Secondo appuntamento speciale interamente dedicato a John Lennon

Quello che va dal 1960 al 1962 per cinque ragazzi di Liverpool fu un periodo talmente intenso che, quasi sicuramente, meriterebbe non solo uno speciale ma, addirittura, un intero saggio solo su quella loro esperienza. non a caso gli eventi, gli avvenimenti anche personali, per non dire gli stravolgimenti a cui andarono incontro furono talmente significativi che è complicato ricordarli tutti; sicuramente ci soffermeremo su quelli più rilevanti, quelli significativi che portarono questi ignari protagonisti, assoluti, della storia della musica verso il loro primo esordio ufficiale.

Sottolineando, oltremodo, il fatto che fino adesso stiamo continuando a condividere da Youtube quelle che sono, in tutto e per tutto, le loro prime canzoni, senza entrare, ancora, nel merito di quell’ulteriore pubblicazione. Visto che la data maestra o comunque punto di riferimento è quella del 5 ottobre 1962. Data ufficiale della British Invasion, grazie al contributo del primo capitolo cinematografico della saga dell’agente segreto più famoso del grande schermo: James Bond, ovvero 007.

Tornando ai vari stravolgimenti che i Beatles andarono incontri, dobbiamo fin da subito precisare che non tutto per loro fu sempre in negativo, anzi: la maggior parte degli eventi a cui andarono incontro furono molto positivi, senza tralasciare la chiusura di epoche o di un’epoca, tra di loro, inevitabile.

Proprio su questo punto ritorniamo a parlare, seppur brevemente, sulla figura dello sfortunato Stu Sutcliffe, il quale durante quei lunghi mesi tra Liverpool ed Amburgo, tra l’intensificazione dell’attività musicale e il sempre crescente interesse, per non dire passione, per l’arte e quindi intesa come pittura, lo stesso Stuart, in Germania, incontrò Astrid Kirchherr, una famosa artista e fotografa tedesca, la quale decise di realizzare una sorta di servizio fotografico ai cinque ragazzi.

Il destino volle che Stu ed Astrid si legassero sentimentalmente e, allo stesso tempo, permettendo al quinto beatle, così come veniva definito lo stesso Sutcliffe, di riavvicinarsi a quello che può gli era congeniale: ovvero l’arte. Infatti, in primo momento, per seguire determinati sogni di gloria che lo avrebbero allontanato dalla sua vera naturale propensione artistica.

Secondo le cronache dell’epoca Stu Sutcliffe non era un vero e proprio talento con il basso o quantomeno come musicista in generale, così nel 1961 decise di lasciare la band, rimanendo in terra tedesca quando i quattro Beatles decisero di rientrare momentaneamente in patria.

Per lui, però, il destino fu molto crudele. Non vide mai l’alba della nuova era musicale inaugurata proprio da quelli che sono stati i suoi primi compagni di viaggio della sua esistenza. L’anno successivo, quindi agli inizi del 1962, dopo che stava trascorrendo e portando avanti la sua scelta di vita Sutcliffe incominciò a soffrire di forti mal di testa.

Improvvise emicranie che venivano accompagnate anche da svenimenti e momenti di cecità. Venne visitato sia in Germania che Inghilterra, ma i dottori non riscontrarono nulla di anomalo. Il 10 aprile del 1962, dopo le sue condizioni si erano aggravate, Stu Sutcliffe morì durante il trasporto in ambulanza verso la struttura sanitaria che, forse, gli avrebbe salvato la vita.

Ma il forse, in questo caso, non è abbastanza per riportare la cronaca, seppur breve, della sua tragica e prematura scomparsa. Secondo il rapporto ufficiale il giovane talento della musica, prima, e dell’arte, poi, sarebbe venuto a mancare a causa di una gravissima emorragia celebrale. Anni dopo, però, si sussurra che venne effettuata una diagnosi autoptica sul corpo del ragazzo. Ciò che emerse sarebbe quella di una parte di cranio fracassato a causa di un colpo ricevuto durante una rissa, a quanto pare avvenuta tre anni prima, che ne avrebbe causato un tumore al cervello. Aveva solamente 21 anni.

Tre giorni dopo il tragico decesso del suo amico, John Lennon ritornò con Paul McCartney, George Harrison e Pete Best ad Amburgo. I quattro non erano stati informati sulla triste sorte del loro amico e collega di palco. A ragguagliarli di ciò fu la fidanzata di Astrid e fu proprio in quel momento che lo stesso McCartney prese il posto di Sutcliffe nel suonare il basso.

I quattro erano tornati in Germania dopo che erano stati ingaggiati da un altro locale ritenuto fondamentale nell’economia del loro percorso di formazione: lo Star Club. Senza dimenticare, sempre nella terra di Ludwig Van Beethoven, i quattro ragazzi, con la presenza del compianto Sutcliffe, si esibirono, per delle serate anche nel Kaiserkeller, un altro pub, tutt’ora esistente, che permetteva alle band emergenti di avere la possibilità di mettersi in mostra.

L’esperienza in quel locale durò, in tutto, la bellezza di 50 giorni. i quattro decisero di trasferirsi, per i loro miniconcerti ad un altro pub più grandi e dove, soprattutto, la paga era più alta rispetto al precedente. Era il Top Ten Club e leggenda vuole che il proprietario sistemò i Beatles, in una delle tante notti dopo le esibizioni, li sistemò in una stanza con Tony Sheridan, altrettanto cantante e chitarrista di quei tempi.

Sempre in quei famosi due anni, gli stessi ragazzi di Liverpool si resero protagonisti di episodi abbastanza controversi e, in questo caso, le varie leggende ispirate su quegli anni metropolitane si sprecano. Si parla ovviamente di risse, si parla addirittura che lo stesso Lennon, in tono ironico nei confronti dei tedeschi, facesse persino il maledetto saluto di hitler.

Non solo, le stesse cronache dell’epoca riportano persino una tentata rapina da parte dello stesso Lennon con Pete Best. Ovviamente sono tutte storie che sono state tramandate nel corso dei decenni e non sappiamo fino a che punto possano, comunque, avere un fondo di verità.

Dopo l’esperienza allo Star Club, i quattro giovanotti tornarono finalmente a casa lasciando per sempre la città di Amburgo, per poi tornarci, se così si può dire, solamente quattro anni più tardi quando ormai il mondo era totalmente impazzito di e per loro.

Tornando a Liverpool decisero di concentrarsi sulle registrazioni di alcuni brani e sempre le cronache dell’epoca ci riportano un fatto curioso quanto suggestivo, ovvero relativo di quella che un tempo veniva chiamata audiocassetta conservata dal compianto Stu Sutcliffe…

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