Nuovo anno e nuova partenza per la rubrica interamente dedicata agli anni 80 con un focus maggiore al 1981 e al 1986
Nella rubrica ‘Forever 80s’ il decennio anni ’80, nel nuovo anno che si è appena affacciato, rappresenterà un viaggio tra due dimensioni temporali. Proprio come doveva essere nel 2025. Da un lato si ritorna ulteriormente indietro nel tempo di cinque anni fino al 1981, quindi ancora agli albori di questa epoca particolare e magica per alcuni versi.
Dall’altro, invece, si continua ad andare avanti cercando di celebrare ogni quarantesimo anniversario di ciò che è veramente accaduto a partire dal 1° gennaio del 1986; giungendo, così, al primo vero giro di boa per la rubrica stessa. O quantomeno completare quello stesso giro di boa inaugurato nel gennaio di un anno fa.
Ciò significa che alcuni temi, alcuni eventi trattati giusto quattro anni prima saranno meglio approfonditi rispetto a come abbiamo fatto in passato; questo almeno per gli avvenimenti targati 1981. È naturale, quindi, considerare tutti gli eventi legati ai vari quarantesimi anniversari di quest’anno, di cui alcuni già trattati, mentre altri saranno trattati per la prima volta e con la promessa, non sempre mantenuta da parte del giornale, tranne in questi ultimi sei mesi, di non saltare nessuno fatto, nessuna celebrazione di pubblicazione di un libro, canzone, disco e l’uscita di un film nelle sale cinematografiche di tutto il mondo.
Lo sappiamo, comunque: ci stiamo facendo debiti con la bocca come recita un famoso proverbio.
Ma nonostante tutto la volontà è sempre stata questa, non solo di ricordare asetticamente un evento, ma raccontarlo cercando di farlo rivivere o comunque cercare di riportarvi nell’atmosfere dell’epoca. D’altronde è così che si fa, d’altronde è così che bisogna fare se si vuole, in tutto e per tutto, ricostruire un’epoca storica, qualsiasi essa sia.
Eppure, sarebbe bene già affermare un qualcosa che non sembra e non deve essere solo un’ovvietà. Non un concetto che avevamo già espresso in tempi non sospetti: quando si ripercorre un periodo storico si cade sempre nella classica tentazione di mitizzarlo quasi all’estremo. Nel senso di parlare in maniera estremamente, appunto, positivo, tralasciando, quasi sempre, togliendo anche il ‘quasi’, delle negatività.
Di quelle negatività che andrebbero tranquillamente a cozzare con l’immagine super edulcorata che tutti quanti noi ci siamo fatti. In fondo, nel dicembre che ci ha lasciato trenta giorni orsono, proprio perché era il periodo di Natale, non ci siamo dimenticati di ricordare l’assassinio di John Lennon. Non ci siamo soffermati a sviluppare neanche un mini-speciale per un semplice motivo: l’attualità che stiamo vivendo.
Sembra retorica da parte nostra, ma non lo è. Dunque, cosa vogliamo dire, cosa stiamo cercando di trasmettere, a voi, attraverso questo articolo? Che se anche gli anni ’80 saranno considerati ‘forever’ il miglior decennio della storia, in fatto di spensieratezza e di fiducia nel futuro, anche se ne abbiamo avuto anche troppa, in quell’arco di tempo, a partire dal 1° gennaio del 1980 fino ad arrivare al 31 dicembre del 1989, più di qualcosa di non proprio positivo è accaduto. Ed è inutile girarci troppo intorno. D’altronde questa introduzione targata 2026 di ‘Forever 80s’ non è proprio positiva, non è proprio come voi ve l’aspettavate cari lettori.
In fondo, però, c’era da aspettarselo: la storia parla chiaro ed è nuda e cruda come la verità, come un pugno allo stomaco o come un fulmine a ciel sereno e non si può fare nulla per cambiare ciò che è stato o, ancora, non si può far nulla per nascondere ciò che è stato. La rubrica ‘Forever 80s’ nata cinque anni fa con l’intento di riportarvi in quel magico decennio avrà sempre la missione di analizzare e approfondire quegli anni, senza lasciarsi andare a prese di posizione, tranne quando diciamo o scriviamo che quegli anni sono magici.
Ma in fondo ci sta anche questo. Il passato e passato ed è sempre più bello del presente o del futuro. Nel primo caso si potrebbe parlare anche di un futuro vicino, fatto di attimi, di minuti e ore che ci separano da qualcosa. Per quanto riguarda il secondo, invece, è un chiaro riferimento a qualcosa che ancora deve venire o, in ambito ancor più personale, qualcosa che deve essere costruito, ovviamente, su solide basi.
Forse stiamo dicendo che le basi del passato per il futuro che stiamo vivendo non sono state poi così solide? Forse sì o forse no, ma dipende sempre in quale epoca precisa hanno iniziato a scricchiolare e, se questo stesso scricchiolio, sia stato occultato bene e in maniera involontaria dai troppi ricordi positivi. Si potrebbe dire, comunque, che non riguarda proprio il decennio in questione; anche se lo ammettiamo, sembriamo di parte e per una volta tanto concedeteci un po’ disequilibrio.
Eppure, al di là della nostra visione e prospettiva, non sempre edulcorata, che vogliamo lasciar trasparire in queste pagine virtuali, avremmo voluto aprire, questo mini-speciale, anche in un altro modo. Molto evocativo non solo di quell’epoca ma anche mediante un’espressione conosciuta, da noi, in lingua inglese; volevamo aprirlo con queste parole: ‘Ho avuto il tempo della mia vita’ recita uno dei titoli musicali più famosi degli anni ’80.
No, questo verso, questa semplice espressione non indicava una canzone italiana, ma straniera proveniente oltreoceano. Non è, a sua volta, un brano qualsiasi. No. Era una colonna sonora, una musica che ha accompagnato una delle scene cinematografiche più belle e famose di cui ancora oggi si parla, di cui ancora oggi se ne ricorda e che sicuramente fa emozionare più di qualcuno.
Il titolo originale della canzone, intonata da Billy Medley e Jennifer Warnes, era ‘I’ve had the time of my life’. Il film invece era: Dirty Dancing. Altro non si può dire perché ogni parola risulterebbe superflua. Come risulterebbe superfluo affermare che questo brano è strettamente connesso agli anni ’80. Infatti, lo è, aggiungendo però un dettaglio: la canzone non è semplicemente collegata a quegli anni; noi, come gesto simbolico, la consideriamo come la soundtrack di quel decennio.
Motivo? Semplice, un pò per il titolo e un po’ per il sound molto ma molto evocativo. Perché questo ‘tempo della vita’ che alcuni di noi hanno vissuto in quel periodo viene ancora ricordato come il più felice e il più spensierato, per non dire speranzoso…