Il primo reportage dell’anno è dedicato alla leggenda hollywoodiana nata il 5 gennaio del 1931

A quanto pare i suoi primi anni di vita, tra infanzia e adolescenza, si sono svolti senza grandi scossoni, permettendo, forse, una tranquillità caratteriale che si evince soprattutto nella maggior parte dei suoi ruoli ricoperti al cinema.

Il cinema, appunto: quando è iniziata veramente questa sua avventura in quello che un tempo veniva identificato il mondo in celluloide? Si è detto che tutto parte dal teatro, da Broadway e anche off-Broadway, ma prima, come la maggior parte delle future stelle di Hollywood ha frequentato dei corsi di recitazione diplomandosi alla Playhouse School of Theatre di New York.

Istituto di arte drammatica che, anni più tardi, sarà frequentato da Christopher Reeve e Robin Williams. Durante il periodo trascorso alla scuola di recitazione, Robert Duvall si ritroverà come compagni di classe gente come Dustin Hoffman, Gene Hackman e l’amico James Caan. Con Hoffman condividerà persino l’appartamento.

Eppure, le cronache dell’epoca affermano che l’esperienza in quella scuola avrà inizio nell’inverno del 1955, nonostante altri fonti sembrano sostenere il contrario, esaltando, in negativo, delle contraddizioni temporali nel suo percorso di formazione. Infatti, nonostante l’esperienza bellica tra il 1953 ed il 1954, lo stesso Duvall, avrebbe comunque iniziato a calcare i palcoscenici teatrali già nel 1952, per poi ritornarci, dopo l’esperienza con l’esercito nell’estate del 1955 e non nell’inverno dello stesso anno.

Forse, il periodo estivo riguarda quello finale per quanto riguarda la frequentazione in quella stessa scuola? Sta di fatto, comunque, che i tempi degli esordi sul grande schermo erano davvero ancora lontani, diciamo un sette anni abbondanti. Sette anni in cui, a partire proprio dal suo debutto teatrale proprio nel 1952 e precisamente nel Gateway Playhouse, un teatro all’aperto ubicato a Bellport a Long Island, nel ruolo di un pilota nella pièce Laughter in The Stars, la sua corsa verso il successo è stata completamente inarrestabile

Il percorso teatrale di Robert Duvall non terminò quando quest’ultimo esordì, rispettivamente, prima nel piccolo schermo e poi al cinema, anzi. Le sue performance sul palcoscenico, a partire dal 1952, si protrassero fino all’anno 1977. Dunque, per ben venticinque anni si è cimentato in diversi spettacoli medianti i quali ha affinato le sue doti attoriali. È naturale credere che il periodo di maggior impegno, Duvall, lo ebbe tra il 1955 ed il 1956, in cui prese parte a ben 8 rappresentazioni teatrali.

Otto opere come: Time out for Ginger; Picnic; Il Crogiuolo; The Cat and the Canary; Dark of the moon; Dial M For Murder; Bus Stop e I Am A Camera. Non finisce qui, tra gli anni che vanno dal 1957 al 1958 prende parte persino a Witness for the prosecution e Thieves Carnival. A seguire ricoprirà un ruolo che definirà come ‘il catalizzatore della sua carriera’, ovvero quello di Eddie Carbone in ‘Uno sguardo dal ponte’ di Arthur Miller.

Ancora: La professione della Signora Warren e, addirittura, il ruolo che sarà di Marlon Brando al cinema, ovvero Stanley Kowalski nella trasposizione teatrale, appunto, di ‘Un Tram che si chiama desiderio’. Ancora: Once more With Feeling; Romanoff e Giulietta; The Happiest Millionaire.

Tutti questi spettacoli si svolsero per tutto il decennio 1950, esattamente fino all’anno 1959. Due anni più tardi, Robert Duvall, da Broadway passò al circuito Off-Broadway con il ruolo di Doug in Call me by my rightful name, commedia messa in scena il 31 Gennaio 1961, e di Bob Smith in The Days and nights of BeeBee Fenstermaker. Eppure, la sua più importante e rilevante performance in quel tipo di spettacoli, che gli fece ottenere persino dei riconoscimenti, ovvero un Obie Award nel 1965, riguardava un’altra commedia scritta da Arthur Miller dal titolo: A View from the Bridge; in quell’occasione si trattava di una proposizione che si svolse a partire dal 28 gennaio del 1965 fino all’11 dicembre dell’anno seguente.

Sempre nel 1966 ritorna a debuttare a Broadway nello spettacolo: Wait Until dark. Mentre la sua ultima apparizione su un palcoscenico, come già specificato in precedenza, avvenne nell’anno de ‘La Febbre del Sabato Sera’, il 1977 tanto per intenderci. ‘American Buffalo’ era lo spettacolo teatrale, diretto da David Mamet, che gli permise di ottenere una candidatura, come migliore attore protagonista, ai Drama Desk Award.

Per quanto riguarda sia il piccolo che il grande schermo? nonostante quello che si potrebbe pensare, in base a quanto affermato in precedenza, la data ufficiale d’esordio su quello che un tempo veniva considerato il tubo catodico, non avvenne proprio intorno all’inizio degli anni ’60.

Siamo ancora sul finire del decennio precedente e, precisamente, nell’anno 1959. In quel periodo, prima la Nbc e poi a seguire la Cbs, lanciarono ben tredici stagioni di uno show televisivo, antologico, conosciuto con il titolo di ‘Armstrong Circle Theatre’. Il telefilm venne prima prodotto dalla Nbc, dal 1950 al 1957, e dalla Cbs dal 1957 al 1963.

I produttori della serie, con il benestare dei vertici della rete americana, lo ingaggiarono per prendere parte a ben due episodi della decima stagione: il secondo ed il sedicesimo. Quello sarà soltanto il primo titolo mediante il quale inizierà a farsi conoscere dagli americani, e anche nel mondo della tv la sua ascesa sarà completamente inarrestabile.

Difatti prenderà parte ad altri episodi di serie come: John Brown’s Raid; Playhouse 90; La parola alla difesa; Great Ghost Tales; La città in controluce; Shannon; Lotta senza quartiere; Route 66. Tutte apparizioni che vanno dal 1960 al 1961. Nell’anno seguente, invece, quando si trovò impegnato nella partecipazione di due episodi di serie televisive diverse, come ‘La città in controluce’ e ‘La parola alla difesa’, gli arrivò la prima chiamata del grande schermo.

Il suo debutto non fu in un film come tanti e come altri. Non fu una pellicola che finì nel dimenticatoio nel corso del tempo, anzi. Riguardava la trasposizione cinematografica del leggendario romanzo pubblicato nel lontano 1960, scritto da Harper Lee, dall’inconfondibile titolo: Il buio oltre la siepe, con Gregory Peck.

Il regista Robert Mulligan ingaggiò Duvall per un ruolo non proprio semplice e apparentemente secondario; un po’ come tutta la sua carriera. Il personaggio che l’attore di San Diego ricoprì in quello che era nei fatti il vero esordio sul grande schermo era quello del matto della contea, Arthur ‘Boo’ Radley…

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