collega di Travis che appare anche in una delle scene finali di cui fra non molto affronteremo la disamina.
L’altro nome, invece, è quello di Harvey Keitel, volto popolarissimo che ha preso parte a film come L’ultima tentazione di Cristo, Thelma e Louise, Le Iene, Pulp Fiction, Cop Land, Sister Act, tanto per citarne qualcuno. Con lo stesso De Niro, oltre al già citato titolo di ‘Cop Land’ in cui era presente anche Sylvester Stallone, e con lo stesso Martin Scorsese ha lavorato anche in ‘Mean Streets’ di due anni prima. In questo film, il ruolo che ricopre è quello di un protettore di una giovanissima prostituta scappata di casa.
Una ragazzina di soli quindici anni che aveva il giovane volto di Jodie Foster, la quale si fece notare proprio per questo ruolo dopo che aveva già fatto il suo esordio quattro anni prima con ‘Due ragazzi ed un leone’. Dopo Taxi Driver, la stessa attrice prenderà parte a titoli come ‘Piccoli Gangsters, Quella strana ragazza che abita in fondo al viale; per poi passare ad opere cinematografiche come Hotel New Hampshire, Presunta assassina, Dentro la grande mela per poi esplodere definitivamente con ‘Sotto accusa’ del 1988.
Iris, questo il nome del personaggio di Jodie Foster, entrerà in scena quasi come una comparsa, per poi riapparire più avanti nel film e diventando, per lo stesso protagonista, dopo la delusione subita con Betsy, un nuovo punto di riferimento; un nuovo appiglio per cui aggrapparsi ad una speranza perduta e, soprattutto, per cui combattere.
Iris, dunque, diventa la nuova molla per cui quello stesso gesto che aveva in mente da tempo deve essere compiuto. Il destino, però, lo fa virare verso un altro tipo di bersaglio. Per un puro caso, non riuscendo, ad attentare al candidato della presidenza, Travis, decide di cambiare bersaglio e, involontariamente di liberare la giovane ragazza, effettuando una vera e propria strage nel palazzo dove opera il personaggio di Harvey Keitel; non risparmiando neanche un cliente che stava appartato proprio con Iris.
La sequenza del massacro termine che il tassista è ferito gravemente, quasi moribondo, per poi scoprire che si è ripreso dopo esser stato in un periodo imprecisato in coma. Il suo gesto, come anticipato in precedenza avrebbe, in verità, tolto dalla strada dei delinquenti, anche se non proprio in maniera legale e, sempre per paradosso, convince la ragazzina a ritornare dai suoi genitori e a condurre una vita più sana e su questo punto ci fermiamo per poi affrontare, al meglio, il finale.
Rimanendo, però e in senso metaforico, rimaniamo nei paraggi per farci un giro dell’isolato, con lo scopo di farvi scoprire ulteriori dettagli rilevanti ai fini della realizzazione non solo del film stesso, ma proprio della stessa scena finale. partendo dal presupposto che all’epoca, Jodie Foster, era solo una dodicenne, la giovane attrice, prima di prendere parte ai momenti finali, e non solo, della pellicola dovette sostenere un colloquio di ben quattro ore con uno psicologo prima di ottenere la parte.
Non solo, la stessa piccola attrice, proprio per il fatto che era ancora minorenne, Martin Scorsese prese ulteriori precauzioni per evitare di traumatizzarla, facendo preparare, a regola d’arte determinati effetti speciali innescando, in lei, più curiosità che spavento. Ultimo dettaglio, quello che lo avrebbe portato addirittura allo scandalo è quello relativo alla scena tra lei e Travis nella stanza della ragazza.
In tal caso, Jodie venne sostituita da sua sorella che le era molto somigliante.
L’ultimo vero grande ostacolo da superare era rappresentato dalla censura. Onde evitare il massimo divieto, Scorse, scaltramente giocò sui colori per non far esaltare troppo il rosso usato per il sangue durante lo svolgimento della scena. Ma la critica, in tutto ciò, come reagì realmente? Quale furono le parole usate per formulare i primi giudizi su un’opera non proprio leggera ma rappresentante uno spaccato di vita di quel momento preciso della storia americana?
Perché la pellicola non fu subito capita. Non tutti colsero il segnale che lo stesso Schrader voleva rendere pubblico, per esempio per qualcuno Taxi Driver fu una opera cinematografica ‘una stupenda esercitazione di iperrealismo che prende a pretesto il potenziale di violenza delle grandi metropoli per proporre invece un discorso più sottile sul rapporto fra cinema e realtà’.
Un rapporto talmente sottile ma attirò l’attenzione di due importanti giurie con tanto di candidature e riconoscimento: uno fra tutti la Palma d’oro al Festival di Cannes e ben quattro nominations agli oscar nell’edizione del 1977 tra cui quella per il miglior film, ma venne battuto da Rocky di Sylvester Stallone; quella come miglior attor attore a Robert De Niro; quella come miglior attrice non protagonista proprio a Joide Foster e quella per la miglior colonna sonora al compositore Bernard Hermann, il quale morì prima dell’uscita del film: esattamente il giorno della Vigilia di Natale del 1975…