Il 13 agosto del 1975 usciva il film con l’indimenticato Maurizio Merli

La doverosa aggiunta in merito alla catalogazione come ‘poliziottesco’ di questa tipologia di film, semmai e come ipotesi che ci permettiamo di avanzare, è quella di identificarli espressamente, anche, come action movie all’italiana. D’altronde se noterete bene e guardando anche solo uno di questi film vi accorgerete che alcune scene, ciò varrebbe anche per qualche dialogo o battuta, sono fortemente ispirati o connessi dall’influenza degli autori e attori provenienti oltreoceano.

Nel corso di quella che sarà l’ultima parte di questo lunghissimo speciale condivideremo, su youtube, singoli spezzoni che rappresentano, per noi, quasi l’essenza stessa di queste opere cinematografiche; sequenze di film, famosi, non proprio scelti a caso e che, oltre ad esser stati citati in questo reportage, riteniamo essere, anche, quegli elementi che hanno innescato e rappresentato la vera molla per gli autori nostrani.

Ripartiamo, nuovamente, dal 1973 e da quel film diretto da Castellari. Scoprirete quanta connessione c’è tra il film americani e quelli italiani. Dunque, come sottolineato in precedenza, il futuro regista della serie televisiva Extralarge, con Bud Spencer, prima di dirigere il suo ‘La polizia incrimina, la legge assolve’, il regista venne folgorato, leggete, un po’, proprio dal film poliziesco moderno con Steve McQueen ‘Bullit’.

A questo punto, vi chiederete voi cari lettori, qual è il legame effettivo tra un film e l’altro? qualcuno potrebbe pensare le classiche sparatorie, le quali rendevano la trama più spettacolari. Invece no. Non sono quelle le sequenze da tener presente, ma come sempre fermiamoci e andiamo con ordine partendo da questa scena:

Si, proprio dall’inseguimento. Un elemento del tutto nuovo nella nostra tradizione e che replicammo in più di un’occasione anche con notevole successo. Ma se ‘Bullit’ fece scuola, come venne riproposto lo schema da Castellari nella sua opera cinematografica di cinque anni più tardi?

Il risultato è da premiare e non tanto perché siamo italiani, no, perché sennò saremmo troppo di parte. Di sicuro, i più attenti, avranno persino riconosciuto l’accompagnamento musicale già ascoltato in Piedone lo sbirro. Dicevamo, quindi, che il premio è meritato per un semplice motivo: ovvero quello di esser riusciti a sdoganare anche una notevole e diffusa convinzione che sveleremo più avanti e nel frattempo questo proseguiamo con la serie degli esempi tornando due anni indietro.

Nel riavvolgere il nastro di un biennio ci soffermiamo proprio su uno dei titoli americani citati, di inizio anni ’70. In modo particolare quello diretto da William Friedkin ed interpretato da Roy Scheider e Gene Hackman, in quest’ultimo si rende protagonista, molto probabilmente, di uno degli inseguimenti più belli della storia del cinema:

Dunque, dopo queste altre immagini sempre condivise da Youtube a quelli più attenti, a coloro che molto probabilmente conoscono meglio questo tipo di cinema, alcune inquadrature vi ricordano qualcosa? Bene, soffermiamoci anche su quest’ultimo inseguimento davvero mozzafiato. Sequenza che proviene proprio da Roma Violenta.

Come avete potuto notare ci sono stati molti richiami tra singole opere. Un collegamento vero e proprio tra il poliziesco vero e proprio e quello considerato un mero sottogenere. Di certo non siamo usciti fuori traccia, di certo non si siamo persi nell’analisi di questo secondo elemento il quale, senza ombra di dubbio, ci ha permesso, in via del tutto indiretta di realizzare, senza volerlo, un’analisi attenta, seppur non proprio completa del poliziottesco in generale.

Un’anamnesi non voluto e che ci ha permesso di scoprire e di farvi scoprire un mondo cinematografico non sempre acclamato ed osannato, seppur inizialmente, con alcuni attori, specialmente Maurizio Merli, totalmente dimenticati. Com’è stato totalmente dimenticato l’anniversario di questo stesso film: 13 agosto del 1975.

È vero, siamo arrivati anche in ritardo e questa volta di qualche settimana. Ma nessuno delle altre testate, non volendo sbagliare, e neanche i vari account social interamente dedicati al cinema non hanno ricordato tale ricorrenza. Un tipo di cinema celebrato solo quando si conviene? O perché in questo momento ben preciso nella nostra storia certe storie, in celluloide, è meglio non ripescarle, non farle vedere e neanche parlarne?

D’altronde la realtà che viene mostrata in ‘Roma Violenta’, senza dimenticare anche tutti gli altri titoli prodotti e realizzati a partire dal 1931 al 1981, tralasciando le parodie o le versioni comiche, narrano e riportano un determinato tipo di situazioni forse estremizzate, anche stereotipate, visto che si tratta sempre di storie di mera fantasia ma, purtroppo, fortemente ispirate dalla società di quei tempi, con i problemi di quei tempi.

Nella sostanza, in fondo, il delinquente che se la cava per un cavillo o perché un avvocato si è rivelato essere davvero in gamba o perché dei giudici sono strati fin troppo compiacenti, da che mondo è mondo, tale realtà c’è sempre stata e sempre ci sarà. Il punto, però, l’esigenza di arrivare a realizzare molte più opere e, come avete anche notato, in così poco tempo, era perché la stessa settima arte stava cercando di lanciare l’allarme in più di un’occasione.

Allarme inascoltato visto che la critica pensò bene, a priori, di bocciare senza nemmeno sforzarsi si andare oltre ‘le righe del testo’, senza oltre alle sequenze di action puro e comunque di sparatorie. Il tutto venne bollato come uno spettacolo rozzo e ignorante o, peggio ancora, come un raffronto allo stesso ordinamento giuridico, le cui leggi e regolamenti, venivano lo stesso applicate ma in malo modo o in modalità troppo blanda, determinando, senza alcuna volontà d’innescarla s’intende, insicurezza tra i cittadini.

Dunque, la storia di questo tipo di cinema è andata così e tornare indietro non si può, nonostante la rivincita sia stata certificata una trentina di anni fa. Di certo, nell’anno del cinquantesimo anniversario di Roma Violenta c’è anche un po’ di magone nello scoprire che l’attore protagonista, proprio quest’anno, avrebbe compiuto 85 anni.

Era nato, a Roma ovviamente, l’8 febbraio del 1940 e per certi versi neanche questo è stato ampiamente ricordato. Forse perché ci si vergogna di un certo cinema? Perché era troppo violento? O perché raccontava una realtà tremendamente identica a quella di oggi e quindi si ha paura che celebrarlo inneschi qualche tipo di reazione?

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