Al via al primo numero, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, il nostro nuovo editoriale mensile
Chissà perché non ci abbiamo mai pensato prima. Eppure, la soluzione era proprio davanti ai nostri occhi. Si, avete ragione: siamo stati poco attenti e non proprio di ampie vedute. Presi dall’idea di portare avanti una serie di appuntamenti settimanali con il rischio di ripeterci, ciò che poi effettivamente è avvenuto, non ci siamo mai resi che potevano sfruttare, durante i vari periodi dell’anno, i singoli periodi di transizione tra un mese e l’altro.
Tra l’inizio dell’attuale mese di gennaio, che ci sta già salutando, dandogli appuntamento all’anno prossimo, e quello che domani si appresterà ad affacciarsi nella nostra vita: il mese di febbraio. Caspita! Non ci avevamo veramente pensato che potessimo creare e portare avanti, non sappiamo per quanto tempo, ma lo scopriremo in questo lungo 2026, un mero editoriale mensile.
Un unico articolo diviso in due parti, un mini-speciale, insomma, che si sviluppa a partire da oggi, sabato 31 gennaio, e che terminerà domani, domenica 1° febbraio. Scopo? Avere, come tutte le testate giornalistiche che si rispettino, un articolo, non tanto di copertina, semmai una sorta di appuntamento che facesse da completamento a questo lungo discorso iniziato il 1° dicembre del 2020.
Ma a questo perché non è approfittarne e spiegare, nella sua essenza, a cosa serve un editoriale? Allora, in via generale per editoriale si intende l’articolo di apertura di una pubblicazione in cui il direttore o un giornalista molto esperto e conosciuto dal pubblico tratta un problema o un fatto di rilevante attualità.
Ecco, visto che in questo lungo primo mese dell’anno di cose ne sono accadute da dove vogliamo iniziare? Semplice dal principio. Dunque, all’epoca dell’antica Roma, no: tranquilli non stiamo scherzando in nessun caso, la divinità conosciuta come Giano, Ianus in latino, veniva raffigurata con due volti, i quali simboleggiavano proprio la fine del vecchio e l’inizio del nuovo anno.
Ianus, proprio per questa sua particolarità, era considerata come una divinità bifronte delle porte, dei passaggi e degli inizi. Un Dio capace di guardare contemporaneamente al passato ed al futuro.
Come arco temporale, con il nome di mensis ianuarius, il mese di gennaio venne introdotto dal secondo Re di Roma, Numa Pompilio, stabilendo che fosse il primo mese dell’anno. Non solo, lo stesso secondo sovrano di quello che poi diverrà il più grande impero che la storia ricordi, introdurrà anche il mese successivo, il mese di febbraio. Ma come sempre andiamo con ordine.
Inizialmente l’anno veniva inaugurato da quello che è per noi il terzo mese dell’anno, ossia marzo; ciò voleva dire che, in un primo momento, il Capodanno, fissato per il 1° marzo, venne spostato al 1° gennaio. Quest’ultima data è stato, in seguito confermata, dal calendario giuliano, nel 46 a.c. e riconfermato, 1536 anni più tardi con il calendario gregoriano; ovvero nel 1582. Senza dimenticare lo stesso mese di gennaio, in altri periodi della storia, era persino conosciuto con altri nomi. Termini legati alla natura, come Wintarmanoth. Una parola o sarebbe meglio dire un’espressione usata molto spesso dall’immenso Carlo Magno.
Ecco, vi starete chiedendo, cari lettori, come mai questi temi, queste notizie storiche le stiamo sviscerando solo adesso? Le stiamo sviscerando trentuno giorni dopo l’inizio dell’anno? Lo volete proprio sapere? Siamo onesti intellettualmente: questa iniziativa di riorganizzare l’editoriale l’abbiamo decisa un paio di settimane orsono e dunque, ripetiamo, sarà un mero esperimento e chissà se alla fine si rivelerà vincente?
Staremo a vedere. Quindi, in questa prima parte su cosa dobbiamo essenzialmente soffermarci? Sull’attualità, la quale anche come rubrica di FreeTopix Magazine è stata totalmente riorganizzata; rivista in ogni suo piccolo ed apparentemente dettaglio.
Quindi, abbiamo spostato la rubrica de ‘La Redazione’, ponendola in apertura della nostra homepage, mentre in questa attuale rubrica abbiamo inserito: le News, inglobato la rubrica di approfondimento ‘Occhio sul mondo’, la quale comprende la pagina di ‘Storia’ e ‘Usa Stories’; l’istituzionale ‘Parole schiette’; la rubrica interamente dedicata ad una delle nostre trasmissioni, con tutte le puntate, e che riprenderà il prossimo 9 febbraio: Free Podcast Variety. E infine, come ci si poteva immaginare ‘L’editoriale’.
Una totale rivoluzione, anche per le altre pagine del nostro giornale che è iniziata, quasi in silenzio, proprio allo scoccare di questo 2026. Un 2026 iniziato, perdonateci la battuta, con i fuochi d’artificio lo scorso 3 gennaio, in Venezuela, e proseguito fino a qualche giorno fa a Minneapolis; senza contare delle tante polemiche che, in questo giornale, non faranno mai e poi mai capolino.
Sostenendo, tra l’altro, che il passaggio dal 2025 a questi nuovi dodici mesi, non ha per nulla mutata in meglio la situazione. Anzi, la peggiorata. Più il tempo passa, più entriamo sempre di più nell’orbita temporale di questo nuovo secolo e nuovo millennio, più ci rendiamo conto che nulla migliora.
È solo una sensazione? Che siamo di fronte ad un’epoca di passaggio è ormai evidente. Ma dove ci porterà? Dove siamo diretti? Verso una ben più logica autodistruzione o, forse, è un periodo lungo di transizione dove tutto poi avrà un senso e ogni cosa che ci circonda sarà libero da pensieri fin troppo estremi?
Ovviamente è questo l’augurio che ci poniamo. L’augurio che per i prossimi undici mesi che ci separano al nuovo anno, ci possano garantire seppur impercettibile cambio di rotta. Un auspicio che, nei fatti, ogni qual volta prendeva il via un nuovo anno lo ufficializzavano anche gli antichi. D’altrone, però, dobbiamo comprendere una cosa sola: che la storia che attraversiamo attimo per attimo, minuto per minuto, giorno per giorno, settimana per settimana, mese per mese e anno per anno è sempre ciclica.
C’è sempre qualcosa che ritorna e che ci ritorna. No, non stiamo facendo riferimento alle classiche mode riguardo alle mode che seguono il vintage per poi dimenticarcene, ma a qualcosa che ritorna per riprendere un certo tipo di discorso che si era del tutto interrotto.
Il punto è capire quando effettivamente era bruscamente arenato in modo da riallacciare i fili senza mai dimenticarci i nodi che abbiamo nel passato. Ma questo, appunto, ce lo può dire solo ed esclusivamente la storia; la vera maestra che mai veramente ascoltiamo…