Da oggi e fino al prossimo 11 giugno 2026 vi racconteremo le edizioni dei mondiali di calcio
Ve lo abbiamo promesso e così sarà fino al prossimo 11 giugno 2026, con la speranza che ci saremo non solo come testata giornalistica, come FreeTopix Magazine, ma anche e soprattutto come nazionale di calcio; di essere presenti tra le migliori quarantotto squadre del mondo a contenderci, in base anche alle nostre potenzialità e, perché no, anche in base alla nostra fortuna, la prossima coppa del mondo di calcio.
Lo avevamo annunciato nello speciale precedente e, dunque, eccoci di nuovo qui mediante lo spazio interamente dedicato allo sport, nonostante si continui a parlare di calcio, nell’inaugurare, in tutto e per tutto, la prima vera tappa di avvicinamento a United 2026; ovvero alla prossima edizione dei mondiali di calcio che si disputeranno, per la prima volta nella storia, in ben tre nazioni: Canada, Messico e Stati Uniti d’America.
Questa volta, però, partiremo da lontano, da molto lontano nel tempo; riavvolgeremo il nastro della storia con lo scopo di raccontarvi le singole edizioni dei campionati mondiali. No, non si parte subito dalla prima edizione, quella che si svolse tra il 13 ed il 30 luglio del 1930. Andremo ancor più a ritroso, di quasi cento anni, quando l’idea stessa di ciò che oggi è ormai un’irrinunciabile tradizione, incominciava a prendere le mosse in fase embrionale.
Eppure, per dover di cronaca dovremmo spingerci ancor più a indietro negli anni, narrandovi la storia di colui che ebbe questa semplice e lungimirante intuizione e di cui, ancora non vi sveliamo il nome, per motivi che intuirete nel corso di questo primo appuntamento speciale. Anche per colui che ebbe questa folgorante idea, in questo lungo 2026, sussiste un anniversario, non combaciante con il giorno della nascita; poco importa questo dettaglio.
Era il 14 ottobre del 1873 quando nel comune francese di Theuley, di soli 105 abitanti all’epoca, venne al mondo colui che rivoluzionerà, dal punto di vista organizzativo, il mondo del calcio. Soprattutto, in merito anche alla scelta di vita professionale intrapresa in un primo momento, non si poteva neanche minimamente credere che fossi interessato, forse sarebbe meglio dire appassionato, al mondo del calcio.
Si, perché l’avvocato Jules Rimet non era solo attratto da questo particolare gioco nato in Inghilterra qualche anno prima; la sua poteva essere quasi definita una vera e propria devozione per il settore sportivo e per un semplice motivo che vi sveleremo più avanti, compreso anche un dettaglio alquanto paradossale.
Ma come sempre andiamo con ordine, focalizzando la nostra attenzione, per il momento, ancora sui suoi primi anni di vita. Figlio di Jean Baptis Seraphin Rimet e di Jeanne Augustine Zoé Ramondot, Jules visse gli anni d’infanzia nella casa di suo nonno, un agricoltore di nome Chales Francois Ramondot.
Nel periodo della prima adolescenza, Rimet, aiuterà suo padre nella drogheria di famiglia ubicata nella capitale francese e fu in quel momento che si accorse della sua vera passione: osservando dei suoi coetanei tutti intenti a giocare a calcio per le strade di Parigi, inizia a comprendere, soprattutto dal punto di vista educativo, l’importanza dello sport nella vita quotidiana.
Nonostante la laurea in giurisprudenza, Jules Rimet, si appassionerà anche alla poesia, alla letteratura ed alla musica. Molto probabilmente con la scrittura riesce anche ad esprimersi in un altro modo, trovando anche l’escamotage di parlare dei temi a lui più cari. Ci riesce fondando una testata giornalistica dal nome ‘La Revue’, che qualche anno più tardi si fonderà, esattamente nel gennaio del 1899, con Le Sillon di Marc Sangier.
Ma al di là di queste sue due sortite significative nel mondo del giornalismo, Rimet, un anno prima della fondazione del proprio quotidiano, con alcuni amici e suo fratello, Modest, fonda la Società Polisportiva Red Star. Una società essenzialmente costituita sui valori umanistici dello stesso Jules Rimet. Essendo un istituto sportivo in generale il calcio era contemplato nella sezione apposita.
Proprio quella parte organizzativa, forse ancor di più di altri settori, è aperta, in modo particolare, alla classe sociale indigente; tant’è che la stessa Red Star, come mera squadra di calcio, sarà iscritta alla terza categoria del campionato francese conosciuta come dell’Usfa. Successivamente, lo stesso Rimet, entrerà, in primo tempo, a far parte della medesima Union des societes fracaises de sports athletics, la quale sparirà quando anche entro i confini transalpini il gioco del calcio diventerà professionista.
In seguito, sempre della stessa USFA, farà ingresso anche nella direzione la quale, nel 1904, parteciperà alla fondazione dell’organizzazione conosciuta come FIFA. Quattro anni più tardi, mentre la stessa neonata organizzazione mondiale calcistica è in procinto di dar vita, seguendo la scia della FA Cup inglese, ad un torneo mondiale, Jules Rimet riesce a piazzare il colpo.
Infatti, sempre nel 1908, riesce nell’intento di creare, seppur in ambito dilettantistico, il primo torneo mondiale compreso nei giochi olimpici di quello stesso anno. Eppure, la sua attività nel mondo dello sport sarà interrotta a causa della Grande Guerra, che interesserà l’intero globo tra il 1914 al 1918. Un anno dopo la fine del primo conflitto mondiale, viene eletto Presidente della neonata Federcalcio francese e due anni più tardi, con il mondo in ricostruzione, Jules Rimet, il 1° marzo di ben 125 anni fa venne eletto, per la prima volta, Presidente della FiFa.
Sempre durante il suo mandato vedrà la sua prima creatura sportiva, la Red Star, vincere la Coppa di Francia nell’edizione 1921, 1922, 1923 e 1928 e con l’ultimo anno indicato fermiamoci qui, perché nei fatti perché quelli che verranno saranno i dodici mesi della svolta epocale per la storia del calcio mondiale, sperando che il suo stesso nome vi abbia detto qualcosa fino adesso.
Infatti, fu proprio lui ad esser ugualmente ispirato dal successo, tra il 1924 e il 1928, delle due edizioni dei campionati mondiali di calcio, seppur di livello dilettantistico, che lo portò a creare la basi di un torneo dello stesso tipo ma in ambito professionistico.
A sostenerlo, in questa iniziativa, c’era anche Henry Delauney e chissà se anche questo nome vi abbia detto qualcosa, mentre tra i contrari si erano addirittura schierati il leggendario Pierrè De Coubertin, difensore ad oltranza del cosiddetto dilettantismo aristocratico.