Da oggi e fino al prossimo 11 giugno 2026 vi racconteremo le edizioni dei mondiali di calcio

L’idea di questo campionato mondiale professionistico divenne ufficiale con la proposta di avanzata nel congresso di Amsterdam, del 1928, e il progetto stesso venne adottato l’anno seguente, ovvero nel 1929. Eppure, per tutta la prima parte, ci siamo concentrati molto sulla vita, in via del tutto approssimativa di Jules Rimet, tralasciando, senza cattiveria, parafrasando un famoso verso di una canzone di Samuele Bersani, alcuni dettagli in particolare.

Per esempio, dopo che venne fondata, ufficialmente, la FiFa nel 1904 e nonostante la struttura del futuro torneo venne messa a punto solo quattro anni più tardi, ovvero nel 1908, già l’anno seguente ovvero nel 1905, ci fu già un primo tentativo concreto di organizzazione del primo mondiale di calcio.

Essendo la sede a Berna, capitale della Svizzera, fu proprio la piccola Nazione europea a tentare di farsi carico dell’organizzazione del primo storico torneo. Purtroppo, però, fu un tentativo a vuoto: si iscrisse una sola nazione, di cui possiamo solamente immaginare quale fu. Da questo fallimento, la stessa FiFa chiese appoggio al Cio, ovvero al Comitato Internazionale Olimpico, per poter includere, tra le varie discipline sportive per la prossima edizione delle Olimpiadi, lo stesso gioco del calcio nel 1906.

Ecco perché, due anni più tardi e come avevamo precisato in precedenza, Jules Rimet, seppur dal punto di vista dilettantistico, riuscì ad organizzare una prima parvenza di mondiale nelle Olimpiadi del 1908.

Ma l’accelerazione dell’organizzazione di quello che sarà il primo mondiale della storia avverrà solamente venti anni più tardi, esattamente tra il 1924 ed il 1928. Ciò significa che nell’edizione successiva a quella del 1908, la presenza del calcio, inteso ormai anche come categoria olimpica, rappresentava solo ed esclusivamente come un mero e proprio esperimento da parte dello stesso Jules Rimet.

Con la fine della Prima guerra mondiale e il ripristino delle attività sportive, proprio nei due anni menzionati si fa strada più concretamente l’ipotesi della prima coppa del mondo di calcio. Se nel lontano 1905 la Svizzera fallì miseramente il primo tentativo, seppur cinquanta anni più tardi si rifarà alla grande, tra il 1928 ed il 1929 altre nazioni si fecero avanti dopo il congresso di Amsterdam e furono: Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. La decisione, però, venne presa l’anno successivo, ovvero proprio nel 1929, con un ulteriore congresso a Barcellona, per stabilire quale sarebbe stata il primissimo paese ospitante della prima storica edizione dei mondiali.

Per un paradosso, nessun paese che avanzò la propria candidatura venne scelto. In quegli anni, sempre tra le due ultime edizioni dei giochi olimpici del 1924 e del 1928 c’era una sola nazionale che continuava a vincere; una rappresentativa nazionale che sembrava in tutto e per tutto imbattibile: era quella dell’Uruguay. D’altronde, da parte dello stesso Jules Rimet, di affidare proprio a quel paese la prima edizione era già da tempo nelle sue intenzioni, insieme ad un altro paese sudamericano: quello dell’Argentina.

A quei tempi era ancora presto per parlare di candidature congiunte come al giorno d’oggi. La spuntò l’Uruguay anche per un ulteriore motivo. Non era solo per la nazionale più forte, ma anche per l’imminente costruzione di un nuovo stadio che avrebbe ospitato la finale, con la speranza che gli stessi padroni di casa avrebbe presenziato all’ultimo atto del primo mondiale della storia.

Come tutti sanno andò così, ma come sempre andiamo con ordine proseguendo, questa volta, da quel giorno inaugurale datato 13 luglio 1930 mentre per quanto concerne Jules Rimet? Ci ritorneremo su di lui, proseguendo in parallelo alle varie edizioni dei mondiali il racconto della sua storia personale. Dunque, per la prima coppa del mondo di calcio, il cui trofeo, prenderà proprio il nome del fondatore del torneo, ai nastri di partenza non si presentarono in molti.

Considerando che cento anni fa i mezzi di trasposto non era quelli di oggi e che non erano ancora stati istituite le classiche qualificazioni mondiali, a contendere lo scettro del vincitore ai padroni di casa furono in totale in 12, senza contare proprio gli uruguagi, per un totale di ben 13 partecipanti.

Si, avete ragione cari lettori non erano molte le nazionali ma dai nomi si possono già riconoscere le solite note come: Uruguay, appunto; Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Perù, Messico, Stati Uniti, Belgio, Jugoslavia, che oggi non esiste più, la Francia e la Romania.

Si, manca il nome di una rappresentativa nazionale e tranquilli che non dobbiamo allarmarci con i recenti risultati, l’Italia all’epoca, fresca detentrice della Coppa Internazionale e addirittura, medaglia di bronzo all’olimpiade proprio del 1928. La non partecipazione degli azzurri innescò una serie di forti polemiche con gli stessi dirigenti uruguaiani che terminarono solamente dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

Infatti, il segretario della federazione italiana annunciò alla stampa che l’Italia molto probabilmente non avrebbe preso parte per diversi motivi. Il primo era da ricercare nella figura del presidente della nostra Federcalcio dell’epoca, Leandro Arpinati, il quale non era entusiasta della formula adottata dagli organizzatori e del periodo scelto per lo svolgimento.

 Inoltre, il quotidiano sportivo e portavoce della FIGC, Il Littorale, affermò che tra i motivi della defezione italiana riguardava anche la concomitanza con il campionato nazionale e il lungo e spossante viaggio in mare che la stessa nostra nazionale avrebbe dovuto compiere, compromettendo inevitabilmente il rendimento insieme alle difficoltà di adattamento al clima autunnale dell’emisfero australe, mentre nell’emisfero boreale era primavera.

La stampa sudamericana scrisse in seguito che i motivi erano da ricercarsi nelle possibili ripercussioni e reazioni a quello che, a loro modo di vedere, era un tentativo di saccheggio architettato dalle società italiane ai danni del calcio sudamericano, avvalendosi della doppia nazionalità dei giocatori di origine italiana per sottrarre talenti naturalizzandoli come italiani e utilizzandoli poi anche in nazionale. Dunque, un botta e risposta infinito.

Non solo, se avete notato manca nell’elenco anche un’altra nazionale oltre alla nostra. Si, proprio coloro che si sono sempre definiti, aprioristicamente parlando, i maestri del football mondiale: l’Inghilterra. Difatti, gli stessi non presero parte perché si sentirono, proprio per principio, anche e soprattutto i Campioni del mondo a prescindere e, oltretutto, non vedendo neanche di buon occhio la stessa manifestazione…

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