Il 10 gennaio del 2016 ci lasciava a causa di un male incurabile David Bowie

8 gennaio 2026. L’anno è appena iniziato e siamo già alla seconda ricorrenza da celebrare, anzi: una sorta di doppia ricorrenza da ricordare. Infatti, oggi è un anniversario particolare per il mondo della musica. A dire il vero lo era stato anche l’anno scorso. In quell’occasione, iniziando le celebrazioni qualche giorno prima per la pubblicazione di un istituzionale reportage, festeggiammo quelli che avrebbe dovuto essere i novanta anni del Re del Rock, Elvis Presley, e chissà se da qualche parte li ha festeggiati veramente di nascosto?

Una domanda alla quale, ancora oggi, da quel lontano 16 agosto del 1977, non c’è una risposta definitiva. No, non è per lo stesso motivo o comunque per la stessa ed ingombrante figura musicale che infiammò folle di giovani tra la metà degli anni ’50 e per tutti gli altri due decenni a seguire, che pubblichiamo questo speciale. Infatti, dodici anni più tardi all’8 gennaio del 1935 nacque un’altra stella della musica.

Era precisamente l’8 gennaio del 1947 quando a Brixton, quartiere di Londra e lontano anni luce da Tupelo nello stato del Mississippi, venne al mondo David Robert Jones. Si, lo sappiamo: riportato così, il suo nome non vi dirà molto, per non dire completamente nulla. Anzi, è anche normale che non lo abbiate subito riconosciuto, visto che, da quando apparve sulla scena musicale, divenne famoso con il suo nome d’arte: David Bowie, definito da molti il Duca Bianco delle sette note.

Certamente, qualcuno di voi noterà anche un’altra cosa, un dettaglio: siamo nel 2026 e dunque, nel celebrare quelli che sarebbero stati i suoi 80 anni dovremmo attendere il 2027. Giusta osservazione ma non basta. C’è dell’altro: una nota molto dolente all’interno della storia del pentagramma musicale, una nota che ci riporta indietro nel tempo di dieci anni esatti, quando da poco era entrato nelle nostre vite il 2016.

Nessuno di noi avrebbe potuto immaginare che in quei lunghi dodici mesi ci saremmo trovati a dare l’addio alla maggior parte dei nostri beniamini. Difatti per ovvie ragioni abbiamo deciso di intitolare questa nuova serie di speciali e reportage: ‘The farewell’s 2016’. Si, lo sappiamo, non è proprio originale; forse al solo pronunciarlo possiede la stessa valenza di un pugno allo stomaco ricevuto in maniera del tutto improvvisa.

Non fu un caso che quando giunse la notizia della scomparsa della popstar britannica, esattamente due giorni più tardi a quello che sarebbe stato il suo sessantanovesimo compleanno, l’effetto, per tutti noi, fu proprio quello di ricevere un colpo improvviso; un colpo che non ti aspetti. Un colpo che si pensava essere solamente sporadico, una tantum e invece fu il primo di una lunga serie che in questo 2026, purtroppo, ricorderemo con estrema malinconia.

In fondo, in quel 10 gennaio di dieci anni fa fu solo una delle prime epoche tramontante bruscamente, per lasciar spazio ad un vuoto già incolmabile allora e figuriamoci oggi. David Bowie non fu solo un cantante, non fu solo una delle tante stelle che provarono a lasciare il segno. No, lui fu un’icona, pop, musicale e, semmai ci permette il termine, anche istituzionale. D’altronde gli mancava giusto un anno per raggiungere ben settanta primavere e già da qualche anno aveva varcato la dimensione temporale in cui si viene considerati dei veterani e dei meri punti di riferimento per le nuove generazioni.

Nuove generazioni, indipendentemente dal fatto che coronassero sogni musicali o no; cresciute con brani come: Ziggy Stardust, Starman, la potente Rebel Rebel, la leggendaria Hereos, la criptica Little Wonder alla poetica e malinconica Absolute Beginners e tante altre che in questi giorni andremo a ricordare; come andremo anche a ricordare quel triste giorno di dieci anni fa in cui la notizia fece, inevitabilmente, il giro del mondo; spiazzando i molti fans e non solo.

La sua scomparsa spiazzò soprattutto per il semplice motivo che non volle divulgare le sue reali condizioni di salute. Infatti, all’annuncio della morte si precisò nell’immediato che il cantante, da ben diciotto mesi, stava lottando contro un male che lo stava divorando a poco a poco.

Semmai si potesse pensare o quantomeno credere che, a causa di quello che poteva sembrare un apparente ostacolo, Bowie, proprio all’inizio di quello stesso anno, regalò ai suoi fans la sua ultima fatica discografica: Black Star; difatti proprio l’8 gennaio del 2016 uscì la sua venticinquesima raccolta di inediti.

La prima? Risale all’anno 1967 dal titolo completamente omonimo e con un disco composto da ben quattordici tracce di mero pop, suddiviso però tra quello psichedelico e quello barocco. Ecco, proprio sul suo stile di musica proposto ci dovremmo fare una precisazione: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, nel proporre le sue sonorità, Bowie ha sempre composto rock. Non quello tradizionale, semmai quello identificato con l’aggettivo del glam e la cosiddetta art rock.

Oltre alla voce, oltre a cantare, David era capace nel suonare la chitarra, il sassofono, il pianoforte, il basso, l’armonica a bocca, il violoncello, l’organo, le tastiere, il stilofono e il koto. A dimostrazione di una preparazione non indifferente che gli ha permesso di costruirsi una carriera lunga ben cinquanta anni. Eppure, l’anno ufficiale dei suoi inizi risalgono cinque anni prima al 1° giugno del 1967; esattamente nel 1962. Ma come sempre, come ci capita spesso in queste occasioni bisogna sempre andare con ordine.

E andando con ordine ebbene anche precisare che la carriera di Bowie non venne solo ed esclusivamente recintata all’ambito musicale: nel corso dei decenni ebbe anche la possibilità di mostrare di avere interessanti capacità recitative e non solo al cinema, ma anche calcando vari palcoscenici teatrali. Ricordiamo titoli di film come Labyrinth, nel 1986, L’ultima tentazione di Cristo nel 1986, diretto da Martin Scorse e con Willem Dafoe, ed una decina di anni più tardi ‘Il mio west’ con Leonardo Pieraccioni e tanti altri.

Infatti, se le prime performance musicali risalgono al 1962, i primi passi davanti ad una macchina da presa risalgono al 1969. Per non dimenticare anche la sua esperienza teatrale, svoltasi sempre verso la fine degli anni ’60 fino arrivare all’anno 1980 con l’ultimo spettacolo teatrale dal titolo: The Elephant man. Tra l’altro una versione teatrale realizzata al Booth Theatre di Broadway…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *