Prima parte del primo reportage in cui si affronta l’analisi di una situazione mondiale diventata troppo esplosiva
All’inizio, nelle nostre intenzioni, c’era la volontà di lanciare la notizia mediante la classica struttura della breaking news, per poi riprenderla con un apposito approfondimento. Con il passare delle ore, invece, si è fin da subito compreso che ciò che stava accadendo era essenzialmente troppo grosso per puntare il tutto e per tutto ad un unico mini-articolo e basta.
Così, in un primo momento si è persino ipotizzato di realizzare una sorta di mini-reportage di un’unica parte con lo scopo di analizzare al meglio ciò che è, ancora adesso, una situazione in costante evoluzione. Ed è stata proprio l’ultima espressione che ci ha convinto, in definitiva, di realizzare un primo appuntamento mediante le rubriche dell’attualità: come quella omonima, la novità di ‘Occhio Sul mondo’, della ben più istituzionale ‘Parole Schiette’ e quella ancor più semplice della rubrica di ‘Storia’.
Si lo sappiamo, questo mini-speciale o mini-approfondimento, come meglio preferite, dovrebbe essere compreso nello spazio interamente dedicato agli Stati Uniti d’America e, riflettendo però, non l’abbiamo inserito non per una questione di mera opportunità; semmai, in maniera molto semplice: perché si tratta di una mera questione internazionale e non tanto interna, anche se dal punto di vista interno ci saranno delle ricadute e ripercussioni abbastanza complesse, in chiave elezioni di Midterm il prossimo novembre. Ma come sempre, come diciamo spesso, andiamo con ordine.
Andiamo con ordine soprattutto perché questa vicenda internazionale, appunto, che passerà sotto la nostra lente d’ingrandimento, è sì complessa; è sì ingarbugliata ma, forse, non proprio nel modo in cui tutti quanti pensano. Vi anticipiamo, in questa parte introduttiva, alcuni dettagli. Semmai il dettaglio principale mediante il quale ruoterà quasi tutto l’intero discorso: quello rappresentato dal diritto internazionale.
Viviamo tempi in cui le zone grigie sono diventate troppo intense e troppo profonde per tentare di distinguere, almeno in un primo momento, ciò che di fatto è bene e ciò che di fatto è male. Lo diciamo da quando ci siamo trasformati in un giornale, ormai, da ben cinque lunghi anni e lo ribadiremo anche in questo che, nei fatti, culminerà nel nostro sesto anno di vita e anche perché, da diverso tempo ormai, la stessa geopolitica è diventata una materia troppo complessa da cercare di definire in un solo ed unico modo.
Difatti, non si riesce più a comprendere ciò che sia veramente legale da ciò che è illegale, nonostante alla base ci sia il crollo di un potere, per paradosso, illegittimo; quello che vigeva in Venezuela. Eppure, nel nostro piccolo, in prima battuta avremmo voluto aprire quello che sarebbe stato unico articolo in questo modo: Si dice spesso che la storia non è solamente quella del passato. Non è solamente intesa solo ed esclusivamente per gli eventi e i fatti accaduti lontani nel tempo.
Nessuna epoca rimane immune da deboli o significativi sconvolgimenti o quantomeno da forti momenti che riecheggiano, almeno non subito, come spartiacque; come una linea di demarcazione che rappresenta un prima ed un dopo.
Lo sono stati, per non andare troppo lontano nel tempo, nel Novecento i due conflitti mondiali, in epoca più recente lo è stato la caduta del muro di Berlino, come lo è stato anche il crollo delle Torri Gemelle, di cui sempre in questo 2026 ricorreranno i venticinque anni e noi siamo già pronti ad analizzare come per la prima volta le dinamiche di ciò che accadde a New York in quel maledetto mattino di quasi fine estate dell’11 settembre.
Ecco, appunto potremmo già iniziare a domandarci: venticinque anni dopo come stiamo? Meglio o peggio? Forse la risposta più logica, non quella più conveniente, è proprio l’ultima parola che chiude la frase interrogativa. D’altronde, dopo la crisi finanziaria del 2008 e la pandemia del 2020 si pensava o quantomeno ci eravamo convinti quasi, soprattutto per l’evento di ormai sei anni fa, che ne saremmo usciti non solo più forti ma anche migliori. Per dirla alla Robert Francis Kennedy: più compassionevoli.
Invece no, più si va avanti e più la situazione peggiora e, apparentemente, in maniera del tutto irreversibile; di giorno in giorno, di mese in mese ed in anno in anno. Prima la guerra in Ucraina, a seguire il maledetto conflitto nella Striscia di Gaza e tre giorni orsono, questo 3 gennaio 2026, tanto per non farci mancare nulla, tanto per confermare il classico detto che piove sempre sul bagnato, tanto per rincarare la dose, intesa anche come la ciliegina sulla torta andata molto a male, il presidente Donald Trump, con un’operazione militare senza precedenti, è riuscito a catturare il presidente Nicolas Maduro e sua moglie e portarlo negli Stati Uniti d’America.
Un’operazione partita nella notte, quando erano le 2 in Italia, ed effettuata, secondo quanto sarebbe emerso, sia dagli agenti della Cia e dai componenti della Delta Force, in merito alla guerra contro il narcotraffico che, secondo Washington, il principale responsabile risiederebbe proprio nella figura di quello che sembra ormai essere l’ex Presidente venezuelano.
Allo stesso Nicolas Maduro, nell’udienza preliminare che si è svolta ieri presso il tribunale di New York, alle 18 ore italiane, gli sono stati ufficializzati ben quattro capi d’accusa e che vanno dalla cospirazione di natura narco-terroristica per utilizzare i proventi del traffico di cocaina come supporto finanziario a organizzazioni terroristiche designate, alle azioni con cui gli imputati hanno cercato di importare migliaia di tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Gli altri capi di accusa ‘secondari’ riguardano il possesso di armi automatiche e ordigni distruttivi in relazione al traffico di droga.
Da tempo il presidente Donald Trump aveva più volte annunciato che il Venezuela, appunto, fosse un narcostato riconosciuto nella figura dell’ex capo di stato detenuto nello Stato di New York, il quale nelle ultime ore aveva persino paventato l’ipotesi di farsi da parte per il bene del paese. Senza dimenticare che già dal 2020 gli stessi Usa avevano stabilito una taglia di ben 50mila dollari proprio sulla testa del dittatore venezuelano.
Mentre nell’ultimo periodo, però, gli Stati Uniti d’America avevano effettuato degli attacchi mirati contro le navi venezuelane usate, secondo Washington, per trasportare carichi di droga destinati da far entrare nel territorio americano…