Il 16 gennaio del 1996, su Rai2, andava in onda la prima puntata della sorprendente serie interpretata da Gigi Proietti
Nel proseguire lo speciale interamente dedicato alla fiction rappresentò la vera svolta per la carriera di Gigi Proietti è doverosa, in apertura di seconda parte, una precisazione. L’occasione di celebrare ‘Mandrake’, lo ammettiamo, l’abbiamo avuta proprio nel giorno del suo compleanno, in cui il grande attore avrebbe compiuto 85 anni.
Questa volta abbiamo voluto attendere qualche mese più tardi per ricordarlo e celebrarlo, appunto, in quello che è il suo più grande successo mai ottenuto. Un’operazione televisiva che gli permise, in un colpo solo, di conquistare i tanti consensi che ancora non aveva potuto raccogliere in precedenza.
È risaputo che chi sa far ridere sa far anche commuovere e non il contrario. Forse, ritornando alla girandola delle ipotesi avanzate ieri, potremmo affermare che il ‘Gigi Nazionale’ si autoconvinse proprio grazie a questo proverbio? Chissà… sta di fatto che nel luglio del 1995 le riprese, da quello che si è inteso fino adesso, iniziarono con un alone di incredulità generale. Con ciò non significa che nessuno credeva nel progetto, ma molto probabilmente tutti indistintamente si resero conto delle potenzialità di quello che poteva esser considerato lo ‘show tv’ nostrano per eccellenza.
Ecco, appunto: show tv nostrano; una tipica espressione che deriva dalla lingua inglese, sponda oltreoceano. Un’espressione che ci riconnette al concetto che stavamo cercando di esplicare proprio in apertura di questo speciale, nel corso della prima parte. Il concetto di tv show è fortemente identificato con quello di serialità. Negli Stati Uniti d’America la parola medesima, da sempre, è sinonimo di una cosa sola: appuntamenti settimanali da settembre a maggio, in modo tale da attirare pubblico nella cosiddetta stagione televisiva.
Un concetto di serialità che per noi, all’inizio, è sempre stato inteso in modo differente, tale da riempire lo spazio di un palinsesto televisivo anche per poche settimane e non proprio per ventidue canonici appuntamenti.
Lo schema delle otto puntate, ovvero otto episodi, in formato film dalla durata di un’ora e mezza e non di quarantacinque minuti ciascuno, come di consueto, venivano da altrettanti esempi vincenti di altrettante serialità nostrane, di cui alcune anche di produzione meramente internazionale come: Detective Extralarge con Bud Spencer; Amico Mio, con Massimo Dapporto; Don Tonino con Gigi & Andrea; L’Ispettore Sarti e tanti altri esempi.
Questo, dunque, era il nostro concetto di serialità: serie di film, uno a settimana, che ricoprivano, nella sua totalità, l’intera prima serata. Stagioni brevi, come si userebbe dire al giorno d’oggi, ma molto ma molto intense. Soprattutto, a differenza di quelle di oggi, con episodi autoconclusivi.
Ritornando a quel luglio del 1995, accanto a Gigi Proietti vennero scelti ed ingaggiati attori non di un certo spessore, ma di notevole spessore. Nomi come Stefania Sandrelli e Sergio Fiorentini. La prima, con una lunghissima carriera alle spalle, nel ruolo della bella farmacista Margherita, la quale rappresenterà la sottotrama di tipo sentimentale; mentre il secondo nel ruolo che poteva essere considerato quasi di spalla a Proietti. Invece, Sergio Fiorentini, nei panni del Brigadiere Alfio Cacciapuoti, si trasforma quasi in un co-protagonista senza mai togliere la scena al personaggio principale.
Ritornando alla Sandrelli, appare necessario precisarlo, in un primo momento, si poteva anche pensare che il suo ruolo potesse essere di secondo piano o comunque marginale in alcuni momenti della serie, l’attrice a trasformare la figura della farmacista in una seconda co-protagonista.
Infatti, entrambi gli interpreti riuscirono ad elevare il livello dei propri personaggi da secondari a meri protagonisti principali aggiunti. Un’operazione più unica che rara, miscelando sapientemente con lo stesso Proietti quella gusta dose di ironia e drammaticità. Drammaticità, appunto. Era proprio su questo elemento che molti temevano che la serie stessa non avrebbe funzionato. Che avrebbe potuto far deragliare il progetto verso un possibile fallimento che non si materializzò.
Infatti, si temeva che tutto si sarebbe concentrato di più sull’aspetto comico, per la caratura degli attori medesimi, rispetto all’importanza stessa delle storie, proposte puntata dopo puntata. Eppure, la paura passa quasi fin da subito: quando si svolge la prima scena o quantomeno la prima sequenza di inquadrature del primo episodio, dal titolo ‘Una morte annunciata’, in cui i titoli di testa parlano da sé.
Lo schermo che ridiventa blu, dopo l’anteprima con la scritta ‘Rai Radio Televisione italiana presenta’, scena introduttiva e poi la soundtrack, già condivisa sul finire della prima parte di ieri, con un sound rappresenta l’intensità delle storie, delle trame drammatiche, con quel gusto di amarezza anche nella costruzione musicale, lanciano al pubblico il primo vero segnale che i Carabinieri, dopo tanti anni di barzellette, ‘sono non una cosa seria ma serissima’.
Oltre a questo dettaglio che può anche apparire se non proprio scontato ma poco ci manca, era anche nel vedere la reazione del pubblico nell’osservare un Gigi Proietti in divisa e in situazioni mai viste prima; dunque, del tutto inedito rispetto alle varie apparizioni precedenti.
Non proprio da attore action, come i colleghi americani dell’epoca, sia mediante il tubo catodico o al cinema, ma nei panni di un uomo in divisa, di una persona mai vista prima, mai mostrata prima e sempre con la battuta pronta. Ecco, altro elemento da approfondire.
Battuta pronta fino ad un certo punto, in Giovanni Rocca si può benissimo riconoscere la figura dell’italiano medio integerrimo, responsabile, ligio al suo dovere, con un alto senso morale e con alle spalle, come già specificato, un passato duro da digerire. Specie quando si fa un lavoro complicato, in cui le decisioni da prendere sono altrettanto complicate, proprio come potrebbe essere l’esistenza di un carabiniere e si devono crescere tre figli.
È anche vero che, visto il ruolo ricoperto dell’attore romano, la figura dell’italiano medio, in altre occasioni è sempre stata ostentata in modi completamente diversi; in questo contesto, per l’importanza del ruolo sociale del personaggio principale, non poteva essere altrimenti.
Dunque, il Maresciallo Giovanni Rocca aveva tre figli e non solo in questa storica prima stagione, ma anche nelle altre quattro che vennero prodotte nel 2005. Due maschi ed una femmina, di nome Giacomo, il figlio più grande; Roberto, il figlio più piccolo, e Daniela Rocca, che frequenta ancora il liceo, interpretati, rispettivamente, da Angelo Sorino, Francesco Lodolo e Francesca Rinaldi…