Il 16 gennaio del 1996, su Rai2, andava in onda la prima puntata della sorprendente serie interpretata da Gigi Proietti
C’è stato un tempo in cui il concetto di serialità televisiva, per noi italiani, era quasi un tabù. No, non nel senso in cui non se ne potesse parlare o addirittura non era possibile produrre determinati ‘show televisivi’, come si usa dire negli Stati Uniti d’America. Dapprima, nella storia della nostra televisione italiana, c’erano i cosiddetti sceneggiati e solo per questo dovremmo realizzare un altro speciale, per non dire reportage; perché il tema non è solo ampio, è essenzialmente infinito.
Come sono infiniti gli esempi, appunto di sceneggiati, che hanno abbracciato diversi generi di intrattenimento televisivo, avendo per protagonisti principali diverse figure, storiche ed attinenti alla realtà e non solo. Come sono infiniti gli esempi riguardanti le varie trasposizioni, sia televisive che cinematografiche, delle varie figure delle forze dell’ordine.
Se negli Usa gli stessi esempi si moltiplicano grazie alla figura dell’agente di pattuglia, dal sergente o tenente che indaga, per poi arrivare ai vari agenti federali o della Cia e ai classici poliziotti o sceriffi nelle piccole e classiche contee americane, si può ben dire che sussiste l’imbarazzo della scelta.
E da noi, invece? Partendo dal presupposto che nella nostra tradizione, nella nostra cultura di mero intrattenimento, non siamo stati esulati da tale invasione, come qualcuno vorrebbe sostenere. Semmai, sarebbe più giusto fruire dell’espressione di continue fonti di ispirazione per i nostri stessi autori.
Ma, se a rigor di logica, tra le nostre strade era impossibile immaginare nel ricalcare o forzare con le tipiche figure oltreoceano; appariva più semplice giocare con le figure dell’appuntato, del brigadiere, del capitano o, perché no, del maresciallo delle forze dell’ordine. In questo frangente è meglio esser ancor più precisi: maresciallo dei carabinieri.
Nel corso dei decenni, sia i carabinieri che i poliziotti, almeno nella nostra fantasia si sono sempre ritrovati ad esser rappresentati con toni o troppo drammatici o troppo comici, per non dire da barzelletta; soprattutto per i primi menzionati. Un elemento, un dettaglio che ad un certo punto non è che ha incominciato a stonare, semmai ad infastidire e non poteva essere altrimenti; come dire, lo scherzo è bello quando dura poco.
O, semmai, a spaventare gli stessi diretti interessati fu quando si sparse la voce che in quel di Viterbo, una delle province della Regione Lazio, da notare che lo abbiamo riportato all’americana, la Rai Radio Televisione Italiana, con la casa di produzione sia televisiva che cinematografica, Solaris, decise di realizzare una serie televisiva, una fiction, come si usa dire dalle nostre parti, con al centro le avventure o per meglio dire le indagini di un maresciallo dei carabinieri.
Il punto, però, era un altro: secondo le cronache dell’epoca, l’intera arma dei Carabinieri si spaventò quando venne a conoscenza del nome dell’attore che sarebbe stato scelto per interpretare il protagonista. In tutto ciò, ironia della sorte, fu anche lo stesso interprete principale che, in un primo momento, stava quasi rifiutando tale ruolo. Semmai lo avesse fatto: oggi, a trenta anni di distanza, svilupperemmo questo speciale per celebrare il primo passaggio televisivo di questa serie?
Molto probabilmente la risposta sarebbe negativa, ma come sempre andiamo con ordine. Dunque, come detto in un primo momento il diretto interessato inizialmente non se la sentiva di intraprendere un’avventura, televisiva, così rischiosa; un ruolo, forse, che inizialmente neanche se lo vedeva cucito addosso, come un abito che deve essere su misura, rispetto a tutti gli altri personaggi che aveva ricoperto anche nel recente passato.
Il motivo, in base alle proprie convinzioni e soprattutto in base anche alla sua esperienza professionale fino a quel momento, era fondato dal semplice fatto che lo stesso personaggio, protagonista di ben otto puntate, diciamo episodi per mantenere il tipico linguaggio delle serie tv, avrebbe affrontato situazioni non proprio del tutto spensierate. Anzi, forse, l’ironia non esisteva ancora nei soggetti sviluppati da laura Toscano e da Franco Marotta. In questo caso, però, stiamo ipotizzando.
Oltretutto, lo stesso attore, fino alla metà degli anni ’90, era entrato nel cuore del pubblico italiano con ruoli simpatici, ironici, da cabaret, teatrali; ugualmente cinematografici e televisivi. Senza dimenticare anche le partecipazioni in alcune trasmissioni importanti dell’epoca, tra Rai e Mediaset, ma sempre con alla base la comicità e l’ironia.
È anche vero che lo stesso e indimenticato Gigi Proietti, fino a quel 16 gennaio del 1996, era conosciuto, da tutti indistintamente, per il suo personaggio, interpretato nel cult movie con l’amico Enrico Montesano e diretto da Steno, di Mandrake in ‘Febbre da Cavallo’ del 1976. Un film epocale, un film che ancora oggi non si perde mai occasione di ricordarlo anche per stemperare, con battute, alcuni momenti di vita. Un film di cui fra più di qualche mese, ma sempre in questo 2026, saranno celebrati i cinquanta anni dall’approdo nei cinema nostrani.
Quasi sicuramente Proietti non voleva rovinare, agli occhi dei suoi fans, la sua immagine costruita in quei lunghi due decenni. Diciamo tre, considerando che gli anni ’60 furono gli anni della cosiddetta gavetta. Le sue remore, quindi, erano solo più che logiche, ma erano naturali e comprensibili; ostentando, quasi, una sorta di mera paura nel cogliere quell’occasione che rappresentava molto di più della semplice opportunità professionale.
Lo sentiva che non sarebbe passato inosservato, era ben consapevole che la mannaia della critica non lo avrebbe mai e poi mai risparmiato se le cose non sarebbero andate bene. mettendo anche nei conti che non solo lui ma anche le trame scelte per quel primo ciclo di appuntamenti avrebbero potuto anche non appassionare il pubblico e di conseguenza, anche non convincere nella loro essenza.
Dalla sua, aveva intuito che l’anonimo maresciallo dei carabinieri, di stanza presso la caserma di Viterbo, Giovanni Rocca, vedovo da molti anni e con tre figli a carico, non era un ruolo da prendere con le molle. Non era un ruolo da affrontare con estrema leggerezza. Lo scetticismo iniziale, dunque, non era solo espresso dalla stessa Arma dei Carabinieri, non era solamente espresso, se vogliamo anche dal pubblico che, quasi d’istinto, pensò ad una serie totalmente improntata sulla comicità durante il lancio di alcuni promo sui canali della televisione di Stato. No, lo scetticismo più forte, più grande e più significativo lo aveva manifestato proprio colui che se ne andò il giorno del suo stesso compleanno nel maledetto anno della pandemia, il 2 novembre del 2020…