Il cult movie con ‘La Quercia Austriaca’ uscì sul grande schermo il 4 ottobre del 1985
È vero, lo ammettiamo fin da subito: la scorsa settimana vi era stato promesso che gli anni ’80 sarebbero ritornati in via generale, con l’ormai triplice appuntamento spalmato per tutto il fine settimana. Invece, da oggi, giovedì 2 ottobre non solo anticipiamo di un giorno il classico appuntamento, ma lo anticipiamo, persino, proponendovi questa lunga analisi che ci riporta comunque nel decennio più amato di sempre, nel cinema di quel periodo e, precisamente, nel 1985.
Con la precisazione che questo multiplo appuntamento settimanale ci permetterà, in via definitiva, di recuperare non una ma ben due celebrazioni che non siamo riusciti a ricordare durante i mesi precedenti. Ma come sempre, cari lettori, mettetevi comodi perché adesso andiamo con ordine. Ogni storia di cinema porta con sé dei ricordi i quali, miscelati con diverse versioni di un determinato fatto originano, persino, delle mere leggende. Sembra strano, ma vero.
Alcune opere cinematografiche nascono per diversi motivi e mediante diversi modi, i quali possono fungere come i più nobili ispiratori, il cui scopo sarebbe quello di limitare il gap tra due figure del grande schermo d’eccezione. La leggenda di cui vi stiamo per raccontare e riportare riguarda un film uscito il 4 ottobre del 1985. Giusto quaranta anni fa, insomma. L’interprete, immortalato nella locandina a corredo di questa prima parte di quello, che sembra un mero reportage, di sicuro non ha alcun bisogno di presentazione. Anche una sola parola suonerebbe pleonastica nel tentativo di introdurre solamente il suo nome ormai iconico.
E ciò capita solo per le leggende come lui. Come è anche vero che il suo cinema, quello action puro, quello carico di sparatorie ed esplosioni, non è mai stato ritenuto il tipico cinema culturale o quello che fa riflettere o, ancora, capace di costituire la classica ‘letteratura cinematografica’. Nonostante questa convinzione, anche nel suo caso, sussiste un’eccezione: basti pensare all’anno precedente.
Era il 26 ottobre del 1984 ed Arnold Schwarzenegger, attore austriaco che si era trasferito negli Stati Uniti d’America anni prima per realizzare il proprio sogno americano, era riuscito ad ottenere la consacrazione con la lungimirante opera cinematografica, soprattutto per i tempi che corrono, di genere fantascienza e firmata dal visionario regista James Cameron, con l’inquietante ed iconico titolo: Terminator.
Inutile ricordare che quel film, a metà strada tra un thriller ed un action movie, in quella fine del 1984, divenne campione d’incassi e non solo. Eppure, lo stesso ‘Terminator’, sempre in quel periodo, aveva un avversario più duro; un ostacolo da superare che, per un paradosso, sembrava anche più complicato di quello che sembrava in tutto e per tutto una semplice ‘contesa’ sul grande schermo.
Di quelle contese che se ne parla anche oggi, in cui la gara era tra chi uccideva più nemici e che tipo di armi usava e soprattutto, elemento da non sottovalutare mai e poi mai, a quanto ammontava l’incasso. Ma chi è che dava filo da torcere a ‘Terminator’?
Qualcuno potrebbe addirittura rispondere un semplice ‘pugile’ di Philadelphia. Eppure, questa non è la risposta giusta e per un motivo ben preciso che scopriremo più avanti nel corso di questo reportage sul cinema degli anni ’80. La figura giusta da menzionare, sempre rimanendo nella dimensione di pura fantasia, è quella di un reduce del Vietnam apparso per la prima volta, sul grande schermo, il 22 ottobre del 1982.
No, in quell’occasione non fece strage dei suoi stessi nemici, semmai si limitò a ferirli quel tanto che bastava per far capire, a chiunque, che non sarebbe stato il caso di andarlo a infastidire. Oltre al botteghino, però, la vera vittoria fu anche nel finale che non solo conquistò tutti ma commosse tutti: critica e pubblico; pensando che nella versione originale, su libro ideata da David Morrell, il personaggio di John Rambo sarebbe dovuto morire.
Dunque, niente male per l’attore italoamericano e indiscussa star hollywoodiana e mondiale Sylvester Stallone. Come tutti sanno, la sua scesa risale a ben nove anni prima del film oggetto della nostra analisi e celebrazione e, soprattutto, otto anni prima dello stesso ‘Teminator’.
Prima di quel 4 ottobre del 1985, Stallone era già riuscito a realizzare tre film di Rocky, il pugile a cui stavamo facendo riferimento prima, e due Rambo, il reduce del Vietnam. Oltretutto, il secondo capitolo della saga del reduce di guerra più famoso della storia era approdato sul grande schermo nel maggio dello stesso 1985.
Mentre per quanto riguarda la saga del pugile di Philadelphia era previsto quello che si considerava già un quarto e leggendario capitolo: uno storico match, seppur al cinema, contro il migliore pugile dell’Unione Sovietica. Uno scontro tra l’ovest contro l’est che tutto il mondo stava attendendo. Quindi il povero ‘Schwarzy’ intuì che con il solo cyborg non sarebbe andato lontano; non sarebbe riuscito a superare il diretto concorrente o quanto meno incominciare a tenergli testa.
Ci voleva un’idea pari a quelle dello stesso attore italoamericano il quale, in quello stesso periodo, stava anche lavorando ad un poliziesco che inizialmente doveva essere, sì action, ma con tanta violenza, per non dire cupo. Quel progetto si sdoppiò dando vita a due pellicole totalmente differente e altrettanto leggendarie: Beverly Hills Cop e Cobra.
La prima, ovviamente, con Eddie Murphy e la seconda con lo stesso Stallone, il cui ruolo o comunque come lo aveva impostato il personaggio doveva far capolino proprio nel primo progetto. Ma a questo punto in aiuto di colui che era considerato l’uomo più forte del mondo, all’epoca, arrivò lo sceneggiatore Joseph Loeb III, meglio conosciuto come Jeph Loeb.
Un aiuto che fu del tutto involontario e che risultò essere molto, molto efficace. Infatti, quest’ultimo affermò che inizialmente ‘Commando’, questo il titolo del film, non doveva essere quello che poi hanno visto tutti a partire dal quarto giorno di ottobre del 1985.
Doveva essere tutt’altra cosa e, quasi sicuramente, di tutt’altro tono ed atmosfera: un agente israeliano delle forze speciali e del Mossad, stanco della morte e della distruzione che continuava ad imperversare in Medioriente, decide di lasciare il proprio paese trasferendosi negli Stati Uniti d’America. Pensando di vivere finalmente una vita tranquilla, lo stesso agente deve rinunciare al prepensionamento a causa del rapimento di sua figlia. In un primo momento il ruolo, però, non era stato pensato per la quercia austriaca ma…