Il primo reportage dell’anno è dedicato alla leggenda hollywoodiana nata il 5 gennaio del 1931

Di certo si possono annoverare titoli come We’re not jet set, il quale rappresenta il suo esordio, nel genere documentario tra l’altro, proprio dietro la macchina da presa nel 1977, dunque nello stesso anno in cui prese parte all’ultimo spettacolo teatrale; ancora: Angelo, amore mio; L’apostolo; Assassination Tango e Cavalli selvaggi.

Mentre come produttore i titoli realizzati sono molti di più, compreso proprio quel film del 1983 che il quale ottenne, molto probabilmente, l’unica statuetta della sua carriera. un po’ poco, dobbiamo ammetterlo. È vero e scusateci se ci ripetiamo: non ha mai interpretato ruoli di primo piano; eppure, nonostante tutto, il suo modo di porsi davanti alla macchina da presa è stato sempre quello di proporre un personaggio che non invadesse il campo degli altri attori.

Un modo di fare inusuale. C’è chi lo considera, appunto, un caratterista; chi una spalla. Chi addirittura un co-protagonista. Eppure, semmai potessimo, noi, candidarlo a più oscar di sicuro sarebbe quella per la statuetta come miglior attore non protagonista, ma che protagonista ci diventa eccome; senza, come detto, invadere il campo di colui che è stato chiamato per trainare il film.

Su questo dettaglio, apparentemente superfluo, ci ritorneremo più avanti nel corso di questo lunghissimo reportage che apre, in tutto e per tutto, questo 2026. Per il momento e per ovvie ragioni proseguiamo il nostro, quasi, elenco della lavandaia, come si diceva un tempo, per arrivare alle ultime opere al quale Duvall ha lavorato fino al suo ritiro; almeno così sembra.

Da Phenomenon a Lama Tagliente; da L’apostolo a Conflitto d’interessi; dal catastrofico e fantascientifico Deep Impact all’impegno civile di ‘A Civil Action’. con questi sei titoli, Duvall, chiuse non solo gli anni ’90, ma anche il secolo che lo aveva visto protagonista. Per poi ritornare, nel 2000, con Nicolas Cage in ‘Fuori 60 secondi’, Sfida per la vittoria e, addirittura, con Arnold Schwarzenegger ne ‘Il sesto giorno’.

Nel 2002 torna nei panni di un poliziotto per cercare di risolvere la pericolosa situazione in cui si è messo il personaggio di Denzel Washington in ‘John Q’. l’anno successivo torna al western con Kevin Costner in Open Range – Terra di confine. Eppure, a differenza di alcuni suoi colleghi, nati se non proprio nel suo stesso anno ma quantomeno nello stesso decennio, Robert Duvall, a quanto pare, si sia ritirato, usiamo il condizionale come d’obbligo visto che non c’è stato, da parte sua, un vero e proprio annuncio, nel 2022 in quelle che sembrano, apparentemente, le sue due ultime apparizioni sul grande schermo: The Pale Blue Eye – I delitti di West Point e ‘Hustle’.

Dunque, dopo il film con Kevin Costner ci sono altri quasi venti lunghi anni di attività. Altre apparizioni sul grande schermo che ne hanno accresciuto sempre di più la sua fama, senza mai risparmiarsi e lavorando, soprattutto, con quelle che un tempo erano considerate le nuove leve.

Le nuove leve come Joaquin Phoenix, Mark Walhberg, Eva Mendes, Reese Witherspoon, Vince Vaughn, Chandler Riggs; lasciandosi dirigere anche da regista molto più giovani di lui come: Jason Reitman e Steve McQueen, quest’ultimo non ha nessuna parentela con il leggendario attore scomparso 45 anni fa; ancora Scott Cooper, James Franco, Seth Gordon ed Aaron Schneider, tanto per citarne qualcuno.

Quindi, persino negli ultimi anni della sua carriera non si è fatto mancare nulla: da Le regole del gioco a Derby in famiglia; da i Padroni della notte a Tutti insieme inevitabilmente; da Jayne Mansfield’s Car – L’ultimo desiderio a Jack Reacher – La prova decisiva. Per non dimenticare anche Widows – Eredtà criminale a Una squadra di 12 orfani e il particolare film con Bill Murray e Gerald McRaney: The Funeral Party.

Al momento anche se un suo possibile ritorno sul set non sia stato annunciato, non si esclude la possibilità di un’altra apparizione sul grande schermo e non tanto per mettersi in mostra, semmai, quasi sicuramente nella sua natura silenziosa ed umile, di rimettersi in gioco. d’altronde è stata sempre questa la sua più grande caratteristica: quella di rimettersi sempre in gioco, quella di essere un attore di alto spessore e da una profondità che pochi sono riusciti a mostrare e a dimostrare. Di certo si è ritagliato uno spazio tutto particolare, non essendo mai stato un nome, apparentemente, di prim’ordine. eppure, tutti i registi che hanno lavorato con lui, soprattutto per quante volte è stato ‘utilizzato’ sono andati sul sicuro.

In tutta la sua carriera, Robert Duvall, ha girato ben 92 film, sia come attore, sia come regista e sia come produttore. Ma nella sua vita privata? di certo, non ci soffermiamo su alcuni aspetti e alcuni dettagli, non lo abbiamo fatto mai neanche con tutte le altre personalità del cinema che abbiamo avuto l’onore di celebrare tra le nostre pagine virtuali.

Semmai ci soffermiamo su un dettaglio che divenne pubblico in un preciso momento della sua esistenza in cui avrebbe svolto un’operazione di beneficenza in favore delle famiglie del nord dell’Argentina. Infatti, nel 2001 l’attore, con la moglie Luciana Pedraza fondò la Robert Duvall Children’s Fund, con lo scopo di ristrutturare case, scuole e strutture mediche.

Non solo, sempre con la stessa fondazione i due si prodigarono anche per sostenere ‘Pro Mujer’, un’organizzazione sempre di beneficenza senza scopo di lucro dedicata ad aiutare le donne più povere dell’America Latina.

Su di lui, però, ci sarebbero anche altre curiosità. Per esempio, è cugino dell’attore Wayne Duvall, è amico anche del regista Francis Ford Coppola e tra il 1996 ed il 2023 è stato proprietario del ristorante The Rail Stop, situato a The Plans, un comune nello Stato della Virginia.

Altro dettaglio, altra caratteristica è che da diverso tempo pratica il jiu-jiutsu versione brasiliana, da non confondere con quella originale del paese del Sol Levante. Eppure, strano che non ha mai ricoperto ruoli di personaggi fossero a conoscenza di questa particolare disciplina.

Su di lui, dunque, cos’altro dire? Cos’altro aggiungere? Nello sviluppare questo reportage interamente dedicato a lui abbiamo notato un dettaglio che sembra di poco conto e che invece non lo è; o almeno così sembra…

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