Era il 27 gennaio del 1986 quando nelle radio venne lanciato il singolo che consacrò, per sempre, il gruppo musicale californiano tutto al femminile
Dunque, il successo delle The Bangles, come ieri abbiamo potuto appurare, lo si deve a quell’intuizione di Prince il quale, per sua sfortuna, donò una sua composizione a quattro ragazze che in quegli stavano cercando l’occasione giusta, la canzone giusta, il disco adatto per sfondare. Eppure, Susanna Hoffs e le altre tre, inizialmente, non dovevano farsi conoscere con quella denominazione ma con un’altra quasi simile, ovvero con The Bangs; la cui traduzione è ‘I ciuffi’.
Il punto, però, che ‘I Ciuffi’, in quello stesso periodo era ugualmente fruito da un altro complesso musicale, il quale costrinse le ragazze, soprattutto per un’evidente questione di copyright, di modificare la prima scelta in ‘The Bangle’ e diciamo la verità, per una volta tanto possiamo essere di parte, questo nome è più accattivante, più attraente dell’anonimo The Bangs.
Il gruppo, come già accennato in precedenza, nacque nello Stato della California nel 1980. Esattamente nella città degli angeli e, per essere ancor più pignoli a Brentwood; distretto benestante e situato nella zona ovest della città. Un quartiere noto per la presenza di tanti divi Hollywoodiani.
Nonostante le cronache dell’epoca ci riportano che il loro esordio ufficiale, per quanto riguarda la pubblicazione di long play, risale solo quattro anni più tardi alla fondazione, l’esordio vero e proprio avvenne due anni prima con un ep omonimo con le quali, non si sa quanto volontariamente, vennero accostati al nascente movimento Paisley Underground.
Quest’ultima era riconosciuta come un rock alternativo che si stava sviluppando proprio all’inizio degli anni ’80 nella città di Los Angeles; questo particolare sound recuperava, nella sua essenza, l’elemento psichedelico classico con un piglio più asciutto e sintetico preso in prestito dal punk rock. Le origini di quello che nei fatti era un vero e proprio genere musicale derivavano dall’alternative rock, il folk rock, il jangle pop, il garage rock, il rock psichedelico, appunto, e la neo-psichedelia.
Tra queste tipologie, le The Bangles, faranno loro solamente il paisley underground e il jangle pop, unendolo alla new wave e al pop rock. Ufficialmente il loro periodo di attività si divide in due fasi: la prima quella che si è sviluppata per tutti gli anni ’80, dal 1980 al 1989 e la seconda, addirittura, dieci anni più tardi al primo scioglimento ovvero nel 1999.
Il primo disco, dunque, fu quello del 1984 dal titolo: All over the place, pubblicato per la Columbia Records. Il disco rimase in classica per ben 30 settimane, venendo trainato dal singolo Going Down to Liverpool. Ma, come ormai già specificato fin dall’inizio di questo mini-speciale, il successo mondiale viene raggiunto anche a quella canzone passata da Prince. Dallo stesso disco del 1986 saranno estratti anche altri singoli come In a different light, brano che presta in parte il titolo al 33 giri, e Walk like an Egyptian. Singolo che certifica l’avvenuta consacrazione.
Due anni più tardi e sempre sulla cresta dell’onda, il complesso femminile tornò alla carica, esattamente, il 18 ottobre del 1988, con il terzo disco della loro carriera; l’ultimo del decennio 1980. Il long Play ‘Everything’ sancì, anzitempo, la fine di un’epoca che si riaprirà solo dieci anni più tardi; alla fine degli anni ’90 e quindi anche alla fine del Novecento.
Con i tre singoli In Your Room, Be With You ed Eternal Flame, compresi in quella loro ultima raccolta di inediti di quel decennio, chiusero un momento storico irripetibile e redditizio di cui ci ricordiamo ancora adesso, con la conseguenza che le strade di ogni componente della band prese, alla fine, strade diverse. Chi ci guadagnò fu la stessa Susanna Hoffs, per il suo percorso da solista; le altre invece, come per esempio Vicky Peterson, si aggregarono ad ulteriori band in supporto durante i vari tour musicali.
Dunque, il ritorno dieci anni più tardi non fu proprio positivo, tralasciando il dettaglio che furono loro le autrici del singolo che trainava la colonna sonora di Austin Powers – La spia che ci provava, le The Bangles, anche con qualche componente nuovo, dovettero faticare e non poco per dar vita a quello che sarebbe stato il loro quarto disco.
‘Get The Girl’, brano del film appena menzionato, non venne neanche preso in considerazione tra le nuove quindici tracce che uscirono solamente quattro anni più tardi. Sì, proprio così: nel 2003. I precedenti tour organizzati in seguito alla reunion servirono solo ed esclusivamente a finanziare proprio la produzione e la pubblicazione di ‘Doll Revolution’.
Era chiaro che il loro tempo era finito nel 1988 e quella sorta di reboot musicale non fu proprio foriero di altrettanti successi o quantomeno di canzoni o brani o comunque di hit di notevole impatto, come Manic Monday tanto per citarne qualcuna. Neanche le altre dodici tracce pubblicate ben sette anni più tardi con il titolo: Sweetheart of the sun, pubblicato esattamente il 27 settembre del 2011 non le riportò ai fasti di un tempo.
Entrambi di genere pop rock, i due album passarono sostanzialmente inosservati, relegando la band, ormai, ad una pallida copia di sé stessi. Anzi, per non dire di sé stesse nel caso delle The Bangles. A distanza di quaranta anni esatti di quell’incredibile successo cos’altro si potrebbe dire?
Che forse è stato un’occasione sprecata? Che forse non hanno saputo gestire quello che ‘Manic Monday’ ha portato, in positivo s’intende, e cosa ha rappresentato nel corso di questi quattro lunghi decenni. In fondo la storia è piena di esempi di successi effimeri. Di consacrazioni colossali in cui cantanti o stessi gruppi musicali sono, poi, finiti nel dimenticatoio.
Nel caso loro, però, è leggermente diverso. Dopo il 1988 non hanno proseguito; vero, ci fu la pubblicazione di un Greatest Hits nel 1990, ma il percorso di Susanna Hoffs e Company non proseguì, spegnendo il sogno di portare sempre più in alto le The Bangles, le quali, a distanza di quaranta anni, sono rimaste nel cuore di molti proprio grazie alla canzone che proprio oggi compie il quarto decennio, con la nettissima convinzione che per quanto si potranno citare o ricordare anche le altre canzoni: Manic Monday sarà sempre eterna.