Il 4 febbraio del 1991 venne pubblicato quello che sarà l’ultimo disco in vita di Freddie Mercury
Eppure, ieri ci siamo fermati troppo presto, non approfondendo un particolare molto rilevante sul disco dei Queen. Un dettaglio che riguarda, nella sua essenza, l’organizzazione interna delle canzoni; l’ordine delle dodici tracce che compongono il leggendario long play. I più appassionati sono ben consapevoli che il brano ascoltato ieri, Don’t try so hard, è compreso tra I Can’t with you e Ride The wild wind.
Le due canzoni, rispetto a quella contenuta nel mezzo, sono diametralmente opposte per forma e contenuto. Se la prima, Freddie lancia un messaggio diretto, amaro e definitivo; senza alcun appello. Le altre hanno, dalla loro, una carica esplosiva sia di gioia e sia di spensieratezza.
Il motivo è semplice e non è difficile intuirlo. Essendo, purtroppo, l’ultima raccolta di inediti terrena del frontman dei Queen, la band pensò bene di non appesantirla troppo con dei sound amari e funerei proprio come Don’t Try So Hard. ‘Innuendo’, allo stesso modo, a partire dalla traccia numero 7, ci permette di iniziare così il classico giro di boa dell’ordine musicale.
Non solo, ci permettiamo anche di andare oltre, si perché oltre ad All God’s People, una sorta di inno in cui si lancia il messaggio che tutti noi siamo figli di Nostro Signore, si passa direttamente a These Are the Days Of Your Lives in cui il discorso, invece, è ben diverso. Ancor più nostalgico, malinconico ma non amaro della traccia numero 7, ma non come la traccia numero 6.
Il brano, scritto da Roger Taylor e pubblicato il 5 settembre sempre del 1991, in occasione del 45° compleanno di Freddie Mercury, vuole essere una sorta di inno, una sorta di manifesto sul viale della nostalgia, con al centro la bellezza della vita e dei ricordi, ponendosi come un addio straziante ma allo stesso tempo sereno e dolorosamente accettato.
Una ballata che celebra i bei tempi andati; una ballata proposta anche e soprattutto in quello che diventò l’ultimo videoclip girato dallo stesso Freddie Mercury, realizzato il 30 maggio del 1991. Quello di Roger Taylor, nella sua essenza, lo si potrebbe anche considerare come un ultimo regalo al suo amico e compagno di tante battaglie musicali.
Di altro contenuto e tono è il brano ‘Delilah’, il quale Freddie Mercury dichiara tutto il suo amore per la propria gattina dallo stesso nome della canzone. Con questo brano, lo stesso Freddie Mercury ufficializzò la sua grande passione per i gatti.
La traccia successiva è invece rappresentata da The Hitman. Un brano dal rock puro e cattivo, il cui testo non lascia spazio ad alcuni dubbi. La malattia del frontman dei Queen è al centro di tutto e quando lo stesso cantante nato a Zanzibar, ormai quasi ottanta anni fa, la ideò per la prima volta, non pensandola per un lavoro corale, cosa che poi avvenne.
Con la penultima traccia, Bijou, il disco riprende la vena non solo malinconica, ma anche quella del definitivo ed inevitabile addio. Su questo brano, con il tempo, sono emersi diversi dettagli che, da un lato, hanno fatto scattare qualche piccola ed inevitabile polemica. Infatti, il singolo, proprio per motivi di mercato, quindi per non apparire all’ascolto troppo lunga nel disco, venne tagliata.
Se ufficialmente la durata è di 3 minuti e di 36 secondi, il frammento del brano ‘scartato’, diciamo impropriamente, è di 1 minuto e 16 secondi. Certo, non è un tempo infinito, però, quasi sicuramente poteva rimanere così com’era in tutta la sua originalità.
Ciò, comunque, non scalfisce la bellezza del brano e non rovina, in alcun modo, l’assolo di chitarra iniziale e di voce che contraddistinguono le intere sonorità e gli arrangiamenti che compongono questo brano. Siamo quasi arrivati alla fine di questa sorta di viaggio. Un viaggio malinconico, triste e incompleto. Difatti, in questa tre giorni vi abbiamo racconto solo ed esclusivamente solo una parte della storia.
Vi abbiamo raccontato solo un breve estratto, quasi come un singolo che anticipa un intero disco, della parabola, finale in questo caso, dello stesso Freddie Mercury. In questo lungo 2026 ci saranno altre occasioni, ci saranno altre date in cui torneremo a parlare di lui, come il giorno della nascita, 5 settembre, e il triste 24 novembre. In quei due mesi, sicuramente, come abbiamo fatto anche in passato, daremo molto risalto alla figura di Freddie, alla sua vita e alla sua lunga carriera.
Fino adesso abbiamo tentato di raccontarvi un po’ tutte le dodici canzoni di ‘Innuendo’, con la consapevolezza di esserci riusciti nel complesso, partendo, come ben ricordate, dalla potente ‘Headlong’, arrivando, adesso, a quella che, erroneamente, è stata sempre considerata come il testamento di Freddie Mercury: The show must go on, scritta da Brian May.
Lo stesso chitarrista dei Queen, anni più tardi, rivelò un retroscena che riguardava non tanto la fase di sviluppo e scrittura del brano stesso, ma, semmai, qualche momento prima della fase di registrazione. Infatti, May, durante un’intervista, rivelò, una volta avergliela scritta, di non esser sicuro che lo stesso Freddie Mercury, causa le sue precarie condizioni di salute, fosse riuscito a registrarla.
La leggenda vuole che Mercury si rivolse a May, dopo che quest’ultimo gli rivelò le sue logiche perplessità, con questa inequivocabile espressione: cazzo, ci riuscirò, cazzo.
E alla fine il resto è storia di Freddie Mercury, storia dei Queen e della musica in generale. Il brano racconta l’immane sforzo del cantante nel continuare a fare il suo lavoro e dal modo in cui lo stesso cantante riesce ad intonare con la voce non si direbbe nemmeno che sarebbe passato a miglior vita dopo qualche mese. Ma soprattutto, il brano lancia un ulteriore messaggio inequivocabile compreso proprio nel tutto: al di là della tristezza, della perdita e del lutto lo spettacolo stesso deve andare avanti.
Quindi, per fortuna, Brian May era sbagliato e di grosso e non né facciamone una colpa. Chiunque al posto suo avrebbe avuto i suoi stessi dubbi, come tutti del resto.
È inutile affermare o quantomeno ricordare, in chiusura di questo speciale, che il disco ‘Innuendo’ divenne un successo mondiale, raggiunto ancor di più subito dopo la morte di Freddie Mercury. Un successo diventato immortale che conquistò quattro dischi d’oro e ben nove dischi di platino e che per molti viene addirittura considerato come la ‘Night At Opera’ degli anni ’90, proprio come il primo grande successo, nel 1975, degli stessi Queen.