In occasione della scomparsa della leggenda hollywoodiana pubblichiamo la prima parte del reportage interamente dedicato a Robert Redford
È vero, ieri durante la prima parte non abbiamo neanche condiviso da Youtube almeno una scena dei suoi film; neanche un momento topico del suo cinema e non solo per tenere fede al titolo del reportage a lui dedicato. Non proprio una dimenticanza semmai è perché, nonostante l’età, siamo ancora spiazzati dalla notizia della sua scomparsa, nonostante sia avvenuta nel sonno.
In questa seconda parte, quindi, ci rifaremo mentre racconteremo la sua storia e, allo stesso tempo e soprattutto il suo cinema. Dunque, dove eravamo rimasti? Dai suoi genitori i quali, uno dei due per essere più precisi, non lo resero figlio unico. Suo padre, come spesso succede a tutti coloro che intraprendono questa strada del cinema, divorziò per poi sposarsi una seconda volta; da questo secondo matrimonio nacque suo fratello William.
Sempre il padre, durante il decennio 1950, da lattaio, già come specificato nella prima parte di ieri, dopo aver lavorato per diverso tempo come lattaio riuscì migliorare il proprio tenore di vita diventando ragioniere o più precisamente come contabile per conto della Standard Oil, un’azienda petrolifera fondata nel 1911. Per via di questa promozione, la famiglia Reford da Santa Monica riuscì a trasferirsi in uno dei tanti rinomati quartiere della San Fernando Valley.
Ma non tutto andò per il verso giusto. Se da un lato Robert soffrì per il divorzio dei suoi genitori, festeggiò comunque la promozione di suo padre, nel 1955, purtroppo, dovette fare i conti con un terribile lutto. Sua madre, Martha W, Hart, venne a mancare per un cancro incurabile. La donna aveva solamente appena 41 anni.
Dopo questa tragedia, grazie alla borsa di studio ottenuta anche per meriti sportivi, Robert Redford, iniziò a frequentare l’Università del Colorado, ma la sua permanenza non durò a lungo.
L’anno successivo decise di lavorare nel campo petrolifero e con i primi introiti intraprese un viaggio nel vecchio continente. In Europa, Redford viaggiò tra Germania, Francia, Italia e Grecia facendo di continuo l’autostop e secondo le cronache dell’epoca fu proprio in quel periodo che iniziò ad accarezzare il sogno di lavorare nel cinema. ma non proprio come attore; semmai come scenografo, senza tralasciare, quasi sicuramente, una delle sue tante passioni: la pittura.
Non a caso in quel lungo viaggio si dice soggiorno per un periodo di tempo a Firenze e senza riuscire a procurarsi da vivere fece ritorno nella città degli angeli e le cose, purtroppo, continuarono a non andare meglio. Deluso dalla vita o comunque vivendo una crisi esistenziale, dovuta forse anche alla sfortunata esperienza bohemienne la futura leggenda di Hollywood incominciò ad attaccarsi alla bottiglia.
Dal problema dell’alcolismo ne uscì solamente dopo due anni e grazie ad una persona in particolare. infatti, nello stesso periodo che iniziò a bere, Robert fece conoscenza di una diciassettenne, sua vicina di casa, di nome Lola Van Wagenen. Con lei ebbe una relazione che, sulla sua persona, ebbe un impatto davvero positivo riuscendo, come detto, a non bere più.
Contemporaneamente non solo la sposò, ma si iscrisse al Pratt Institute della Grande Mela con l’intenzione di studiare arte e, in seguito, passò all’Accademia americana di arti drammatiche, ritornando alla sua vecchia passione: frequentò il coeso di scenografia studiando, allo stesso tempo, anche recitazione. Fu proprio in quel momento che scoprì, con sua grande sorpresa, notevoli potenzialità di attore.
Il suo primo ruolo? Quello di Creonte in una delle tante rappresentazioni dell’Antigone, personaggio immaginario dell’antica Grecia. Ci siamo accorti, però, che durante il racconto siamo andati molto oltre. Ci sono ancora alcuni dettagli che sono stati sfiorati o quantomeno analizzati.
Dettagli che ci permettono di scoprire qualcosa in più della filmografia di Robert Redford. Un particolare che all’inizio potrebbe essere anche visto come inutile o addirittura superficiale. ritornado alle sue prime esperienze scolastiche c’è da dire la sua passione per l’arte, in effetti, non fu improvvisa durante il periodo difficile.
Nonostante non ebbe mai una brillante carriera tra i banchi di scuola, un classico si potrebbe dire, Redford riuscì ad ottenere notevoli successi tra le varie attività sportive e proprio grazie al suo interesse per l’arte, ma di questo ci occuperemo fra non molto. negli anni della sua attività sportiva Robert si impegnò molto nel nuoto, nel tennis, nel baseball e nell’atletica. Particolare, penserete voi cari lettori, del tutto inutile? O quantomeno fine a sé stesso, visto che attirava molto le donne? Si, ma fino ad un certo punto.
Chi conosce molto bene la sua filmografia e, soprattutto il backstage di quasi tutti i suoi film, in alcune scene pericolose raramente veniva sostituito dalle controfigure. L’altro aspetto da passare sotto la lente d’ingrandimento è quello della sua passione per l’arte. La pittura, dunque, sembrava fare su di lui più presa rispetto alla recitazione.
Eppure, come abbiamo già specificato in precedenza, una volta scoperto il suo talento, naturale, per la recitazione non si è più fermato. Prima di addentrarci nei meandri dei suoi esordi e dei suoi lavori più famosi, proseguiamo nell’approfondimento di quello che forse, fino adesso, non abbiamo ancora specificato.
Non tanto per mancanza di tempo o di spazio, ma per svelarlo al momento giusto. Un dettaglio, questo, che molto probabilmente racchiude tutto il senso del suo cinema: a Robert Redford, nonostante la voglia di essere uno scenografo, aveva una naturale voglia di raccontare storie. Non solo, le cronache dell’epoca ci narrano che durante un’escursione al parco nazionale di Yosemite nacque, in lui, una forte passione per la natura.
Dunque, ricapitolando: amava l’arte, tra pittura e raccontare storie, e una forte passione per il verde. Tutti elementi, in lui, che esploderanno in quello che sarà il suo cinema; esploderanno in quelle che saranno, non essendo direttamente il regista, le sue opere cinematografiche più famose e che sono, ancora oggi, delle vere e proprie pietre miliari della storia della settima arte.
Una storia iniziata ufficialmente non proprio con il ruolo di Creonte, ma nel classico ed istituzionale palco di Broadway; quando un professore dell’accademia di arti drammatiche di New York gli affidò un ruolo…