Oggi sono 70 anni da quel leggendario rifiuto nell’autobus che cambiò radicalmente la storia degli Stati Uniti d’America

La pazienza si era ormai esaurita e si attendeva solo ed esclusivamente la vera miccia per far partire la vera reazione, per innescare la vera rivoluzione, non violenta, ma pacifica e di sani principi della comunità afroamericana.

Quel gesto, quel rifiuto, quell’evento fu il motore propulsore di tutto ciò che si innescò successivamente; la goccia che fece traboccare il vaso. Eppure, qualcuno le pagò la cauzione. Alcuni dicono che fu addirittura un avvocato bianco, altri affermano che venne organizzata una colletta da parte della stessa comunità nera.

A raccogliere il denaro necessario, sempre secondo la leggenda, fu un pastore protestante che colse l’occasione per iniziare a guidare una battaglia in favore dei diritti civili. Anche questo particolare vi dice altrettanto qualcosa, vero? Quel giovane uomo di chiesa si chiamava Martin Luther King.

È vero, abbiamo usato il termine leggenda. Quando è così, significa che qualche fatto o meglio qualche dettaglio non rappresenti propriamente la realtà. In merito proprio al fatto che Rosa Parks si vide pagare la cauzione potrebbe essere andata così: una volta arrestata, la voce, su quanto è successo, a quanto pare girò in fretta; tenendo presente che non c’erano i social o addirittura i cellulari come oggi, ma il passaparola.

La voce, dunque, giunse al pastore protestante Martin Luther King che, non facendoselo chiedere od ordinare due volte, prese la palla al balzo organizzando la colletta in favore di Rosa Parks, una volta raccolti i soldi si affidarono ad un avvocato bianco per farla uscire e fu proprio in quel momento che la storia americana, proprio grazie a lei, che prese un’altra piega; positiva, fortunatamente.

Un gesto che ancora oggi deve essere ricordato, tenuto presente e non strumentalizzato; celebrato sempre come monito, come fulgido esempio di come, contro le ingiustizie, si può e bisogna reagire. Un gesto che è stato fonte di ispirazione per diverse opere, non solo intese come libri, testi, volumi o, perché no, anche documentari, ma anche come canzoni e film.

E allora andiamoli a scoprire quasi ad uno ad uno: partiamo con il brano ‘Sister Rosa’ della band afroamericana conosciuta con il nome: The Neville Brothers; Rosa Parks degli Outkast; anche il nostro complesso musicale dei Corimè ha inciso un brano con il semplice titolo omonima della donna attivista per i diritti civili, senza dimenticare anche il contributo di Alberto Fortis e infine ‘Ok, respira’ della nostra Elodie.

Anche nel mondo delle serie tv non hanno per nulla scherzato con i vari tributi ed omaggi: basta citarne due: il Dottor Who, stagione 11, e nella nona stagione di Big Bang Theory, in cui nella scena di un episodio la stessa Rosa Parks viene addirittura citata per questioni simili.

In questo lungo elenco non può mancare il cinema, con opere come ‘La Lunga Strada Verso Casa’ con Whoopi Goldberg e ‘The Rosa Parks Story’ interpretata, in quest’altra occasione, dall’attrice Angela Bassett. Tutti questi titoli per comprendere la portata storica di quel rifiuto, per comprendere la portata storica di quel gesto che diede il via libera, non ci stancheremo, mai e poi mai, di sottolinearlo, solo ed esclusivamente pacifica.

Subito dopo i fatti, subito dopo quel rifiuto, si disse che Rosa Parks non si volle alzare da quel sedile perché era stanca. Qualche anno più tardi a chiarire fu proprio lei in persona. Affermò che si, era stanca, ma non per il lavoro; era stanca di subire, come ricordato ieri. Ma dopo quell’evento la vita dell’attivista afroamericana come proseguì?

Ovviamente fu ritenuta una vera e propria eroina, nonostante non fosse una vera e propria leader. Dopo quel gesto e per tutti gli anni Sessanta non riuscì a trovare lavoro, per poi trasferirsi a Detroit, esattamente a partire dal 1965. Da quello stesso anno e fino al 1988 lavorò come segretaria per il deputato al Congresso John Conyers.

Verso al fine degli anni ’70, invece, ed esattamente nel 1979 fu una delle protagoniste della raccolta di figurine, collezionabili, conosciute come ‘Supersisters’, con lo scopo di proporre modelli femminile di successo sia in campo politico, sportivo, sociale e culturale. Nel 1987, invece, in memoria di suo marito fondò il Rosa and Raymond Parks Institute for self Development. In tutto questo però la stessa Rosa Parks venne malvista da certi ambienti bianchi, minacciata continuamente di morte e fortunatamente non le accadde mai nulla di grave. Nel 1999, l’allora Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton le conferì la Medaglia d’oro del Congresso.

Rosa Parks morì il 24 ottobre del 2005 per cause naturali e sua nipote scelse di salvare la casa in cui la stessa Rosa dovette rifugiarsi dopo il celebre gesto. Abitazione che, proprio qualche anno, fa venne addirittura esposta a Piazza Plebiscito a Napoli. Di certo, forse, le è rimasto un rammarico, in termini di conquiste sociali: ovvero che semmai avesse avuto la fortuna di vivere altri tre anni avrebbe potuto vedere il primo afroamericano entrare alla Casa Bianca da Presidente, ovvero Barack Obama.  E soprattutto, chissà quale sarebbe stato il suo commento, le sue parole in merito.

Ma sappiamo che se quel giorno finalmente era arrivato nella storia di questo paese, fu proprio grazie a quel rifiuto fatto con delicatezza, classe e gentilezza. Perché non sempre per rivendicare i diritti c’è bisogno della violenza. Ma questo lo abbiamo tutti dimenticato, ancora oggi.

Dunque, quella di Rosa Parks è solamente una delle tante storie americane che vi racconteremo da oggi in poi. Un’occasione, quella dei 70 anni del 1° dicembre del 1955, per rifondare la rubrica, riaggiornarle e renderla più vicino ad un volume che contiene, solo ed esclusivamente, meri racconti di come il mito ed il sogno americano sia formato, sia creato e sia entrato, proprio in questi anni, in una apparente fase di appannaggio.

‘Usa Stories’, dunque, rappresenta, in termini cinematografici, un reboot che ci permette di raccontare qualsiasi aneddoto senza il rischio della classica e becera cronaca e soprattutto di portarvi alla scoperta, nel bene e nel male, di una nazione che ha ancora tanto da dire.

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