In occasione della scomparsa della leggenda hollywoodiana pubblichiamo la prima parte del reportage interamente dedicato a Robert Redford

Nel 1958, Robert Redford aveva appena ventidue anni e già calcava i palcoscenici di Broadway. Quella fu solo la prima parte della sua gavetta. Il tempo solo di un biennio e all’inizio del nuovo decennio, il 1960, il suo volto incominciò a diventare familiare a tutto il pubblico americano.

Apparve prima nell’ultima stagione dello show televisivo antologico Playhouse 90, esattamente nell’episodio intitolato: ‘In presenza dei miei nemici’. A seguire, prende parte ad un episodio della serie televisiva, di genere western The Deputy. Senza dimenticare anche nelle istituzionali ‘Perry Mason’ ed Alfred Hitchcock presenta.

Ormai entrato a far parte del giro, le sue doti interpretative furono persino al servizio di uno dei migliori episodi del leggendario show televisivo ‘Ai confini della realtà’. era il sedicesimo della terza stagione. Il titolo dell’episodio? Nothing in the dark. Tale ruolo gli venne assegnato dopo la sua prima apparizione del già citato: In presenza dei miei nemici.

In quelle prime apparizioni venne talmente notato che nel 1963 riuscì persino ad ottenere una candidatura agli Emmy del 1963, nella categoria ‘Outstanding Performance in a supporting role by an actor’ nella serie: Presented by Fred Astaire’. Ma la sua carriera nel mondo del tubo catodico finì nel 1964. Due anni prima, però, ci fu un’altra svolta nella vita professionale di Robert Redford: il suo ingresso sul grande schermo.

Era il 1962 quando debuttò nel lungometraggio di Denis Sanders, Caccia di guerra. In quell’occasione divise la scena con Sidney Pollack, suo futuro regista, e a John Saxon. Tre anni più tardi, accanto al futuro Obin Wan Kenobi della trilogia originale di Star Wars, Alec Guinnes, lavorò in ‘Situazione disperata ma non seria’. sempre nello stesso anno, con la leggendaria e sfortunata Natalie Wood, recita in ‘Lo strano mondo di Daisy’.

Ancora: con Marlon Brando, James Fox e Jane Fonda rispettivamente ne ‘La Caccia’. Mentre in ‘Questa ragazza è di tutti’ tornò in coppia con la Wood e con Pollack. Attenzione, però, in questo caso i due si ritrovarono non più come due attori; infatti, quel film rappresentò l’inizio della collaborazione tra i due come attore, Redford, e regista, Pollack.

Infine, nel 1967 tornò a dividere il set con la figlia di Henry Fonda, e diretto da Gene Saks, nel famoso titolo: A Piedi nudi nel parco. Tuttavia, in questa opera cinematografica, lo stesso Redford, riprese un ruolo che già ricoprì ai tempi di Broadway.

Il 1968, l’anno della rivoluzione negli Stati Uniti d’America, l’anno in cui avvengono diversi eventi tragici oltre alle violente proteste contro la guerra del Vietnam, per Robert Redford rappresenta un momento di pausa, almeno all’apparenza. In quello stesso periodo viene contattato dal regista George Roy Hill e insieme a Paul Newman daranno vita non solo uno dei film western più famosa della storia del cinema, ma anche un sodalizio, tra attori, non troppo sfruttato e più avanti vi spieghiamo il perché. In merito al film, si tratta di ‘Butch Cassidy’. Un lungometraggio che sfocia anche nel genere biografico e avventura.

Per molti pensare Robert Redford come ad un pistolero sarebbe quasi un’eresia. D’altronde i suoi ruoli più famosi giungeranno nel decennio successivo, il 1970. Eppure, fu proprio questo western del 1969 a rappresentare una vera e propria svolta per la sua carriera. La notorietà non solo aumentò e si intuì che con il ben più esperto Paul Newman non solo si trovava di più a suo agio, ma insieme al collega più esperto formava une delle coppie più collaudate di Hollywood. Una coppia che si ricongiungerà, nuovamente, solo ben quattro anni più tardi nel leggendario: La Stangata. Con dietro la macchina da presa sempre George Roy Hill. L’unica pecca è che dopo il 1973 i due, furono uniti da un’inossidabile amicizia, non si ritrovarono mai più su nessun altro set hollywoodiano. Un vero peccato, visto che le loro interpretazioni riuscivano a miscelare vari generi in un’unica opera cinematografica.

Ma sempre nello stesso 1969, Redford sarà protagonista anche di altre due pellicole: Ucciderò Willie Kid e Gli Spericolati. A seguire, nel 1970, ‘Lo Spavaldo’ e dopo due anni di pausa, nel 1972 ritorna con altri tre film, di cui uno rimasto nell’immaginario collettivo. Ma andiamo con ordine soffermandoci sui primi due titoli: La pietra che scotta e Corvo rosso non avrai il mio scalpo. Se con il primo titolo a dirigerlo è il regista Peter Yates, con il secondo ritorna a collaborare con l’altro amico e compagno di set e regista Sidney Pollack.

Ma la vera svolta, l’ennesima della carriera professionale di Robert arriva sempre in quel 1972, con un terzo film a dir poco leggendario e che molto probabilmente, quasi involontariamente, inaugura una lunga stagione di opere cinematografiche rientranti nella speciale categoria definita ‘impegno civile’. Una categoria, specie quegli opachi anni ’70, alimentata dopo la delusione del decennio precedente; attraverso cui si raccontavano tutte le disillusioni di una società americana dopo le tragiche morti dei due Kennedy, di Martin Luther King e del fallimento della spedizione in Vietnam.

Diretto da Michael Ritchie, Il candidato rappresenta il primo vero film impegnato della carriera di Robert Redford. La trama ricalca un classico cliché di Hollywood: un giovane avvocato idealista si candida per le presidenziali americane contro un avversario repubblicano.

Purtroppo, dovrà scontrarsi con un modo corrotto vigente all’interno del suo stesso partito. Quattro anni più tardi, sulla stessa scia, Redford prenderà parte al film più rappresentativo di quell’epoca, ma come sempre andiamo con calma perché l’anno successivo, Sidney Pollack torna nuovamente a dirigerlo con Barbra Streisand in ‘Come eravamo’.

Anche con lei, Redford, darà vita al terzo sodalizio cinematografico della sua carriera, dopo quello con Pollack e a seguire con Newman. Collaborazioni fruttuose, collaborazioni che gli garantiranno, sempre più, l’ingresso fra i grandi dell’olimpo hollywoodiano. Tra coloro che appartengono sempre di più e che hanno peso all’interno dello star system sotto la collina più famosa del mondo del cinema.

Tant’è che nel 1976, Redford, non pago dopo aver lavorato al film del 1972, Il Candidato, insieme a Dustin Hoffman dona al grande schermo l’immenso capolavoro diretto da Alan J. Pakula…

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