In occasione della scomparsa della leggenda hollywoodiana pubblichiamo la prima parte del reportage interamente dedicato a Robert Redford

Bastavano solamente altri undici mesi e lo avremmo celebrato, festeggiato: Avremmo ricordato la sua lunghissima carriera iniziata molti anni fa. Lo avremmo anche definito l’eterno ragazzo del cinema che, nonostante, l’età, era rimasto sempre giovane. D’altronde giusto trenta giorni fa aveva toccato quota 89 anni. Dunque, bastavano solamente altri undici mesi e per il 18 agosto del 2026 sarebbe stato celebrato, da noi, con un reportage dei nostri, di quelli lunghi; di quelli in cui si cerca di condensare il tutto, ma il tutto non si può condensare.

Al massimo si può raccontare, si può riportare, per non dire anche, si può ricordare, solo i dettagli più rilevanti di un uomo, di una figura, che nel suo lunghissimo percorso esistenziale è stato molto di più di un semplice attore. È stato molto di più di un semplice regista, è stato molto di più di una semplice stella del cinema.

Si, perché Charles Robert Redford, Jr, questo il suo vero nome per esteso, fino all’altro ieri, 16 settembre 2025, è stato, in modo inequivocabile, una delle ultime leggende viventi del cinema prima americano e poi internazionale. Leggenda di un certo cinema che per molti versi, non solo per l’inevitabile mutare delle epoche, non esiste più da tempo.

Dunque, bastavano solo ed esclusivamente altri undici mesi e lo avremmo festeggiato, celebrato, gli avremmo augurato ‘Happy Birthday’, avremmo raccontato la sua carriera condividendo, da Youtube, le migliori scene delle sue e memorabili pellicole a cui ha preso parte, non solo come interprete, per oltre sessanta lunghi anni.

Volevamo fare tutto ciò, ma tra undici mesi e non oggi; per di più ad un mese di distanza da quello che si è rivelato essere il suo ultimo compleanno, ma non la sua ultima celebrazione. Sì, perché, come sanno tutti quanti ormai, Robert Redford ci ha lasciato improvvisamente nel sonno, all’età di 89 anni, l’altro ieri.

Eppure, ci teniamo a precisare, fin da subito, un dettaglio. Un particolare che rappresenta la vera essenza di questo lunghissimo reportage: come avete potuto appurare, cari lettori, non è intitolato ‘Omaggio a Robert Redford’, ma ‘Il Cinema di Robert Redford’.

Una scelta non forzata, non retorica, ma ben precisa. Per il semplice motivo che in questi giorni, ricordando prima l’uomo, sarà ricordato l’attore e il regista, in seguito, per poi giungere al vero fulcro di questo lunghissimo appuntamento interamente dedicato a lui.

Come si è detto più volte in queste ore, successive all’annuncio della sua improvvisa scomparsa, Redford ha rappresentato, per molti, una stagione cinematografica pregnante di opere rilevanti e mai banali; una stagione composta da un impegno civile, sul grande schermo, mai sopra le righe e mai, ripetiamo mai, al di sopra delle parti.

Opere cinematografiche, film, lungometraggi, come meglio preferite, che hanno lasciato il segno, che hanno lasciato un segno indelebile e che hanno tracciato un solco, una linea di demarcazione ben definita che rappresenta un prima e un dopo. Un ‘prima’ Robert Redford e un dopo Redford. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto potremmo cercare di analizzarlo verso la fine di questo reportage.

Per quanto concerne il ‘prima’ si può dire che andrebbe messo a braccetto e non in parallelismo con il ‘durante’. Solo in questo caso si può spiegare e ricordare un periodo cinematografico iniziato con l’esplosione di quella che un tempo veniva definita ‘La Nuova Hollywood’.

Anni in cui sul grande schermo si affacciavano autori di notevole talento e attenti osservatori di una realtà o di una società passata sotto la lente d’ingrandimento in tutte le sue sfaccettature, mediante opere portatrici di messaggi equilibrati e con forte senso sia civico e critico.

Un cinema che ancora oggi fa scuola, un cinema che deve essere attenzionato nella sua essenza e, permetteteci di sottolineare il fatto che non deve essere, per nessuna ragione la mondo, cristallizzato in un determinato genere e per un semplice motivo: Robert Redford ha portato sullo schermo storie mai superficiali, anche se poteva essere un film western, un film romantico e perché no, anche una commedia.

In effetti titoli come Butch Cassidy, La stangata, I tre giorni del Condor, Tutti gli uomini del Presidente, Gente comune, Brubaker, Il Migliore e tanti altri ne sono un chiarissimo esempio. Ma sappiamo che non basta solo citarli o quantomeno ricordarli. Serve qualcosa di più, serve un’analisi attenta su ogni opera che Redford ha realizzato nel corso della sua lunga carriera e non solo.

Non a caso, andando a spulciare qualsiasi sito internet, più o meno specializzato sulla settima arte, possiamo tranquillamente notare che viene indicato come attore, appunto; regista e produttore cinematografico. C’è ancora qualche altra cosa che dobbiamo precisare prima di iniziare a raccontarvi, in tutto e per tutto, il suo cinema.

Un dettaglio che, guardate un po’ il destino, proprio l’anno prossimo, nel 2026, quando avrebbe tagliato il traguardo dei 90 anni, Robert Redford, oltre a festeggiare sé stesso, di sicuro avrebbe celebrato la sua ‘creatura’ più naturale: quel Sundance Institute, collegato al Sundance Festival, una kermesse basata esclusivamente sul cinema indipendente, fondato nel 1981, che nel corso di questi lunghi decenni ha lanciato registi come: Quentin Tarantino, Kevin Smith, Robert Rodriguez, Jim Jarmusch, Darren Aronofsky, Christopher Nolan e James Wan. Non male, aggiungiamo noi per aver dato solo spazio al cinema indipendente.

E allora, senza perderci troppo in chiacchiere e senza scadere nella retorica spicciola, iniziamo, attraverso la rubrica ‘Storie di cinema’ questo lungo racconto di quella che è diventata, dall’altro ieri, una delle leggende americane immortali della settima arte e il cui nome rimarrà scolpito nella storia del cinema, per il semplice fatto di aver fatto e di esser stato la storia stessa del grande schermo.

Dunque, la sua storia ha inizio come ricordato il 18 agosto del 1936, a Santa Monica, nella città di Los Angeles, nello Stato della California. Aveva doppie origini sia scozzesi che irlandesi. Il suo nome di battesimo, come ricordato anche questo, è Charles Robert Redford Jr e per un evidente motivo: per suo padre, il quale lavorava sia come lattaio e sia come ragioniere; Charles Sr era un uomo molto religioso. Mentre sua madre era una casalinga di origine irlandese…

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