Il 31 Ottobre di 5 anni fa ci lasciava, all’età di 90 anni, il leggendario attore scozzese
Dopo che ieri vi abbiamo lasciato in sospeso sugli ultimi due titoli, degli anni 1961 e 1962, in questa terza parte del reportage interamente dedicato al leggendario attore scomparso cinque anni fa e senza perdere ulteriormente tempo, andiamo subito a scoprire la strana assonanza di numeri questi due ultimi lungometraggi anche perché da ‘077 – Dalla Francia senza amore’ a ‘007 – Licenza di uccidere’ il passo sembrerebbe breve. Ma in realtà non è così, fra le due pellicole sussiste un abisso tra genere e caratteristiche.
Il primo, del 1961, presenta una trama incentrata su un giro di truffe tra il Regno Unito e la Francia, mentre il secondo non ha neanche bisogno di presentazione e di ulteriori delucidazioni. Ormai, su quel primo e leggendario film della saga dell’agente segreto più famoso della storia del cinema si è detto tutto e il contrario di tutto.
Chissà se Ian Fleming sapeva, durante la fase di scrittura delle prime pagine di quello che poi sarebbe stato il primo romanzo che avrebbe convinto il grande schermo a trasporre le sue storie, poteva immaginare che il suo James Bond sarebbe stato così tanto fondamentale nell’aprire le porte della leggenda ad un attore, all’epoca, ancora semisconosciuto? In fondo, la storia di come Connery riuscì ad ottenere il ruolo, come ricordato ieri ce l’ha ricordata Michelangelo Iossa nel suo articolo celebrativo di quelli che avrebbero potuto essere i suoi novantacinque anni.
Da quel momento in poi, Sean, inizia ad essere per tutti James Bond, grazie anche ai cinque film successivi che realizzerà per la saga: 007 – Dalla Russia con amore; 007 – Missione Goldfinger; Agente 007 – Operazione Thunderball e Agente 007 – Si Vive solo due volte. Cinque episodi realizzati tra il 1963 ed il 1967. Nonostante tutto riuscì a ritagliarsi anche altri ruoli importanti, in film importanti, per registi importanti. Un classico esempio ne è ‘Marnie’ di Alfred Hitchcock del 1964.
Senza dimenticare anche titoli, realizzati sempre nel periodo dei primi film di 007, come La collina del disonore, Una splendida canaglia e il precedente dei due ‘La donna di paglia’. Per quanto riguarda le prime due opere cinematografiche ricordate i registi che lo vollero nelle loro storie furono Sidney Lumet e Irvin Kershner.
Leggenda vuole che anche il nostro e mai dimenticato Vittorio De Sica ebbe la fortuna di ingaggiarlo per il suo ‘Un mondo nuovo’ del 1966; ma a quanto pare la sua partecipazione non venne neanche accreditata. L’anno successivo, dunque, Connery lasciò una prima volta la saga di James Bond per un motivo molto semplice: temeva di essere troppo riconosciuto in quel ruolo e non come attore o interprete in generale.
Paura del tutto legittima, timore del tutto fondato visto che ad un certo punto, quando pensava di averla scampata una volta per tutte dovette ritornare sui suoi passi nel 1971 dopo il fallimento di quello che sarà il suo primo sostituto nel ruolo, l’australiano George Lazensby.
Quest’ultimo prese parte allo sfortunato episodio: Agente 007 – Al servizio di sua Maestà del 1969. Purtroppo, l’ottima sceneggiatura non bastò a far proseguire la saga senza quello che era ormai per tutti l’interprete più rappresentativo. Nel successivo Agente ‘007 – Una cascata di diamanti’ fu costretto a tornare e di malavoglia, anche se non lo diede a vedere sullo schermo.
Fu come al solito professionista fino alla fine, attendendo che la produzione trovò finalmente il suo degno sostituto, Roger Moore, il quale prenderà e si caricherà sulle spalle la pesante eredità del collega scozzese dal 1973 al 1985. Liberatosi per l’ennesima volta del personaggio di Fleming, ma ancora non del tutto e più avanti vi sveleremo il motivo, Connery, pian piano, cercherà di ricostruirsi una carriera con ruoli eterogenei per film eterogenei.
Oltre a tornare a lavorare per Sidney Lumet tra il 1971 ed il 1972 con le pellicole: Rapina record a New York e Riflessi in uno specchio scuro, nel 1974 arriva quella che nessuno riconosce, nel suo percorso professionale, come una vera svolta. Attenzione, però, non stiamo affermando in maniera totale che la critica non lo considerasse o che non si fosse mai accorta del suo talento, semmai la nostra è solo una piccola considerazione, senza polemiche sia chiaro, nel sottolineare il fatto che lo stesso attore dovette attendere ben ulteriori dieci per la definitiva consacrazione. Ma come sempre, anche in questo caso, andiamo con calma ed ordine.
A rappresentare il primo vero punto di svolta, dopo James Bond s’intende, è, per un paradosso, un’altra serie di romanzi prestata al cinema, quella ideata dalla mai dimenticata scrittrice Agatha Christie mediante il suo personaggio, l’investigatore privato Hercule Poirot. L’occasione gli capita con L’assassinio sull’Oriente Express, del 1974, sempre diretto da Sidney Lumet.
Nei tre anni successivi sarà al servizio non di uno ma di ben tre registi diversi: John Milius, John Houston e Richard Lester. Rispettivamente per i film: Il vento e il leone e L’uomo che volle farsi re, entrambi del 1975; per poi lavorare ad una versione molto diversa dalle oltre viste fino a quel momento della leggenda di Robin Hood, intitolato semplicemente: Robin e Marian del 1976.
Girerà anche ‘Quell’ultimo ponte’, con Robert Redford, nel 1977, per poi passare anche a generi apparentemente sempre meno convenzionali per lui come 1855 – La grande rapina al treno, del 1978 diretto da Michael Crichton, e il fantascientifico ‘Meteor’, del 1979, del regista Ronald Neame. Fantascienza che ritroverà anche agli inizi degli anni ’80, esattamente nel 1981, con il film ‘Atmosfera Zero’ di Peter Hyams. Ma all’inizio di quello stesso decennio non sarà solo questo genere a ritrovare, ma anche quello che è nei fatti un suo ‘vecchio amico’.
Chi era questo suo amico? Ma è Bond, James Bond. A convincerlo a tornare sui suoi passi nel ruolo che aveva abbandonato anni prima fu il regista Richard Lester. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, a rigor di logica, il film dal titolo ‘Mai dire mai’, del 1983 e che qualche anno più tardi ispirerà anche una famosissima serie televisiva di quel periodo, con Pierce Brosnan, il quale trenta anni fa ereditò il ruolo di Connery e di Moore, non un film canonico della saga di 007…