In occasione della scomparsa della leggenda hollywoodiana pubblichiamo la prima parte del reportage interamente dedicato a Robert Redford
Quel film a cui ieri facevamo riferimento e di cui l’anno prossimo saranno celebrati i 50 anni dalla sua uscita è l’iconico e leggendario, per non dire manifesto dello scandalo Watergate, avvenuto solo due anni prima, ed interpretato con superlativo Dustin Hoffman è ‘Tutti gli Uomini del Presidente’. Con questa pellicola, Robert Redford conquista, definitivamente, la consacrazione agli occhi del pubblico, prima americano e poi mondiale, senza dimenticare anche agli occhi della critica, anche in questo caso prima americana e poi mondiale.
Un film che gli consentirà di acquistare sempre più peso per poter scegliere meglio le storie non solo da recitare, ma da raccontare; storie e trama da proporre al pubblico per lanciare dei messaggi. Da quel 1976 in poi i titoli si sprecano e sono tutti improntati verso un modo di intendere il cinema completamente opposto a quello che stava nascendo.
Se, come abbiamo detto, la Nuova Hollywood ha rappresentato una forte ventata di freschezza di idee e di trame, di opere che hanno attirato sempre di più il pubblico mondiale, quello di Redford culminava in un cinema, sempre innovativo, ma diverso: riuscendo a miscelare, seppur alla lontana, la classica visione autoriale con quella commerciale.
Redford ci riesce in più di un’occasione e nonostante siamo arrivati, con il nostro racconto, all’anno 1976, ci siamo persi ciò che realizzò dodici mesi prima. No, non stiamo facendo riferimento al film ‘Il Temerario’, nuovamente diretto da George Roy Hill, ma ad una trasposizione cinematografica di un romanzo pubblicato giusto un anno prima: I Sei giorni del Condor di James Grady.
A dirigerlo c’è nuovamente Pollack e accanto a lui ci sono: Max Von Sydow e Faye Dunaway in quello che viene comunemente definito la bibbia del genere spy story al cinema: I tre Giorni del Condor. La trama, seppure ridotta di tre giorni rispetto al romanzo originale, racconta di un impiegato della Cia che deve salvarsi la vita, dopo che tutti i suoi colleghi sono stati brutalmente e misteriosamente uccisi, scoprendo una verità inconfessabile.
Mentre gli anni ’70 terminano con due titoli, Quell’ultimo ponte del 1977 e Il Cavaliere Elettrico di due anni più tardi, Redford inizia ad affinare, se così si può dire, la sua visione di cinema, passando anche lui dietro ad una macchina da presa, non per questo, però, abbandonando, ancora, il lavoro di attore. Infatti, i titoli a cui prende parte negli anni ’80 sono entrati tutti nell’immaginario collettivo: film come ‘Brubaker’, del 1980; Il Migliore, del 1984; La mia Africa, del 1985 e trasposizione cinematografica del romanzo omonimo; Pericolosamente insieme del 1986.
Notate bene, il decennio 1980 sembra quello di minor ispirazione dello stesso attore, eppure gli bastarono solamente 4 opere cinematografiche per non finire nel dimenticatoio anzi tempo. A partire dal 1990 in poi, la sua presenza sul set, sia come attore che, come regista, torna ad essere fitta e solo otto anni dopo l’inizio del nuovo decennio a Redford gli riesce finalmente di recitare e dirigere allo stesso tempo.
Accadde nel 1998 con L’uomo che sussurrava ai cavalli, con una giovanissima Scarlett Johansson; si, proprio la futura Vedova Nera dei fumetti e film Marvel. Un’operazione, quella di recitare e dirigere allo stesso tempo il film, che ripeterà altre due volte, soprattutto all’inizio del nuovo millennio: Leoni per Agnelli, del 2007 e La regola del silenzio del 2012.
ma della trasposizione cinematografica del 1998, che era basata sull’omonimo romanzo di Nicholas Evans, Redford prendere parte altri titoli iconici come: Havana, del 1990; I Signori della Truffa, del 1992; l’iconico ‘Proposta indecente’, del 1992 e Qualcosa di personale del 1996.
Nella sua lunga carriera ebbe il tempo non solo di notare nuove leve molto interessanti, ma si pensi anche a quei giovani talenti che, seppur lontanamente, potevano avere delle doti o delle qualità recitative e non solo simili alle sue: si pensi al film Spy Game. Lungometraggio che non solo riportava lo stesso Redford al genere di spionaggio, ma lo vedeva dividere le scene con l’attore che riteneva essere il suo erede naturale: Brad Pitt.
Negli ultimi anni si è anche tolto il capriccio di partecipare ai cosiddetti cinecomic. Iconica è la sua partecipazione al secondo film stand alone intitolata ‘Captain America e il soldato d’inverno’ nel 2014. L’ultimo acuto sul grande schermo, dopo esserci ritornato per ben cinque volte ancora rispettivamente due volte nel 2015, una nel 2016 e infine nel 2017, è rappresentato, nel 2018, dal film: Old Man & The Gun.
Con questo film, in cui si narrano le gesta di un rapinatore di banche di altri tempi, annunciò il ritiro dalle scene, presentandolo in anteprima alla Festa del Cinema di quello stesso anno. A questo vorreste sapere quali furono gli altri sei film prima del congedo ufficiale? Si inizia con: A Spasso nel bosco, Truth – Il prezzo della verità, Il drago invisibile, La scoperta e Le nostre anime di notte.
Dunque, cos’altro dire su di lui? cos’altro aggiungere sulla sua vita, sul suo percorso professionale? Come avevamo ipotizzato all’inizio non siamo riusciti a dire tutto, perché è impossibile raccontare 89 anni di vita e oltre sessanta di attività professionale. Ora che il suo nome è entrato nella dimensione dei ‘posteri’ ogni analisi, commento, convinzione, ipotesi, ogni convinzione sui suoi confronti è logica nel limite del normale e della logica stessa. Tutti quanti, se non lo stiamo già facendo, andranno a rivedere i suoi film, le sue opere. Innescando il classico sondaggio dal titolo: qual è il suo personaggio più iconico?
Bella domanda, vero? Anche qui le risposte si sprecherebbero e di sicuro si riuscirebbe a dare vita una maggioranza rispetto questa o quella preferenza. Ma a noi, almeno in questa seda, non interessa. Ciò che importa e ciò che ci ha importato fin dal primo momento è stato quello di onorare la memoria di una leggenda del cinema americana ed internazionale il quale, attraverso le sue opere, ha fatto riflettere milioni e milioni di persone e ci siamo sicuri che continuerà a farlo mediante la sua eredità: i suoi film.