Il 4 febbraio del 1991 venne pubblicato quello che sarà l’ultimo disco in vita di Freddie Mercury

Ci sarebbe un dettaglio da non trascurare riguardo all’ultimo disco terreno di Freddie Mercury uscito il 4 febbraio del 1991. Una curiosità che apparirebbe, addirittura, pleonastica nell’affermare, per non dire ricordare, che tutti i brani erano ancora sotto l’influenza della sonorità degli anni ’80. Cinque delle dodici canzoni che compongono questo straordinario long play sono ritenute, ancora, oggi delle pietre miliari della storia della musica. In particolar modo una che è annoverabile, addirittura, su tre tipi di rock. Quello progressivo, quello cosiddetto ‘art’ e il comune hard rock.

Un brano che viene ancora identificato come la ‘Bohemian Rapsody’ degli anni ’90, e non era facile ripetersi in questo caso; non era facile garantire, a distanza di quasi venti anni esatti, lo stesso livello di qualità nella costruzione musicale. Ovvero il singolo che presta il nome a quella che era, un tempo, una raccolta di canzoni inedite: Innuendo.

Più lunga della stessa canzone compresa in ‘Night at Opera’, quindi Bohemian Rhapsody. Infatti, quest’ultima compre nel disco del 1975, ha una durata di ben cinque minuti e cinquantasette secondi, versione radio. perché quella originale ha una durata effettiva di quasi dieci minuti, esattamente nove.

Di contro, rimanendo in tempi passabili alla radio, la stessa ‘Innuendo’ presenta un minutaggio pari a sei minuti e mezzo e con una costruzione musicale che a tratti sembra fondersi con il ben più conosciuto ‘Bolero’, per poi mostrare successivamente il contrario.

Un mix irripetibile e perfetto di ben tre tipi di rock: progressivo, art e hard. Lo stesso brano possiede anche il piccolo record di anticipare, solo ed esclusivamente, l’uscita del disco di qualche settimana. Tre, se vogliamo essere in tutto e per tutto precisi. Infatti, il singolo uscì il 14 gennaio del 1991; fungendo, dunque, da apripista per tutti gli altri singoli compresi nel disco.

In quell’occasione il brano rappresentava una novità assoluta, un qualcosa di mai sentito prima d’ora soprattutto allo stesso anno del 1975, confermando la straordinaria capacità innovativa e, se vogliamo, anche poliedrica, della band. Ciò vale non solo per la costruzione musicale ma anche per il video, realizzato con dei modelli in plastilina, in alcune scene, e altre di meri filmati di repertorio. Di certo, questa intuizione creativa rappresentava la conseguenza della situazione che lo stesso Freddie non voleva rendere ufficiale.

Tornando allo stesso videoclip, in merito alla composizione tra immagini fantasiose e tristemente, le immagini della prima guerra del golfo furono la scintilla scatenati di alcune polemiche che investirono la band. Difatti in alcuni momenti si potevano distinguere, nitidamente, alcune immagini relative alla Guerra del Golfo scoppiata in quel periodo.

A causa di ciò, lo stesso video non venne lanciato nei vari network americani di quel periodo. Dopo l’uscita della seconda versione, ovvero senza le immagini della guerra, le immagini di ‘Innuendo’ ottennero molti passaggi televisivi. ad un primo ascolto, si potrebbe sostenere e pensare che le canzoni siano una bella scossa di adrenalina; basti ricordarsi di Headlong condivisa ieri in chiusura di prima parte. Nonostante ciò, con un secondo ascolto più attento dall’inizio alla fine, oltre a notare la non presenza di un brano che potesse stonare con la selezione delle canzoni prodotte, si potrebbe credere, in apparenza, ad un long play leggero e di mero intrattenimento. Invece no.

Premesso che ormai la realtà era ben diversa da quello che tutti noi potevamo pensare in un primo momento tutte le canzoni, in un modo o nell’altro, avevano un testo che facevano indirettamente riferimento alle reali condizioni del cantante.

La seconda traccia dell’album, dal titolo I’m going slithly mad, né è un classico esempio, inglobando, molto probabilmente, nel testo stesso più pregnante di quello che si potrebbe immaginare. I versi, chiaramente ironici, nascondono nella sottotraccia una forte malinconia di una persona che sta perdendo forza nel proprio fisico, fino a perdere la testa. Infatti, il titolo tradotto significa: sto diventando un po’ matto.

Saltando, ovviamente la terza traccia, che è quella che vi abbiamo fatto ascoltare direttamente ieri e mettendo di parte anche la ben più spensierata: I can’t live with you, ovvero ‘non posso vivere senza di te’, classico brano romantico in chiave ritmata ed orecchiabile, balza alla nostra attenzione il brano ‘Don’t try so hard’, traduzione: è difficile provarci.

Brano passato completamente sottotraccia, mai e poi mai veramente consacrato dalla critica, Don’t try so hard è la perla nascosta del repertorio canoro di Freddie Mercury e degli stessi Queen che avrebbe meritato maggior attenzione. Un singolo dal sound completamente funereo e struggente, con un’unica base di accompagnamento, senza alcun arrangiamento e la voce di Freddie a trainare il tutto; anzi, è lo stesso leader della band britannica a rilasciare, tra i versi, uno dei messaggi più diretti e senza troppi giri di parole del disco.

Nella sua essenza, ciò che si dice nella canzone è quello di non andare oltre a ciò che si è ottenuto e di godersi ogni istante della propria esistenza. Un messaggio chiaro, diretto e che quasi sicuramente era anche diretto a sé stesso. Forse un pentirsi di come aveva vissuto? Troppo con il piede sull’acceleratore? No, non vogliamo sembrare e ne essere in alcun modo polemici. Ma in fondo Freddi Mercury, nella sua essenza, al mondo stesso della musica, manca e non poco e dunque, ci viene anche a noi, come per tanti altri immensi talenti che abbiamo perso da quel 24 novembre del 1991, essere un po’ malinconici in alcuni nostri articoli o speciali.

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