Il 10 gennaio del 2016 ci lasciava a causa di un male incurabile David Bowie

La sostituzione del frontman The Kon-rads avvenne nel modo più insolito rispetto a quanto accade in tante altre band, non solo famose, che si rispettino. A distanza di anni, tra le tante dichiarazioni che lo stesso Bowie ha rilasciato tra le varie interviste, il Duca Bianco rivelò che il cambiò avvenne non tanto per un classico disaccordo che poteva emergere sul come proporre musica oppure no, ma a causa di quella sembra una rissa tra Ferris e alcuni greaser al Civic di Orpington e da quel momento in poi fu lo stesso David ad essere il nuovo frontman.

È vero ed avete ragione: dobbiamo interrompere, brevemente, il racconto per soffermarci sulla traduzione del termine menzionato in precedenza: greaser o anche greased. Con questa parola si indica una subcultura della classe operaia o del ceto basso che si sviluppò, maggiormente, negli Stati Uniti d’America a partire dagli anni ’50 e che ebbe una durata molto breve: il tempo di un decennio. Dunque, fino agli anni ’60. Gli appartenenti a questa subcultura erano ispano-americani e anche gli italoamericani. Con questo termine si faceva riferimento all’acconciatura dei capelli sistemata in un certo o per meglio dire adornata con la brillantina. Non a caso un famoso film con John Travolta, del 1978, venne intitolato, propriamente ‘Grease’. Ma questa è un’altra storia, anche di musica ovviamente, ma più legata al cinema.

Quindi torniamo al nostro omaggio a David nel giorno in cui venne a mancare giusto dieci anni fa. Dopo questa svolta, inattesa; dopo che il secondo leader della band si trovò ad abdicare per cause di forza maggior si potrebbe dire, cosa accadde? Beh, il resto è totalmente storia della musica e, come abbiamo visto in questi tre giorni, anche un po’ storia del cinema. Di certo ci sarebbe anche il teatro ma nel caso del Duca Bianco deve essere sempre sottinteso il talento che lui ha espresso nel suo settore: quello musicale.

Ed anche vero, lo ammettiamo senza troppi giri di parole, che avrebbe meritato non tanto uno speciale diviso in tre parti, semmai un vero e proprio reportage di ben cinque parti. Proprio su questo dettaglio abbiamo riflettuto e non poco. Come ben sapete cerchiamo di stare molti attenti agli anniversari; in modo particolare a determinate ricorrenze.

Ecco, nel caso di David Bowie e durante lo sviluppo di questo speciale, abbiamo notato, in questo 2026, che il suo nome è legato a diversi anniversari e non solo musicali ma anche cinematografici. Senza anticiparvi troppo, in questi dodici mesi continueremo a parlare di lui a fase alterne. Quasi come una serie di appuntamenti, non ufficiali, che presentano la mera natura di varie tappe di avvicinamento a quello che sarà il prossimo 8 gennaio del 2027.

Nonostante questa prima tappa non è ancora giunta alla conclusione: c’è ancora da terminare il racconto sui suoi inizi o quantomeno arrivare non tanto a quel 1962, semmai al 1967. Anno, appunto, del suo esordio discografico con il disco omonimo. Ci sarebbe anche da non dimenticare anche il suo ultimo long play, pubblicato proprio due giorni prima di morire, in quell’8 gennaio di dieci anni fa in cui avrebbe compiuto anche sessantanove anni.

C’è tanto da dire e tanto da ricordare, da analizzare, da parlare e da celebrare e riprendendo il racconto, quando lo stesso Bowie prese in mano le redini del gruppo musicali, anni più tardi, rilasciò queste particolari dichiarazioni: Eravamo una delle migliori cover band della zona e lavoravamo un sacco.

Infatti, la band, con il tempo, non si fece notare e anche molto, ma lo stesso tempo attirò le attenzioni di un manager della casa discografica Decca Records, di nome Eric Easton, il quale invitò Bowie e i suoi compagni di palco per un’audizione dopo averli visti all’opera in una delle tante tappe a Orpington.

In quell’occasione Bowie intonò una canzone scritta proprio da lui; l’ispirazione per la composizione del brano derivò da un fatto drammatico, un incidente aereo, ed era intitolato: I never Dreamed. Purtroppo, quel provino non andò a buon fine e questa bocciatura decretò l’inizio dello scollamento tra lui e il complesso musicale. Era il 30 agosto del 1963. Un distaccamento dovuto anche da un altro semplice motivo: David Bowie voleva esprimersi o quantomeno farsi conoscere per il rhythm and blues, mentre per il resto della band decise che non fosse il caso, limitandosi solo ed esclusivamente a brani da Top 20.

Una volta che le strade si divisero, la futura stella della musica, proseguì il proprio percorso lavorando per un’agenzia pubblicitaria. Durante quella nuova esperienza professionale incontrò un grandissimo fan di John Lee Hooker, di nome Ian. L’influenza che il leggendario bluesman ebbe nei confronti di Bowie fu talmente forte che lo spinse a fondare una nuova band.

Questa volta si trattava di un trio in cui, oltre al Duca Bianco, sarò presente anche George Underwood, si proprio lui: il primo frontman della band precedente e il batterista Viv Andrews. Bisogna comunque effettuare una premessa: in quello stesso periodo Bowie oltre ad acquistare dischi di Hooker, si soffermò anche sul menestrello di Duluth, nello Stato del Minnesota, ovvero Bob Dylan.

Si può ben dire che la sua conoscenza della musica incominciava sempre più ad essere a trecento sessanta gradi, con una voglia di sperimentazione che sarà il suo vero mantra per tutto il resto della carriera.

Una carriera costellata da incredibili successi e opere musicali che hanno tracciato un solco profondo nella storia della musica, al pari di altre leggende ricordate e celebrate più volte nelle pagine virtuali di FreeTopix Magazine. Un modo, questo, per non ripeterci con gli speciali o reportage; un modo anche per continuare a farvi scoprire o a farvi riscoprire un artista veramente poliedrico ed unico nella sua essenza.

Pochi come lui sono riusciti a miscelare musica, cinema e il teatro con l’elemento dell’arte. Ma di ciò ve ne parleremo per il cinquantesimo anniversario dell’uscita di quella che fu la sua decima raccolta di inediti.

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