Il 10 gennaio del 2016 ci lasciava a causa di un male incurabile David Bowie
Un David Bowie, dunque, completo nella sua essenza. È questo che nella prima parte di ieri abbiamo non abbiamo scoperto, semmai stiamo iniziando a riscoprire con voi, cari lettori. Non solo la musica, non solo la recitazione tra cinema e teatro, ma un artista a trecentosessanta gradi che, in questi dieci lunghi anni, ci manca e non poco e noi, senza perdere ulteriore tempo, ve la raccontiamo partendo sempre dal classico dettaglio delle origini e i primi anni di vita.
Nato, come già detto, nella periferia sud di Londra, a Brixton, David Bowie nacque da una famiglia non proprio indigente. Suo padre, Haywood Stenton Jones, era un militare che da qualche tempo era ritornato dal fronte e per vivere riuscì a diventare direttore del carcere di Bromley; proprio per questo motivo, all’età di soli sei anni, la futura stella della musica, andò a vivere con i genitori nella nuova casa ubicata al numero 42 di Stansfield Road Sua madre, invece, era una cassiera presso un cinema locale. Lo stesso Bowie non era figlio unico.
Le cronache dell’epoca ci riportano l’esistenza di un fratellastro, il quale non solo lo ispirò in diverse sue canzoni future, ma che morì tragicamente nel 1985 e su questo dettaglio ci ritorneremo più avanti. fin da piccolo, il Duca Bianco era attratto dalle sette note, dal mondo della musica e, in modo particolare, dalle produzioni che giungevano da oltre oceano.
Infatti, intervistato molti anni più tardi in merito ai suoi inizi rispose in modo: “Quando ero molto piccolo vidi mia cugina ballare Hound Dog di Elvis e non l’avevo mai vista alzarsi e dimenarsi a quel modo per nessun’altra canzone. Il potere di quella musica mi colpì moltissimo”. Nonostante questo dettaglio non riguardi direttamente lui, con questa risposta, Bowie, lasciò comunque intendere quanto quello stile musicale lo colpì e non poco.
Non solo Elvis Presley, David Bowie incominciò ad apprezzare i dischi di Little Richard e Fats Domino. Incominciò ad avvicinarsi a generi come l’istituzionale rhythm and blues e lo skiffle; oltre il già citato rock’n’roll. Se prima lo abbiamo solamente citato o quantomeno sfiorato, precisando che si saremmo ritornati più avanti, dobbiamo, in anticipo, riprendere a parlare della figura del fratellastro di nome Terry Burns. Quest’ultimo, proprio per la formazione musicale di David fu altamente fondamentale. Non a caso, sempre in una delle tante interviste che rilasciò durante la sua lunga carriera, Bowie, si espresse così:
“Terry è stato l’inizio di tutto per me”, rivelò David anni dopo, “leggeva un sacco di scrittori beat ascoltava jazzisti come John Coltrane e Eric Dolphy… mentre io frequentavo ancora la scuola, lui ogni sabato sera andava in centro a sentire il jazz in diversi locali… si faceva crescere i capelli e, a suo modo, era un ribelle… tutto questo ebbe una grande influenza su di me”.
per dover di cronaca, Terry Burns nacque nel 1937, da una precedente relazione della madre e, purtroppo, nel corso degli anni si scoprì che era affetto da schizofrenia paranoide, venendo internato, nel decennio 1970, nel reparto psichiatrico del Cane Hill Hospital a Croydon; un altro quartiere della capitale inglese, a sud di Charing Cross.
Nel decennio successivo, purtroppo, ed esattamente nel 1985, Terry Burns decise di far vincere i suoi tormenti nell’anno 1985, quando decise di suicidarsi gettandosi sotto un treno, lasciando allo stesso Bowie una ferita difficile da rimarginare.
Tornando indietro nel tempo, di quasi trenta anni, ed esattamente nel 1958, lo stesso Bowie intraprese quella che sarebbe diventata la sua vincente cavalcata verso il successo, la fama e la gloria iniziando a cantare, come corista, nella chiesa di Saint Mary con gli amici George Underwood e Geoffrey MacCormack. L’anno successivo ricevette in regalo da sua madre il primo sassofono. Si, per lui nessuna chitarra come spesso è successo a tutti coloro che hanno poi intrapreso la carriera musicale.
“Per me il sassofono rappresentava la Beat Generation della West Coast, quel periodo della cultura statunitense mi affascinava molto. Quello strumento divenne per me un emblema, un simbolo di libertà”. Altre dichiarazioni riportate dello stesso Bowie rilasciate nel corso degli anni mentre ricorda i proprio inizi. Dopo quel dono, su consiglio proprio del fratello, David prenderà lezioni di sassofono da Ronnie Ross, non solo: sempre nello stesso periodo possiamo dire che trovò un impiego per mantenersi e forse anche per pagarsi le lezioni di sassofono.
Secondo voi dove trovò lavoro? Semplice in un negozio di dischi sempre a Bromley. Durante quella sua breve esperienza rimase affascinato dalla musica di altri tre pezzi pregiati della musica afroamericana: James Brown, Ray Charles e Jackie Wilson. Nomi leggendari ma che in quegli erano ancora del tutto sconosciuti.
Nel 1960, quando ormai mancavano solo ed esclusivamente solo due anni al suo esordio ufficiale, Bowie entrò a far parte di un gruppo di studenti della Bromley Technical High School, i quali erano interessati all’arte. Le sue doti, fortunatamente, non passarono inosservate venendo persino incoraggiate Owen Frampton, padre del ben più famoso chitarrista Peter, con il quale anni più tardi collaboreranno in seguito.
Passarono, come già specificato in precedenza, solo due anni e sempre con George Underwood, David Bowie ebbe la possibilità di entrare a far parte di uno dei gruppi musicali del liceo che frequentava. Era il 1962, l’anno in cui la sua storia con la musica iniziò ufficialmente.
Inizialmente, Bowie non si fece notare come cantante ma come sassofonista. Fu lo stesso Underwood ad essere il frontman di quelli che si chiamavano The Kon-rads. Alla fine di quello stesso anno, George decise di lasciare il gruppo e il suo posto venne preso da un certo Roger Ferris. Era chiaro che la band si sarebbe apprestata ad affrontare il 1963 con un’immagine diversa.
Eppure, accadde qualcosa che neanche il neo-sassofonista David Bowie avrebbe immaginato che si potesse realizzare. Un colpo di sfortuna, per Ferris, ma un colpo di fortuna per Bowie diremmo noi. se non fosse andata così, oggi una certa parte di storia della musica la ricorderemmo in maniera totalmente diversa. Dunque, cosa successe a Roger Ferris?