Il 4 febbraio del 1991 venne pubblicato quello che sarà l’ultimo disco in vita di Freddie Mercury
Cinque anni fa ci eravamo ritrovati nella stessa situazione: celebrare l’anniversario dell’uscita di questo storico album nel periodo giusto e per il giorno giusto. Da allora, FreeTopix Magazine, è cresciuto e nel tempo ha più volte mutato il modo di ricordare alcuni eventi e quindi alcune opere, in questo caso, musicali. una raccolta di inediti che fece, a sua volta, storia soprattutto per ciò che rappresenta questo stesso disco uscito ben trentacinque anni fa.
Era il 4 febbraio del 2021, quando erano trascorsi giusto trenta lunghi anni dalla pubblicazione di quella che sarebbe stata l’ultima fatica musicale di una delle leggende per antonomasia della storia della musica. Purtroppo, quello che accadde mesi più tardi, in quel lontano 1991, ci ha fatto riflettere e decidere, cinque anni orsono, nello spostare le celebrazioni per questo long play direttamente in quel triste novembre. Non solo, in quel periodo ed in modo particolare in quell’occasione inaugurammo, persino, ufficialmente e per la seconda volta, la rubrica ‘Album Leggendari’.
Come ben sapete quella rubrica, quella parvenza di pagina di approfondimento musicale nel nostro giornale, nel corso di questi lunghi cinque anni, si è trasformata nella nostra rubrica di punta: Retrospettiva in musica ed è con molto piacere, misto seppur al sentimento della forte malinconia per una certa epoca delle sette note, che torniamo a celebrare, in maniera più ampia rispetto al passato, quello che era, nei fatti, il quattordicesimo disco dei Leggendari, con L maiuscola, Queen.
Stiamo parlando di ‘Innuendo’; un titolo che ha rappresentato, in vita, l’ultima vera fatica musicale di Freddie Mecury. ‘Allusioni’, questa invece è la traduzione del titolo della canzone che presta il titolo anche all’album. Un 33 giri composto da ben dodici tracce, di cui alcune diventate immortali, epiche e leggendarie. Soprattutto una in particolare lo diventò grazie ad un’errata convinzione alimentata in questi lunghi trentacinque anni, ma di questo ne parleremo più avanti in questo speciale.
Ma come sempre andiamo con ordine e considerando che questo appuntamento diviso in parti si apre nel primo giorno della settimana e, a sua volta, nella prima settimana del secondo mese dell’anno, sapete benissimo che tutti gli altri brani di questo disco, lasceranno il posto alla fine di questa prima parte, a quella canzone che instillerà la carica per affrontare questi nuovi sette giorni.
Eppure, ci sarebbe anche un’altra precisazione in merito. Nel raccontarvi il dietro le quinte della produzione del disco, per ovvie ragioni, siamo costretti ad anticipare alcuni dettagli sul quale, sia nel settembre e novembre prossimo, ci ritorneremo per il celebrare gli 80 anni dalla nascita del frontman dei Queen e, appunto, i trentacinque anni dalla sua drammatica scomparsa.
Anche perché le registrazioni di quello che era di fatto l’ultimo album terreno di Freddie Mercury ebbero inizio nel 1989; infatti, due anni prima lo stesso cantante aveva scoperto di aver contratto l’Hiv, conclamatasi in aids negli ultimi dodici mesi degli anni ’80. Tra l’altro, proprio in questo 2026, purtroppo, ricorderemo il momento esatto in cui questa terribile malattia venne scoperta ufficialmente, alimentando, nel tempo, diverse leggende metropolitane. Ma questa non è la sede adatta per approfondire questo dettaglio.
Tornando a quel maledetto 1989 per Mercury, lui e la band avevano da poco terminato il tour promozionale del precedente lavoro discografico, ‘The Miracle’, ma la sfortuna volle che non ci fosse tempo per riposarsi, ricaricare le pile e quindi lavorare, con calma, al prossimo progetto musicale. Quando Freddie intuì che la sua situazione che la sua situazione stava peggiorando irrimediabilmente decise, senza esitazione, di ragguagliare gli altri componenti della band.
Inizialmente l’intenzione era quella di pubblicare quello che poi sarebbe diventato ‘Innuendo’ verso la fine del 1990. Ma furono proprio le condizioni di salute del leader dei Queen che rallentarono il lavoro, facendo slittare, di conseguenza la pubblicazione del disco all’inizio del 1991. Durante tutto il 1990, e parte anche del 1989, la reale situazione del leader dei Queen venne tenuta nascosta per evidenti motivi di privacy.
Gli stessi membri della band, incalzati dai giornalisti, negarono che ci fossero dei problemi. I dubbi, però, continuavano ad essere alimentati e, allo stesso tempo, a mettere la pulce nell’orecchio ai vari mass media visto che i Queen, di concerti o quantomeno di particolari uscite pubbliche non ne facevano da diverso tempo; anzi, diciamo da troppo tempo.
Sempre durante quel periodo, Freddie Mercury decise finalmente di mostrarsi pubblicamente e in occasione di una consegna di un premio in particolare ed è lì che le domande divennero ancora più ingombranti. Poi alla fine sappiamo tutti che lo stesso cantante rivelerà la sua reale condizione il giorno prima di cedere alla malattia, dopo aver convocato il proprio manager il 22 novembre del 1991. Ma ritorniamo a quell’ultima apparizione: era il 18 febbraio del 1990 e l’occasione a cui stiamo facendo riferimento riguardava i ‘Brit Award del 1990’, dove tutti videro un Freddie Mercury con i segni di una malattia che lo stava divorando giorno dopo giorno. Quella sera, per un paradosso, il frontman dei Queen, con tutti i membri al completo, ritirarono quel premio alla carriera, ironia del destino, non credete?
Adesso, però, è tempo di musica, andando a scoprire prima le canzoni di Innuendo e poi il brano con il quale apriremo questa nuova settimana. Dunque, sono dodici le tracce che hanno composto il quattordicesimo album della band: si parte dalla già citata ‘Innuendo’ per poi proseguire con ‘I’m going slighty mad’, ‘I cant live without you’, ‘Don’t try so hard’, ‘Ride the wild wind’, ‘All God’s people’, ‘These are the days of our lives’, ‘Delilah’, ‘The Hitman’, ‘Bijou’, ‘The show must go on’.
Avete notato? Ne manca una e chi conosce questo disco, allora, saprà con quale canzone stiamo per chiudere questa prima parte: con la potente ‘Headlong’, la quale comunque, risentì anche lei dei problemi di produzione o quantomeno di lavorazione del disco. Questa traccia numero 3 appare, senza prendere cantonate, quella più ritmata; a metà strada tra il rock e il pop più scatenato possibile, garantendo, allo stesso tempo, un ottimo traino per il disco medesimo…