Riparte la rubrica che racconta gli Stati Uniti d’America tra due giornate molto particolari
Abbiamo scelto il giorno migliore nel far ripartire la rubrica interamente dedicata agli Stati Uniti d’America, ovvero ‘Usa Stories’. Da questo nuovo mini-speciale vi racconteremo storie, aneddoti, fatti, curiosità ed eventi della nazione costituita da 50 stati sotto la lente d’ingrandimento, appunto, della storia. Ci sarebbero anche i personaggi, le figure leggendarie, in negativo ed in positivo, ma d’altronde non serve menzionarle o quantomeno precisare la loro presenza già in questa sede, visto che le medesime sono comunque connesse agli elementi indicati in precedenza.
Dunque, abbiamo scelto un momento particolare, nonostante ci sarebbe tanto, ma tantissimo da dire, non solo per quanto è accaduto fino adesso e per quello che sta ancora accadendo in questo 2026, oltreoceano, considerando che gli Usa, proprio quest’anno, spengono, il prossimo 4 luglio, ben 250 candeline di storia.
A differenza delle continue polemiche, alimentate soprattutto per alcune decisioni prese e portate avanti in quel di Washington, e contrariamente a quanto si potrebbe pensare gli stessi Usa sono, di fatto, la Democrazia più antica del mondo; tenendo presente e senza mai e poi mai dimenticarli, le loro più grandi contraddizioni che, in questi primi venticinque anni di nuovo millennio, sono esplose tutte in una sola volta ed in maniera incontrollata.
In fondo, forse pochi sanno che questo spazio, questa rubrica, venne inaugurato con il semplice scopo non tanto di seguire le presidenziali del 2020; semmai ciò venne considerato come mero evento e nulla più. Nel corso di questi cinque lunghi anni, l’allora rubrica ‘Usa’ ha da sempre tentato di distaccarsi dalla mera cronaca politica, dalla mera cronaca nera, con il vero scopo di raccontare la nazione mediante l’analisi pura è semplice, senza mai e poi mai innescare ulteriori ed aspri confronti.
Semmai, abbiamo sempre cercato di alimentare il giusto dialogo anche per tutti coloro che non vedono di buon occhio gli stessi Stati Uniti d’America. non tanto per convincere aprioristicamente del fatto che possono essere i migliori, non è assolutamente questo il motivo, anzi: proprio mediante quei difetti, quelle grandi contraddizioni si possono intuire al meglio una società complessa come la loro ed il loro percorso evolutivo.
Uno sviluppo che, proprio nel mantenere fede alla loro natura, appunto, complessa, è stato pieno di insidie, tanti passi avanti e tanti passi indietro. per esempio, in merito ai fatti di Minneapolis la mente ci riporta ad un famoso caso di cronaca, diventato storia appunto, che agli inizio degli anni ’90 riportò in auge vecchie ferite che sfociarono in una mera rivolta per le strade della città degli angeli e, qualche tempo dopo e sempre per un paradosso, tutto il mondo rimase attento in merito ad altro famoso caso di cronaca, benché storico, il cui imputato al conseguente processo per omicidio, oggi si direbbe femminicidio, era la leggenda vivente dello sport nazionale per antonomasia.
L’esito tanto atteso avrebbe determinato delle conseguenze sociali non indifferenti. Su questi fatti ed eventi storici ci ritorneremo a tempo debito e fra non molto. difatti, per uno dei due temi, in questo 2026, scatteranno i 35 anni da ciò che accadde in una sera di inizio marzo del 1991.
Eppure, come spesso succede con la stretta attualità, cercando di evitarla nel seguirla di continuo onde evitare di scadere e di cadere nel tranello delle polemiche più antipatiche e più becere, richiama, purtroppo, alcune dinamiche come se fossero un film già visto; e no, non si tratta dei soliti copioni di Hollywood. Magari fosse sempre così.
I fatti di Minneapolis, con al centro le controverse azioni della sezione distaccata dell’Fbi e meglio conosciuta come Ice, fondata però nel lontano 2003, non lascia solo alquanto perplessi; semmai pone l’accento solo ed esclusivamente sui modi, non si sa quanto convenzionali, che gli stessi agenti adottano. Senza entrare nel merito della questione, gli Stati Uniti d’America hanno sempre avuto di questi problemi.
Per un motivo o per un altro i singoli casi, dopo il classico clamore mediatico, si è poi sgonfiato per poi, in un secondo momento, ritornare come ricordo e come precedente, non tanto giurisprudenziale questa volta, con lo scopo di tenere alta la memoria stessa onde evitare certe situazioni le quali, purtroppo, si ripresentano ugualmente sotto altre forme e sotto altre dinamiche sociali.
È anche vero che dovremmo soffermarci di più sull’acronimo menzionato in precedenza, con la speranza di non doverci più tornare o quantomeno per riportare operazioni più corrette, più eque, più attinenti alla giustizia e non perché c’è scappato, per l’ennesima volta, il morto. comunque, per Ice si intende la United States Immigration and Customs Enforcement. Tradotto in italiano significa: Controllo Immigrazione e Frontiere degli Stati Uniti.
Come già accennato in precedenza la sua istituzione non è relativa al primo o al secondo mandato dell’attuale presidente, ma nel lontano 2003; a due anni dall’attacco subito il giorno 11 settembre del 2001. Con ciò cosa stiamo cercando non tanto di sostenere, quanto di dire?
Che la stretta attualità, proprio in questo mese dell’anno, ci riporta a fatti o ad aventi accaduti in precedenza o, oltretutto, alla scomparsa di figure leggendarie, finite un po’ nell’oblio per non aver ricevuto la giusta attenzione nel momento giusto o altre figure che, a distanza di anni dalla tragica scomparsa, gli sono state dedicate, addirittura, dei memorial day.
È il caso di Claudette Colvin e di Martin Luther King, due figure di spicco nella storia americana e nella storia della comunità afroamericana, in modo particolare. Due figure che hanno donato tanto agli stessi diritti civili. Si, proprio così: il verbo ‘donare’ non è usato impropriamente. Di certo, agli onori della cronaca storica balza di più il nome di Martin Luther King il cui anniversario di nascita è caduto proprio lo scorso 15 gennaio e quattro giorni più tardi, dunque proprio oggi, durante la presidenza Ronald Reagan nel lontano 1983, è stato istituito in suo onore il Martin Luther King Day.
Per quanto concerne Claudette Colvin, fu la prima a tentare di ribellarsi alla segregazione razziale negli autobus prima di Rosa Parks e di cui vi avevamo edotti nell’apposito reportage di dicembre. Dunque, di storie da raccontare ce ne sono e non solo di figure leggendarie ma anche di prassi e tradizioni costituzionali…