Il primo reportage dell’anno è dedicato alla leggenda hollywoodiana nata il 5 gennaio del 1931
Nella penultima parte di questo reportage, ieri, vi abbiamo lasciato in sospeso su un dettaglio apparentemente irrilevante. Un particolare che riguarda la carriera di qualsiasi attore che si rispetti e che, durante il suo percorso professionale, lo supporta in due casi: nel primo, è quello in cui viene riconosciuto a priori dal pubblico; il secondo riguarda l’elemento ancor più elevato del primo e che permetterebbe, allo stesso interprete, se non di essere ma almeno di aver fatto la storia del cinema in un modo o nell’altro. In merito a Robert Duvall ci sarebbe una forte eccezione che lo contraddistingue dagli altri suoi colleghi altrettanto blasonati come lui.
Per farvi comprendere ciò che stiamo cercando di dire basta fare un esempio molto, ma molto semplice, anche se magari rischiamo di apparire molto ripetitivo; allora iniziamo: Sylvester Stallone in quale personaggio lo riconoscete? Rocky e Rambo, risponderete voi cari lettori. Clint Eastwood? Nel pistolero dagli occhi di ghiaccio; Mel Gibson? Nel personaggio di Mad Max o di Arma Letale. Arnold Schwarzenegger? In Terminator e così via, perché tanto sappiamo che la lista è davvero lunga.
Talmente lunga che nessuno ha fatto veramente caso che per Robert Duvall è diventato famoso per essere semplicemente un attore e basta? Non che gli altri non lo siano intendiamoci. Eppure, questa osservazione porterà, senza volerlo, se non proprio ad una vera e propria polemica, in fondo ci speriamo perché non è quella la nostra intenzione, semmai ad un piccolo ed acceso di dibattito. Anche se sarebbe meglio usare la parola confronto.
Qualcuno potrebbe giustamente sottolineare il semplice fatto che Robert Duvall avrebbe, nella sua lunghissima filmografica, un personaggio di riferimento; un ruolo attraverso il quale lo si può tranquillamente riconoscere, ovvero il consigliere della famiglia mafiosa più famosa della storia del cinema nei primi due capitoli della trilogia de ‘Il Padrino’.
Nei panni di Tom Hagen, il figliastro di Don Vito Corleone, Duvall ottiene, come già specificato in precedenza la consacrazione; sarebbe più giusto definirla notorietà che lo aiuta ancor di più nell’ottenimento di altre parti, di altri ruoli di rilievo come abbiamo visto fino adesso. Eppure, non basta a definirlo; non basta a cristallizzarlo solo ed esclusivamente in quella esperienza professionale, di alto rilievo per giunta.
Sette anni più tardi, sempre grazie a Francis Ford Coppola, si ritrova nelle paludi del Vietnam nel pronunciare una delle frasi più famose della storia del cinema e il suo personaggio, per un paradosso, non rimane legato, comunque al suo stesso volto. Nel senso che non viene spesso ricordato per il Tenente Colonnello William Kilgore ma, per l’appunto, per questa semplice battuta iconica: adoro svegliarmi al mattino con l’odore nel Napalm.
Chissà se lo fa anche di mattina? Ironia a parte, successivamente, per lo stesso attore nato a San Diego, ha ricoperto altri due ruoli di un certo rilievo come il giornalista sportivo ne ‘Il Migliore’ e l’agente di pattuglia di Los Angeles, anziano, che cerca di fare da mentore alla nuova leva. Tra questi due, forse, il personaggio più famoso sarebbe proprio l’ultimo.
Eppure, possiamo aggiungere anche un’altra considerazione, di sicuro scontata. Di sicuro quasi retorica, ma sappiamo che non è così. una considerazione che riguarda l’immagine che ogni attore propone nei nostri confronti, conquistandoci in base alle nostre convinzioni e a cosa ci fa sentire ispirati.
Per esempio, per antonomasia Robert Duvall potrebbe essere, tranquillamente, William Kilgore o Bob Hodges o Tom Hagen o, addirittura, Martin Prendergast, l’apparente insicuro poliziotto, vicino alla pensione, di Un giorno di ordinaria follia, il quale si scontra con un Michael Douglas completamente impazzito. D’altronde la sensazione che emerge sarebbe anche un’altra. Un ulteriore dettaglio nascosto che ci permette di analizzare, in via del tutto generale, il personaggio che ha sempre mostrato al mondo intero.
Un personaggio pacato, sicuro di sé, mai spaccone o quantomeno con troppa spocchia; un personaggio apparentemente ingenuo, ma che sa il fatto suo, che al momento giusto prende anche delle decisioni che non ti aspetti. Un ruolo, il suo, che ha sempre rappresentato il saggio al quale l’eroe di turno può sempre affidarsi. Naturalmente, questa analisi sembra quasi una conferma, in via del tutto indiretta, nel riconoscerlo con il ruolo ricoperto tra il 1972 ed il 1974. Un ruolo o quantomeno una caratteristica.
Se ci fate caso, tranne in Apocalipse Now e in qualche altro film, Duvall ha sempre interpretato quel personaggio che portasse calma, contribuendo a donare anche alla trama stessa del film la giusta dose di rassicurazione per il pubblico. Anche in questo gli esempi si sprecano, andando a pescare quasi negli stessi titoli fino adesso menzionati e nell’evitare di essere costantemente ripetitivi potremmo fermarci in questa lunga storia di cinema; la prima di questo 2026.
Certo, non si può chiudere così, non si può chiudere lasciando comunque sia il discorso in generale e sia l’analisi in sospeso; ci sarebbero ancora tante altre considerazioni sulle quali fermarsi e soffermarsi. Eppure, le vogliamo lasciare nel mistero ancora per molto, per evitare di scadere nella retorica.
In fondo si tratta sempre di un personaggio che, a modo suo e in silenzio, non ha fatto la storia del cinema, ma è stato la storia del cinema stessa; come alcuni dei suoi colleghi che abbiamo celebrato nel 2025 e come celebreremo anche in questi nuovi dodici mesi.
E chissà se, proprio in questo giorno in cui spegne 95 candeline, durante i suoi sacrosanti festeggiamenti, la sua mente lo porta a considerare proprio questa nostra convinzione? Ovvero che in tutta la sua carriera, nonostante non abbia mai ricoperto ruoli da protagonista, sia consapevole di essere anche lui la storia del grande schermo?
Forse non lo ammetterà mai pubblicamente e forse neanche direttamente a sé stesso, ma di sicuro in cuor suo e in silenzio, con molta umiltà, cercherà di ammetterlo con sé stesso senza alcun clamore, senza nessuna spettacolarità, perché, in fondo, Robert Duvall ha conquistato un posto di rilievo nel cuore del pubblico mondiale proprio grazie a questo suo atteggiamento: di comportarsi come un uomo comune, nonostante sia una delle stelle più luminose che il cinema abbia mai avuto.