Da oggi e fino al prossimo 11 giugno 2026 vi racconteremo le edizioni dei mondiali di calcio
Non solo, la presunzione degli stessi inglesi era talmente tale che non accettarono gli inviti neanche per l’edizioni successive, quello che si sarebbero poi disputate nel 1934 e nel 1938. Ma non andiamo oltre, rimaniamo ancora in quei giorni frenetici che precedettero il fischio d’inizio di Uruguay 1930. Anche perché, fino al 18 novembre del 1929 ancora nessuna rappresentativa nazionale europea aveva, fino ad allora, accettato l’invito per partecipare al torneo.
Ci fu bisogno dell’intervento dall’alto. No, non proprio in quel senso, ma di colui che sarebbe diventato il Presidente della FiFa e, appunto, ideatore del torneo: Jules Rimet. Come tutti sanno, proprio nel 1929 si verificò il leggendario crollo di Wall Street causando la Grande Depressione e di conseguenza, molti paesi europei non poterono presenziare in Uruguay.
Grazie all’intervento conclusivo dello stesso Rimet, il continente europeo, con le quattro nazionali indicate in precedenza, venne finalmente rappresentato. nonostante tutto le trattative per portare le rispettive squadre non fu comunque semplice.
I rumeni presero parte alla competizione grazie all’interessamento dell’amante del Re Carlo II, Magda Lupescu. Non solo, ad interessarsi alla selezione dei giocatori ci pensò direttamente il sovrano, garantendo agli stessi calciatori che quando avrebbe fatto rientro in patria avrebbero mantenuto il proprio posto di lavoro.
Lo stesso problema lo ebbero anche i giocatori francesi, ma l’intermediazione dello stesso Rimet placò gli animi di molti; ciò non bastò a far partire per la spedizione il coach Gaston Barreau e l’attaccante più rappresentativo dell’epoca: Manuel Anatol. Per i belgi invece? Si decisero a partire dopo le pressioni del presidente della Federcalcio Rudolf Seedrayers. Ma tutte le rappresentative nazionali coinvolte come approdarono in Uruguay?
Se come abbiamo specificato in precedenza che 100 anni fa i mezzi di trasporto non erano quelli di oggi, il modo migliore per giungere in una qualsiasi destinazione era la nave e all’epoca si trattava di viaggi molto, ma molto lunghi. Per esempio, sia i rumeni, i francesi e i belgi vennero si ritrovarono nella stessa imbarcazione conosciuta con il nome di Conte Verde.
Il Conte Verde era un piroscafo italiano, che salpò da Genova per poi caricarsi anche altre nazionali durante rotta verso il paese sudamericano. Infatti, i rumeni salirono proprio a Genova; i francesi da Villefranche-sur-mer. I belgi, dal canto loro, si imbarcarono direttamente a Barcellona.
Sulla nave vennero caricati persino i brasiliani, quando lo stesso Conte Verde giunse a Rio De Janeiro. Per quanto riguarda gli jugoslavi? Vennero caricati su un’altra nave, a vapore, conosciuta con il nome di Florida direttamente a Marsiglia.
Avendo poco tempo a disposizione le singole nazionali si allenarono durante il viaggio, sulla nave. Il più delle volte non solo i vari palloni usati finirono nell’oceano ma anche i turisti che si erano imbarcati per altri motivi vennero più volte disturbati. L’approdo del Conte Verde avvenne il 4 Luglio del 1930 e se qualcuno penserebbe che erano già stati organizzati i vari gironi, si sbaglia di grosso.
Il sorteggio e dunque la definizione del primo mondiale della storia avvennero l’11 luglio del 1930, si avete letto bene: a tre giorni dal fischio di inizio della competizione e vennero formulati questo tipo di raggruppamenti: Argentina, Cile, Francia e Messico; Jugoslavia, Brasile e Bolivia; Uruguay, Romania e Perù; Stati Uniti, Paraguay e Belgio.
Le tredici nazionali vennero organizzate in ben quattro gruppi, non proprio omogenei e non tutti con la classifica denominazione numerica. Ma di questo ne parleremo più avanti, chiudendo questo primo speciale interamente dedicato alla nascita del primo mondiale. Il prossimo appuntamento sarà per il 9 febbraio in cui proseguiremo nel raccontarvi le prime edizioni degli anni ’30.
Gli europei nella loro essenza, è una manifestazione sportiva che si rinnova ogni quattro anni. Ciò vale anche per i mondiali di calcio. Una magia dalla quale nessuno può rimanere indifferente, anche quando la propria nazionale di calcio non prende parte.
È questo, in fondo, che viene espresso, seppur indirettamente, da una canzone in particolare che ha introdotto e accompagnato la diciannovesima edizione della coppa del mondo di calcio. Lo sappiamo, questo venerdì inizia la rassegna continentale e per l’occasione apriamo la settimana con una canzone dedicata alla coppa del mondo di calcio.
Nel 2010 ci aveva pensato la cantante colombiana Shakira grazie al suo ‘Waka Waka – This time for Africa’ per Sudafrica 2010 che si svolse dall’11 giugno all’11 luglio di quello stesso anno. Quell’edizione la vinse la Spagna, la quale mai fino a quel momento aveva alzato al cielo la coppa tanto ambita dai calciatori. Scritto dalla stessa Shakira, in collaborazione con John Hill, il brano è stato ispirato da una canzone popolare camerunense, pubblicata nel 1986, dal titolo Zangalewa. Il ritornello di questo canto popolare è formato proprio da ‘Wak Waka’, a sua volta utilizzato dai militari camerunensi anche durante il secondo conflitto mondiale.
Il significato letterale della parola che si ripete per ben due volte è semplice: fai fai. Di fatto, rappresenta un mero incitamento. Storicamente, lo sprono era rivolto, semmai inteso metaforicamente parlando, nei confronti di un soldato pigro. Ovviamente, nella versione di Shakira lo sprono è rivolto agli stessi calciatori che scesero in campo in quell’edizione dei mondiali di calcio.
Pubblicata l’11 maggio del 2010, quindi un mese prima del fischio d’inizio del torneo, ‘Waka Waka’ si è fatta subito notare con il suo sound tipicamente africano, miscelato dall’unione di strumenti afro-colombiani e con chitarre sudafricane. Il video realizzato è, com’era logico prevedere, una serie di immagini dell’edizioni della Coppa del Mondo precedenti. Un video che si apre con l’ultimo calcio di rigore del Mondiale 2006 che ci consegnò, a noi dell’Italia, la Coppa del Mondo di calcio. Inutile anche ricordare che Waka Waka fu un successo nell’intero globo facendo incetta di premi in tutti i paesi dove la canzone venne pubblicata.