Dieci anni fa, nei cinema italiani, approdava uno il primo capitolo di uno degli spin-off più sorprendenti degli ultimi tempi
È così è stato: Adonis Creed, il figlio illegittimo di Apollo Creed, film dopo film, episodio cinematografico dopo episodio cinematografico è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nel cuore delle nuove generazioni e non solo: ci sarebbe anche quelli della cosiddetta vecchia guardia che hanno lodato fin da subito l’idea, lo sviluppo della trama, mantenendo intatta l’eredità, appunto, e anche lo spirito e le atmosfere, soprattutto, dei primi due capitoli di Rocky.
Di sicuro questi due ultimi elementi sono rimasti intatti anche nel proseguo della saga originale ma in Creed ciò che era rilevante, tenendo conto anche di alcune scene, di alcuni momenti che si sarebbero rivelati significativi, l’errore non era ammesso.
Se ieri abbiamo chiuso la prima parte con uno dei tanti brani che compongono la colonna sonora del primo capitolo, proprio su questo, sia i produttori che Ryan Coogler, hanno cercato di non far rimpiangere quella che si potrebbe considerare la mera carica emotiva per ognuno di noi.
Nella mitologia dei film di Rocky, l’elemento cardine non solo gli incontri di pugilato; semmai, quest’ultimo rappresenta il culmine naturale, un valore non aggiunto ma intrinseco del personaggio medesimo. No, l’elemento caratterizzante, portante, sono gli allenamenti; quel perfetto mix di scene, attimi, momenti, in cui l’eroe di turno, prima Rocky e poi Creed, si ritrovano ad eseguire, quasi sicuramente, il compito più complicato.
Essendo dei naturali punti di riferimento i due personaggi principale, molto simili tra loro ma appartenenti a generazioni differenti, si ritrovano ad ispirare tutti coloro che, inconsciamente, hanno iniziato a fare il tifo per loro e per un motivo molto, ma molto semplice: la boxe nella sua essenza è solo un mero pretesto per lanciare un forte messaggio. Un messaggio racchiuso in un messaggio che non verrà svelata da parte nostra nell’immediato, anche se sicuramente si intuisce di cosa si tratta effettivamente.
Ma ritorniamo a quel complicato compito a cui stavamo facendo riferimento in precedenza: qual è? Quello di ispirare, quello di invogliare a muoversi, di instillare quella giusta carica, di essere una molla, uno sprono ad affrontare qualsiasi situazione; a superare qualsiasi ostacolo.
Ecco, di quale metafora stiamo facendo riferimento: la vita stessa è colma di problematiche, di situazioni intricate, di ostacoli da superare e quindi da vincere; ma e quando c’è un ma significa che sussiste anche un altro dettaglio che non deve essere considerato irrilevante, anzi al contrario.
Significa che l’analisi che stiamo sviluppando va oltre la sfera cinematografica e mitologica stessa della storia: basta osservare, per il momento, questi pochi secondi del film:
Non ci sono altre parole, sarebbero superflue, alimenterebbero la retorica che vogliamo evitare. D’altronde, però, lo stesso Stallone ci aveva già abituato a massime di tal genere; a momenti riflessivi che si sono cristallizzati nella nostra memoria per poi culminare nel leggendario discorso del sesto ed ultimo capitolo della saga originale.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, sembra che ci stiamo discostando da quello che doveva essere, al momento, l’oggetto principale di questa parte ben precisa della nostra riflessione. Invece no, tutti i dettagli fino adesso affrontati, per non dire anche, sfiorati hanno un loro ordine ben preciso. Infatti, all’inizio di questa seconda parte dello speciale dedicato al primo capitolo dedicata alla saga di Creed, eravamo totalmente immersi nella colonna sonora del film grazie al brano condiviso ieri per la rubrica ‘La canzone del lunedì’, per poi virare verso una direzione, solo in apparenza, totalmente differente.
Eravamo rimasti al punto in cui ci sono momenti o attimi del film in cui i due protagonista, in modo particolare Creed in questo frangente, deve essere un personaggio che ispiri chiunque si ritrova sulla poltrona a guardare il film e quali sono questi momenti? Quali sono questi attimi a cui stiamo facendo riferimento?
Sono gli allenamenti.
Qui, in questo caso, non è che si aprirebbe un mero dibattito, un confronto, no. Semmai una vera e propria diatriba tra coloro, i cosiddetti puritani e tradizionalisti, e tra coloro che apprezzano, comunque, le innovazioni musicali tra l’una e l’altra saga. Di certo qualcuno urlerebbe alla blasfemia dal punto di vista della composizione musicale per come sono state fruite le melodie originali firmate dal Bill Conti. Forse si temeva di realizzare un sound non proprio stimolante?
La risposta che ne deriva non può che essere questa. Al di là della possibile ‘blasfemia’ musicale, l’apporto di Ludwig Goransson è notevole, nonostante, rispetto al sound originale di mero pop, in Creed la maggior parte dell’intera soundtrack è fortemente intrisa di Hip hop, hardcore hip hop, East Coast Hip Hop e West Coast Hip Hop.
In diciotto tracce, la colonna sonora non stona con quella creata quaranta anni prima dallo stesso compositore italo-americano. Ed è anche vero anche un’altra osservazione, quella che continuerebbe ad alimentare lo scontro tra chi preferisce l’originale e le sonorità attuali, che la soundtrack rilasciata, per intero il 20 novembre del 2015 dalla casa discografica Atlantic Records doveva per forza rappresentare un ibrido.
Una miscela non tanto di sound, quanto l’incontro di diverse generazioni, le quali dovevano rimanere unite nel seguire anche queste figure di personaggi. Si, perché non c’è solamente Adonis Creed. In questa saga che consta, fino adesso, ben tre film e di cui si attende il quarto, tutti i nuovi personaggi, ideati da Coogler, hanno il semplice, involontario ed naturale, scopo di raccogliere tante altri pesanti eredità.
Se Creed, come già detto, si ritrova ad essere l’erede naturale sia di Apollo Creed, suo padre, e quindi sia di Rocky, Bianca Taylor, interpretata da Tessa Thompson, ha l’onore e l’onere, per dire la grossa rogna, di non far rimpiangere la leggendaria Adriana Pennino.
Come, per esempio, il coach di Adonis Creed, Tony ‘Little Duke’ Evers, interpretato da Wood Harris, come ‘figlio cinematografico, non deve far rimpiangere il personaggio di Duke, l’allenatore originale di Apollo Creed, interpretato da Tony per tutti e sei i film da Tony Burton, scomparso il 25 febbraio del 2016. Come avete visto e come abbiamo già specificato il 2026 è l’anno degli anniversari dedicati a queste due saghe…